Ozzfest – o2 Arena, Londra (UK) 18 settembre 2010

A cinque anni dall’ultima data in territorio europeo al Download Festival, l’Ozzfest ritorna in quella Londra che, a conti fatti, è la città del Vecchio Continente più vicina agli Stati Uniti.

Per l’occasione, Ozzy Osbourne decide di fare le cose in grande, prendendo in affitto tutta l’area del vecchio Millennium Dome, meglio conosciuta oggi come la o2 Arena e tutto quanto ci sta attorno, installando un main stage e un’area chiamata Village of the Damned con lo Jagermeister Stage e altre attività correlate. Proprio a quest’ultima cosa sono legate le due ombre della giornata: il Village of the Damned ricorda molto le feste di paese di provincia, con poche bancarelle, un paio di giostre e un palco di dimensioni piuttosto esigue. Inoltre, l’unica band interessante di quelle esibite nel second stage, gli headliner Paradise Lost, è stata penalizzata dal fatto che, nel main stage, si esibivano in contemporanea gli attesi Korn.
La giornata inizia con il sottofondo degli Skindred, band molto precisa dal vivo al punto di suonare come su cd, e su un paio di brani dei piuttosto piatti Jettblack. Solo con gli Steel Panther, capaci di prendere per i fondelli con una gran classe, tecnica e capacità compositiva l’intero filone glam/hair metal della seconda metà degli anni Ottanta, l’attenzione aumenta: un gruppo che nel tempo a disposizione racchiude tutti gli stereotipi del genere: capelli cotonati, spandex, ventilatori, pose, il bassista che si pettina con tanto di specchietto tra un brano e l’altro e finali allungati all’inverosimile, al punto che l’iniziale “Eyes of a panther” è durata quasi sei minuti. Tanti Skid Row, ma anche i ritornelli di Bon Jovi e un qualcosa dei Manowar nella conclusiva “Death to all but metal” sono gli ingredienti di uno show tra i più divertenti che si possano vedere di questi tempi.
I Murderdolls, in tour per promuovere il nuovo “Women and children last”, risentiranno pesantemente dello show della band californiana: nell’immediato confronto, infatti, il combo di Joey Jordison esce sconfitto di gran lunga, pur facendo uno show di livello. Questo perché i Nostri hanno dei suoni mediocri e, sul palco, sono piuttosto fermi; l’unico in gran forma è Wednesday 13, molto più carico e in palla rispetto al tour di due anni fa da solista. In ogni caso, il seguito da parte del pubblico londinese è stato caldissimo, e questo spiega le alte posizioni nelle chart inglesi delle due release pubblicate dai Murderdolls finora. Una scaletta di 13 pezzi distribuita più o meno equamente tra i due dischi, con la sola “197666” del debutto esclusa a sorpresa. A chiudere lo show “I love to say fuck”, inizialmente nata come bonus track di “Beyond the valley of the Murderdolls” ma diventata inno e motto della band statunitense.

Fuochi d’artificio, fiamme e un nome che conferma che il tour estivo del 2009 è stato un incidente di percorso: i Korn ritornano on stage per supportare il nuovo disco (dal quale verranno pescati solamente “Oildale” e “Let the guilt go”, i due singoli) e lo fanno con uno show esplosivo. Pur non essendo perfetti, i tre di Bakersfield (più Ray Luzier) nel poco tempo a disposizione creano una scaletta piuttosto equilibrata negli anni di carriera, e con alcuni brani riproposti in chiave riarrangiata, come “Falling away from me”. Nessuna sorpresa per i fan britannici: infatti qui “Shoots and ladders” viene sempre messa come pezzo fisso in scaletta, e non limitata a sola citazione come viene fatto negli altri stati. Ottimi i musicisti e i due turnisti di supporto, anche se il secondo chitarrista pulisce “troppo” le linee chitarristiche di Head; peccato per Jonathan Davis che inizierà ad ingranare vocalmente solo dal terzo pezzo, a concerto ormai inoltrato. I Korn sono tornati in forma, aiutati anche da uno show visivo notevole.

Per questo live di Ozzy si erano rincorse molte speranze su una reunion con i Black Sabbath, vista l’esclusività dell’evento: tante infatti le magliette della band di Birmingham indossate dal pubblico nella giornata. Alla fine non c’è stato niente, ma comunque il pubblico si è portato a casa una “Rat salad” e una “Into the void” che, di questi anni, sono difficili da sentire live: meglio di niente. Introdotto da un video spassoso, nel quale ci sono parodie di film (“Avatar” e “Twilight”.. sul secondo all’ “I am the prince of darkness” sono partiti i boati), reality (“Jersey Shore”) e video musicali (“Telephone” di Lady Gaga, con Ozzy nella parte che fu di Beyonce), Ozzy entra sul palco con “Bark at the moon”.

I brani suonati sono praticamente gli stessi proposti al concerto di Piazzola sul Brenta escludendo “Into the void”, “Mama I’m coming home” e l’ordine della seconda parte dello show, a dimostrazione che il grande successo ottenuto da questo tour è dovuto anche ad una scaletta praticamente immutata nel tempo. La sola “Let me hear you scream” è pescata dall’ultima release, per il resto solo materiale pre-”Ozzmosis” e ben sei brani dei Black Sabbath, con le due perle inaspettate già citate sopra. Pur essendo provato dal recente mal di schiena, Ozzy non si spreca durante lo show: corre, prova a saltare, incita e soprattutto lancia schiuma e le famose secchiate di acqua al pubblico. Vocalmente non delude, escludendo “Road to nowhere” cantata in maniera veramente mediocre. Del resto della band, sugli scudi il nuovo arrivato Gus G, per chi scrive la scelta migliore per il post-Zakk Wylde: stile personale ed efficace, e la capacità di non rubare la scena all’attrazione principale della serata come, invece, succedeva con il barbuto collega.
Limitato e con un bill più “europeo” rispetto alla versione statunitense (meno metalcore, più classic metal), l’Ozzfest resta sempre un’esperienza da fare. Come il vedere un concerto in un’arena all’estero: soprattutto se la scelta cade in quella che è, citando i volantini promozionali della o2 Arena, “Un mondo di intrattenimento sotto un solo tetto”.

Ozzy Setlist: Bark at the Moon, Let Me Hear You Scream, Mr. Crowley, I Don’t Know, Fairies Wear Boots, Suicide Solution, War Pigs, Road to Nowhere, Shot in the Dark, Guitar Solo, Rat Salad, Drum Solo, Iron Man, Killer of Giants, Into the Void, I Don’t Want to Change the World, Crazy Train, Mama, I’m Coming Home, Paranoid

Korn Setlist: 4 U, Right Now, Pop a Pill, Here to Stay, Oildale (Leave Me Alone), Falling Away From Me, Did My Time, Let the Guilt Go, Freak on a Leash, Blind, Shoots and Ladders, Got the Life

Nicola Lucchetta

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