Rock In Idro 2014, il report e le foto del day 4

Ed eccoci finalmente al day 4 del Rock In Idro 2014, quello da otto nomi in line up e che sulla carta sarebbe un’ideale data da festival made in UK. Eppure purtroppo non ci si è avvicinati alla portata del day 3, con varie ipotesi a farsi strada. Ma il motivo per cui un bill del genere non ha bissato il successo del giorno precedente è forse facilmente imputabile ad un paio di fattori. Innanzitutto i Queens of the Stone Age si sarebbero esibiti il giorno successivo al Rock In Roma, e già questo è un fattore rilevante. In secondo luogo sia loro, che i Biffy Clyro, che i Pixies, i tre più grossi nomi in programma, avevano già fatto il loro tour italiano (tutti sold out) pochi mesi prima.

Seghe mentali a parte, la giornata è andata alla grande. Dopo una prima carrellata di band, tra cui a sorpresa spiccano piacevolmente i We Are Scientists relegati al primo slot del pomeriggio, si comincia a fare sul serio con l’arrivo sul palco di Miles Kane. Il cantautore inglese ha offerto un concerto strepitoso, dalla breve durata ma di grande impatto. Tanta energia, smisurata spavalderia e un omaggio agli Stones con la cover di “Sympathy for the Devil”, hanno portato il più quotato erede del movimento Mod britannico a concludere con “Don’t forget who you are” uno show davvero notevole. Anche gli attesissimi Manic Street Preachers – assenti in Italia da decisamente troppi anni – hanno tenuto un gran set, forti di un eccezionale repertorio e della grande efficacia del nuovo materiale, con la classe che li ha contraddistinti fin dagli esordi. Ovviamente la fame dei fan non è stata placata, anzi, dato che l’appetito vien mangiando è lecito aspettarsi le preghiere più disperate per ottenere almeno una data da headliner nel nostro Paese. Promoter, can you hear us?

Però volete sapere per quale band erano in coda fin dal mattino i ragazzi delle primissime file? Provate a indovinare. Sono in tre, sono scozzesi, sempre a petto nudo e con la voglia di demolire ogni singolo palco del mondo. Sì, sono i Biffy Clyro. L’azzardo è questo: Simon Neil e i fratelli Johnston si portano a casa il miglior voto di questo day 4. Perchè sono delle autentiche rockstar, maledettamente umane e in continua combustione.
Dopo le ultime note di “Mountains” e la conseguente esplosione dei fan si assiste ad una sorta di inverso passaggio di testimone tra due generazioni. Molti dei giovanissimi indietreggiano esausti per lasciare il posto alla vecchia guardia, pronta ad accogliere i leggendari Pixies. Gli eroi dell’alternative rock dal canto loro hanno dominato il palco con la stesso smalto visto a Milano lo scorso autunno. L’unica nota dolente è stato il già riscontrato problema di volumi, leggermente penalizzanti. In ogni caso, chapeau anche per i Pixies e per i fedelissimi che hanno fatto sì che Frank Black si sbilanciasse nei ringraziamenti.

Si giunge così all’ultima esibizione, senza dubbio la più controversa della giornata, se non addirittura del festival intero. Mettiamo subito le cose in chiaro: i Queens Of The Stone Age hanno spaccato tutto. Non che ci sia da stupirsi, abbiamo già visto lo scorso novembre di cosa sono capaci. Eppure i loro grezzi “kerrang” e i tumulti della martellante batteria sono sempre una gran botta di adrenalina a cui è difficile abituarsi!
Bene, tutto grandioso, ma avete mai visto un headliner, oltretutto del calibro della band di Josh Homme, lasciare il palco di un festival dopo poco più di un’ora, senza bis e senza un degno saluto al pubblico? Ecco, questo è esattamente quello che è successo a Bologna. E come biasimare il malcontento generale, oltre all’incredulità? Difficile spiegare la situazione, resta solo la certezza che avrebbero potuto rendere la giornata assolutamente perfetta. Perchè diciamocelo, aldilà di tutto, questo day 4 e il Rock In Idro nella sua interezza sono stati grandiosi. Si inizia già a sognare la settima edizione del festival di casa Hub Music Factory, con lo spettro dei Foo Fighters che inizia ad aleggiare con prepotenza. Crossed Fingers!

Fotografie a cura di Alessandro Bosio

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