Protest The Hero – Init, Roma 19 marzo 2009

 

Arrivo all’Init sotto una pioggia torrenziale mentre dentro i Doomsday stanno già suonando. La band romana propone un metalcore, ben composto e ben eseguito senza però inventare niente di nuovo e alla fine. C’è da dire che i Doomsday, nonostante la giovane età, non si dimostrano intimiditi dal palco e anzi riescono a creare un può feeling col pubblico presente.

Durante il cambio di palco, il locale ci delizia diffondendo quel capolavoro di album che risponde al nome di Sabbath Bloody Sabbath. Nel frattempo la gente sta arrivando, si tratta per lo più di ragazzini e ragazzine con pettinature improbabili e curatissime, agghindati senza lasciare nulla al caso. Poco da fare, i tempi cambiano, il metallaro non è più uno sfigato senza un soldo, vessato dalla società, che trova nel rumore la sua unica valvola di sfogo, ormai è integrato e la musica sembra essere diventata più un sottofondo che altro, una sorta di orpello caratterizzante, come potrebbero essere una collana o un paio di calzoni. Rock e sudore sono ormai concetti vecchi.

Dopo un check nemmeno troppo lungo, è il momento degli Human Abstract. I nostri sono parecchio in linea con l’audience più giovane, soprattutto Nathan Ells (voce) ostenta una pettinatura emo di tutto rispetto. Ma la musica? La musica è quello che va per la maggiore, la stessa roba, più o meno, proposta dai Doomsday, infarcita da barocchi e pedanti interventi di chitarra neoclassica, quella roba che Malmsteen suonava vent’anni fa e che ormai risulta più stucchevole e fine a sé stessa che altro. Degno di nota, dal punto di vista dello spettacolo, Sean Leonard  (tastiere), che avrà suonato una ventina di note in tutto, ma che non ha lesinato energie, saltando, correndo di qua e di là (nei limiti consentiti dal palco), picchiando il suo strumento, scapocciando e rompendo le palle ai suoi colleghi. Anche gli altri ragazzi si sbattono abbastanza, ma la sensazione è che recitino una parte in cui credono pure un po’ troppo. Intendiamoci, le capacità tecniche non mancano (magari escludendo proprio Ells, abbastanza sottotono già dal terzo brano), quello che è completamente assente è l’istintività, è il sudore, è il sangue e alla fine gli Human Abstract possono essere tranquillamente considerati come un gruppo di fighette un po’ troppo dedite alla masturbazione strumentale.

Il nuovo cambio di palco e l’incomprensibilmente lungo sound check ha come sottofondo Dimension Hatross dei Voivod. I The Chariot, terzo gruppo della serata, fanno talmente schifo da fare il giro e diventare sublimi. Il contrasto con la band precedente non potrebbe essere più netto, via le fighette e dentro 3 persone normali più un borseggiatore alla batteria e uno sfigato un po’ bolso, flaccido e con gli occhiali da nerd alla voce. Hardcore che nei momenti di maggiore ispirazione tende a diventare la versione for dummies (parecchio dummies) dei Dillinger Escape Plan. Anche il modo di muoversi dei nostri si ispira alla band di Puciato. La musica? Terribile, quasi suonata a caso. Però i nostri sono sinceri, sono brutti, sporchi e fanno casino, sudano e si sbattono, si riposano fra un pezzo e l’altro, vorrebbero spaccare tutto ma non possono. L’attitudine ce l’hanno e per ora ci accontentiamo. Per ora miglior gruppo della serata.

Iniziano i lavori per il terzo e ultimo cambio palco sempre sulle note di Dimension Hatross. Già dal soundcheck si intuisce che i Protest The Hero hanno qualcosa che li stacca dalle band precedenti. Li aspettavo al varco con la paura che dal vivo si dimostrassero dei poser senza possibilità di appello e invece no, i Nostri sono rilassati, consci delle loro possibilità e con un apprezzabile approccio cazzeggione. Bello constatare che suonano divertendosi, che non perdono tempo in acconciature e vestitini e che non ostentano in alcun modo la loro tecnica eccezionale. Dal vivo, rispetto alla versione studio, hanno sicuramente una marcia in più. Leggermente più sporchi, molto più potenti ed efficaci. Chaos controllato al 100% e questo se vogliamo è anche il loro peggior difetto, perché non c’è spazio alcuno per l’improvvisazione. La tenuta del palco è buona e va anche sottolineata un’ottima capacità di costruire un dialogo col pubblico da parte di Rody Walker (voce).

Come da pronostici i Protest The Hero sono stati i migliori della serata, vincendo davvero a mani basse. C’è anche da dire che comunque c’è qualcosa non va, ed il problema è proprio nella proposta musicale che continua a suonare troppo cerebrale, troppo studiata e, in definitiva, priva del feeling e dell’istintività necessari a rendere davvero speciale un concerto.

Triste constatare che i momenti musicali migliori della serata siano stati i cambi di palco accompagnati dalle note di due dischi eccezionali (e sarebbe pure ora che qualche allievo superasse i maestri). Non me ne vogliano i Protest The Hero, ma la strada da fare per arrivare a quell’incredibile connubio di innovazione, tecnica, orecchiabilità, feeling e metallo è ancora tanta, però a differenza delle altre band che si sono esibite questa sera, loro la possibilità di farcela ce l’hanno sul serio.

Stefano Di Noi

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