Rabih Abou-Khalil – Villa Ada, Roma 10 luglio 2009

Se dicessi che sul palco c’erano un Libanese emigrato in Germania, un Italiano, un Francese, un Americano e un Portoghese, pensereste a una barzelletta. In effetti si è anche riso parecchio, grazie alla notevole capacità di intrattenitore di Rabih Abou-Khalil e al suo modo di presentare brani e compagni di avventura (facendo anche sfoggio di un buonissimo italiano).

È curioso ritrovarsi a ridere a un concerto in cui si presenta il fado, una parte della musica popolare portoghese che ha come tema portante lo struggimento per amore, la nostalgia, la mancanza, l’allontanamento, in una parola sola: la saudade. È curioso ma non deve sorprendere, d’altronde è questo il mondo di Rabih Abou-Khalil, mondo fatto di diversità e opposti che invece di scontrarsi si incontrano dando vita a un nuovo universo.

I cinque sul palco di Villa Ada hanno dato vita a uno spettacolo maiuscolo, tutt’altro che noioso e accademico, dove la musica ha fatto da padrona. Già, perché Rabih Abou-Khalil, oltre ad essere un musicista straordinario, ha anche il buon senso di circondarsi di musicisti non solo fenomenali e preparati ma anche umili e capaci di piegare il proprio strumento e la loro tecnica alle esigenze del brano, non venendo mai meno a una visione d’insieme del pezzo. E questo senza risparmiarci mai passaggi da capogiro o interventi solisti da restare a bocca aperta.

Se, comunque, ci si aspettava una prova tendente al maiuscolo sopra il palco, quello che stupisce davvero è la reazione del pubblico. Gli spettatori, inizialmente timidi, hanno iniziato prima a spellarsi le mani applaudendo, poi c’è stato chi si è messo a ballare, fino a migrare letteralmente a ridosso del palco, come se fosse un concerto rock, per lo scontato bis… chissà perché nel jazz questa partecipazione così fisica è guardata con diffidenza (i musicisti sembrano sinceramente toccati da tanta partecipazione). L’entusiasmo del pubblico è stato così grande da “costringere” Abou-Khalil e Ribeiro a tornare nuovamente in scena per un inatteso (anche dai musicisti) secondo bis che ha regalato un’autentica perla di soli oud e voce.

Rabih Abou-Khalil – Oud
Luciano Biondini – Fisarmonica
Michel Godard – Basso, Tuba
Jarrod Cagwin – Batteria
Ricardo Ribeiro – Voce

Stefano Di Noi

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