Paul Collins Beat – Circolo Magnolia, Milano 11 maggio 2011

Paul Collins Beat Circolo Magnolia Milano 11 Maggio

Serata caldina all’Idroscalo, è un mercoledì sera e se uno viene da queste parti è per giocare a calcetto, basta guardare i campi strapieni. Sarà anche perchè i locali fighettini della zona non hanno bisogno di aprire anche in mezzo alla settimana. Non ce l’avrebbe nemmeno il Magnolia, che non si affida certo alle serate del mercoledì per le infornate di pubblico e tessere Arci. Resta però la vocazione di proporre buona musica, che per fortuna quelli del Circolo sono tornati a ricordarsi più spesso, dopo un paio di annetti di Zarro-Party e Nerd-Party a go-go.

Ma torniamo a noi, e al motivo per cui mi trovo al Magnolia un oscuro mercoledì di maggio: è di scena Paul Collins, guru del power pop americano sin dal ‘79, quando pubblicò il suo primo disco “The Beat LP” con la band omonima. E’ la prima volta che suona a Milano, e a supportarlo sono state chiamate tre delle nuove leve del beat e power pop nostrano: Radio Days, Likely Lads e The Remington.

Aprono le danze questi ultimi con il loro sound psichedelico, memore della lezione di Byrds e Tomorrow: un set breve ma molto intenso, con una bella cover di “Stuck In The Middle With You” degli Steeler’s Wheel e alcuni brani originali davvero interessanti, splendidamente intessuti dalla dodici corde Danelectro del cantante-chitarrista Lorenzo Fornabalo. Un ragazzo molto giovane ma che sicuramente i dischi dei Thirteen Floor Elevator li ha già consumati per benino, a furia di ascolti. Rapidissimo il cambio palco ed ecco che salgono i Likely Lads, singolari nelle loro giacche di cuoio e canottiere a righe, una specie di incrocio tra il film “Il Selvaggio” e i cartoni di Braccio di Ferro. Più irruenti e meno filologici dei Remington, i Lads propongono una mezz’ora sbarazzina di street-punk viziato di beat, dai coretti contagiosi: il pubblico presente, in gran parte ventenne ma con qualche vecchia volpe qui e là, gradisce e li incoraggia ad alzare il tono del set. Pronti via ed è già il turno dei Radio Days, “veterani” tra le band italiane in campo stasera: il loro full-length d’esordio “C’est la vie” è apprezzatissimo (oltre che consigliatissimo da chi scrive) e li sta portando in giro praticamente dappertutto, anche in Europa e Usa. Anche per loro poco più di mezz’ora, manco a dirlo di purissimo power-pop: brani come “So Far So Close”, “The Meaning of Fire” e la raffinata “Evelyn Town” si susseguono compatti e elettrizzanti, con gli spettatori (ormai numerosi) a dare man forte alla band sui ritornelli di “Elizabeth” e “Sleep It Off”.

Giusto il tempo di rifiatare, cambio palco un pochino più lungo e dj set affidato alle più che sapienti mani di Henry Lazzeri, che per l’occasione alterna sul piatto MC5 e The Remains, oltre a una serie di altre primizie garage che rendono la serata ancora più speziata. É passata da poco la mezzanotte ed ecco Paul Collins: la forma fisica e i capelli non sono certo più quelli di un tempo, l’energia sul palco invece è sempre la stessa, anche all’interno di un tour così frenetico come quello che lo porta in giro per l’Europa in questi giorni. E si comincia, con grandi classici come “The Kids Are The Same” e “Work-A-Day World”, sparati a mille, anche grazie alla formazione rocciosa che lo accompagna.

Un fiume in piena il vecchio Paul, felice come una Pasqua della serata e del calore del pubblico milanese (calore? pubblico milanese? ebbene sì, amici!). “I am here tonight  for you. You are the true belivers!” esordisce, poi si sdilinquisce nell’elogio delle giovani band che l’hanno preceduto sul palco del Magnolia. Benedice il chitarrista dei Remington, professa amore per i Radio Days (“We love Asso, and Dario, and Paco and Carlo”) con cui ha condiviso molte date e anche un 7” un paio d’anni fa, e poi chiama sul palco con sé Francesco, cantante e frontman dei Likely Lads, visibilmente emozionato. Insieme ci regalano una sentita versione di “That’s What Life Is All About”, pezzo del secondo disco di Collins, che i Lads hanno inciso. Il concerto procede serrato con altre hit del primo periodo dei The Beat come “I Don’t Fit In” e “A Different Kind Of Girl”, e un paio di pezzi-killer dell’ultimo album, “C’mon Let’s Go” e “Doin’ It For The Ladies”. Il livello di adrenalina e divertimento (i due ingredienti base del power pop) si mantiene altissimo, anche nel finale: salgono on stage tutti i Radio Days, una fan scatenata e ancora Francesco dei Likely Lads e Lorenzo dei Remington, per una “Walking Out Of Love” cantata a squarciagola, stile party selvaggio. Paul Collins e i suoi scendono dal palco ma ci ritornano pochissimi minuti dopo, acclamati dagli irriducibili ‘believers’ che accontenta volentieri, chiudendo il concerto con una magistrale versione di “The Letter”, imperituro brano dei Box Tops.

E’ pur sempre mercoledì sera e a fine concerto molti, come il sottoscritto, ritornano alle proprie dimore, resistendo alle tentazioni perpetrate dal malefico dj Henry che continua a macinare grande musica in consolle. Mentre passiamo accanto ai campi di calcetto ormai vuoti, ci resta però addosso la pura energia positiva di una serata davvero riuscita, anche grazie a un padrone di casa come Paul Collins: una delle poche icone del rock a cercare di creare qualcosa col pubblico e con le altre band, in modo sincero, senza porsi al di sopra di nessuno. Lunga vita.

Grazie a Silvio Bernardi

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