Priest Feast – PalaSharp, Milano 10 marzo 2009

E chi se l’aspettava più? Testament, Megadeth e Judas Priest in grande forma, carichi e adrenalici, con ottimi suoni e scaletta celebrative che più celebrative non si può! Una bella serata il Priest Feast 2009, con anche una buona affluenza di pubblico.

Partono i Testament alle 19 precise, sfortunatamente riusciamo a prendere una posizione degna solo per “DNR”, a metà set in sostanza. Il macello tra le prime file è notevole e la band guidata da Chuck Billy non ha intenzione di fare prigionieri avvalendosi oltretutto del piovrone Paul Bostaph dietro le pelli. “Practice What You Preach” viene dedicata alla platea italiana dal singer che si mostra felice dell’accoglienza ricevuta. Il brano conclusivo è a sorpresa la titletrack dell’ultimo disco da studio dei Nostri, ovvero “The Formation Of Damnation”.

Megadeth

Rapido cambio palco e palla a MegaDave e soci. I Megadeth stanno lentamente tornando a essere un gruppo e non una cover band con Mustaine alla voce: LoMenzo al basso e il bravissimo Broderick all’altra sei corde si confermano cazzuti e dotati di una buona presenza scenica. Dietro le pelli mancherebbe giusto un drummer un pelo meno prevedibile di Drover, ma anche questa volta soprassederemo rapiti dalle incontenibili “Take No Prisoners”, “In My Darkest Hour”, “Peace Sells” e “Holy Wars…The Punishment Due” suonate da dio con tanto di acustica molto buona. Su “Symphony Of Destruction” penso che anche i barman abbiano cantato. Attendiamo i Megadeth al varco con il nuovo disco, sperando che sia un po’ (tanto) meglio di United Abominations.

Senza giri di parole, i Judas Priest hanno spaccato. Setlist praticamente speculare a quella del Gods Of Metal 2008, ma questa volta Rob Halford ha cantato alla grande, dosandosi e spingendosi fin dove la sua ugola di orgoglioso Metal God cinquantasettenne gli ha permesso. Grande impatto, sound tagliente e spigoloso come si addice a uno dei più grandi act di metal classico che si siano mai visti su un palco. Il pubblico ha rifiatato solo con “Angel” mentre ha perso le staffe per “Sinner”, “Eat Me Alive”, “Between The Hammer And The Anvil”, “Rock Hard Ride Free” e “Devil’s Child”, oltre alle consuete “Breaking The Law”, “Painkiller” e affini.

Serata perfettamente riuscita, che ha appassionato i convenuti e che lascia buone impressioni sullo stato di salute di queste tre band storiche.

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