Paul McCartney – O2 Arena, Londra (UK) 22 dicembre 2009 (ESCLUSIVA)

Londra, 22 dicembre 2009: la già gloriosa O2 Arena si appresta ad ospitare un evento imperdibile, la tappa finale del “Good Evening Europe Tour 2009” di Sir Paul McCartney. Questo concerto, il “Good Evening London (Live)”, vero bagno di folla, è il ritorno dell’ex-beatle nella capitale britannica (comparsate a parte) dopo l’intimo show alla Roundhouse nell’ottobre del 2007, anch’esso recensito da Outune.

Pur essendo stato, quello del 2007, un grande concerto certamente non può reggere il paragone con quest’ ultimo, uscito dalla Roundhouse ero felicissimo ma mancava qualcosa (forse una certa “Yesterday”!) mentre non si poteva uscire dalla O2 con la stessa sensazione: Paul ha suonato ben 37 brani per un concerto di quasi tre ore, vederlo cambiare continuamente strumenti, senza mai fermarsi e regalare tutte le perle del suo repertorio (compresa, ovviamente, “Yesterday”!)…mi ha portato alla mente il Boss della scorsa estate: l’umiltà dei grandissimi!

 

Lo spettacolo si apre con la beatlesiana “Magical Mystery Tour” che ci introduce nel mondo psichedelico di qualche decennio fa, la soddisfazione è  garantita! Si prosegue con “Drive My Car” durante la quale Paul aggiunge al verso “Yes I’m gonna be a star” un ironico “…one day!”, è poi il turno di “Jet” per la gioia di tutti quelli che sfoggiavano fieri sciarpe e cimeli dell’epoca “Wings”.
Numerosi i tributi, da “My Love” per Linda a “Here Today” per John, da “Something” eseguita con l’ukulele per George Harrison (emozionante la carrellata di foto del giovane quite-beatle alle spalle di McCartney durante l’esecuzione) a “Give Peace a Chance” ancora per Lennon, fino alla schitarrata di “Foxy Lady” alla fine di “Let me roll it” come omaggio a un Jimi Hendrix che onorò Paul aprendo un suo concerto con “Sgt. Pepper’s” appena due giorni dopo l’uscita dell’omonimo rivoluzionario album.
Paul propone superclassici beatlesiani come “Get Back”, “Hey Jude”, “Let it Be”, “Blackbird”, “The Long and Winding Road”, “Day Tripper” e “Back in the USSR” , classici della carriera post-Beatles come “Band on The Run” e “Live and Let Die” (quest’ultima con tanto di fuochi d’artificio!).
Oltre ai classici sono da segnalare alcune chicche assolute come “Helter Skelter” e l’insperabile “Obla-di, Obla-da” che per la prima volta viene inserita nella scaletta di un tour.

Paul canta, suona e si emoziona, davanti al suo pubblico e alla sua famiglia, scambia battute con la folla dopo ogni canzone, augura a tutti un buon Natale con “Wonderful Christmas Time”, fa salire sul palco la Scottish Highland Bagpipe Band in abiti folkloristici con la quale esegue “Mull of Kintyre”…insomma fa veramente tutto il possibile!
I saluti arrivano con “Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band (Reprise)” che sfuma poi in “The End”, canzone che persino il criticissimo Lennon apprezzò definendola “cosmica”.

“And in the end, the love you take is equal to the love you make”.

Paolo Bianchi

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