Paramore – o2 Arena, Londra (UK) 15 novembre 2010

Poche ore dopo l’annuncio del prestigioso traguardo di vendite di “Brand New Eyes” nel Regno Unito (300000 copie vendute), e a una settimana dal meritato premio come “Best Alternative Act” agli MTV EMA, i Paramore hanno infiammato nuovamente il pubblico della o2 Arena, a conferma di un 2010 esplosivo per gli statunitensi.


Peccato però per i gruppi spalla. Niente da criticare al povero B.O.B., autore di uno show carino ma fin troppo pacchiano: band al completo, dj e ballerine in short ai lati del palco, per una proposta che avrebbe retto tranquillamente con due, massimo tre persone sul palco (Ice Cube docet). I suoi brani reggono, con delirio nella parte finale dello show con la cover di MGMT “Kids” e quella “Airplanes” che, ironia della sorte, ha fatto conoscere i Paramore in Italia tra le masse grazie alla linea vocale di Hayley Williams nel ritornello; ma il suo spettacolo era, di fatto, più adatto per aprire ai Public Enemy, presenti alla Idigo2 la sera prima. Qualche nota negativa in più per i Fun.: una band poco originale, che fa troppo il verso ai Queen, al punto di fare anche una cover di “Radio GaGa”, con una spruzzata di The Killers.

E neanche la scaletta di questa seconda serata dei Paramore è, sulla carta, tra le più esaltanti che potessero proporre: non c’aspettavamo certo John Paul Jones e Jimmy Page per una cover dei Led Zeppelin, ma le variazioni rispetto alla prima serata si limitano alla comparsata di B.O.B. nel finale di “Misery Business”, con tanto di auguri per il suo compleanno, invece del Josh Franceschi (You Me At Six) del sabato precedente. Per il resto nessun cambiamento, nessuna sorpresa, nessuna chicca del passato più (“Fences” e “Born for this”, la seconda ripescata in qualche data estiva) o meno (“All we know”) recente, e la clamorosa esclusione di “Careful”, forse il singolo migliore pescato da “Brand new eyes”, insieme ad “Ignorance”. E tutto questo sorprende, visto che il feedback più “rumoroso” da parte del pubblico è arrivato con i brani pescati da “Riot”.
E allora perché stiamo qui a parlare di loro? Perché comunque, anche se con alcune grosse lacune, restano una delle band più valide in circolazione e dal futuro roseo. Chissenefrega se la fama è arrivata in poco tempo e non si sa come, ma se quattro ragazzini dall’età media di poco superiore ai 22 anni sono riusciti a tenere in piedi, con tanta grinta, passione e uno show della madonna davanti a 15 mila persone di uno dei palazzetti più cool del Vecchio Continente, a conti fatti si può anche chiudere l’occhio del Ciclope. Un vero e proprio spettacolo, con tanto di video trasmessi (stupendo quello che ha accompagnato “Looking up”, con i cinque musicisti rappresentati in una simpatica giornata-tipo), pyros durante “The only exception” e un muro di suono paura, esploso nella parte finale di “Decode”. Aggiungete come ingrediente finale il fatto che come cantante hanno Hayley Williams, che ha tutti gli ingredienti per candidarsi al ruolo di frontwoman del decennio prossimo: talento vocale e compositivo, carisma, un look che fa scuola e quella dose di fascino (e non a caso il suo slot nella classifica di “The hottest chick in rock” se lo cucca sempre) che spesso può fare la differenza.

Con il tour in Regno Unito e Irlanda a metà cammino, parlare di anno della consacrazione per i Paramore è quantomeno riduttivo. Restano solo due grossi punti di domanda: saranno capaci di reggere l’enorme successo arrivato con l’ultima release nel 2011? E riusciremo a vederli finalmente in Italia? Le premesse per il primo quesito ci sono tutte, e non ci resta che sperare che confermino lo status di band più fresca e carismatica nel giovane panorama pop-rock “per tutti”. Per il secondo ci aspettiamo di vedere un promoter che sia disposto a fare il “salto”: il seguito in Italia c’è, e lo testimoniano quegli italiani che erano in prima fila per vedere una band che non ha mai toccato il nostro Paese nel tour della svolta, se non per un breve showcase.

Setlist: Ignorance – Feeling Sorry – That’s What You Get – For A Pessimist, I’m Pretty Optimistic – Emergency – Playing God – Decode – Let This Go (acoustic)- When It Rains (acoustic) – Where The Lines Overlap (acoustic) – Misguided Ghosts (acoustic) – Crushcrushcrush – Pressure – Looking Up – The Only Exception – Brick By Boring Brick – Misery business

Nicola Lucchetta

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