Rage – Rock n’ Roll Arena, Romagnano Sesia (NO) 17 aprile 2011

Non potevamo perdere la calata italica del trio tedesco, e la data in quel di Romagnano Sesia era l’occasione migliore per vedere di nuovo in azione i Rage, alle prese con un tour questa volta non di supporto ad un nuovo album. Chi scrive sperava in qualche sorpresa in scaletta, magari qualche vecchio pezzo finito nel dimenticatoio in anni recenti, magari un “Trapped” o un “Missing Link” suonati per intero, qualche cosa di estremamente godurioso insomma, invece queste aspettative sono state deluse, e il combo ha optato per una setlist piuttosto standard e sulla falsariga di quelle adottate negli ultimi tour.

Lo show parte dopo l’esibizione degli italiani Golem, ottima band dalle marcate influenze In Flames, che scalda al punto giusto i circa 200 presenti all’evento. Buoni brani, buona presenza scenica e la giusta carica, non possiamo che fare i complimenti ai ragazzi e augurargli il meglio per il futuro.

Ore 22.45; con un leggero ritardo i Rage salgono sul palco affidando a “The Edge of Darkness” il compito di aprire le danze, a seguire una carrellata di pezzi estratti dai dischi più recenti della band, da “Unity” all’ultimo “String to a Web”, facendo eccezione solo per il classicone immancabile “Higher than the Sky” (da “End of All Days”) e “Black in Mind” (dall’album omonimo), unica vera chicca della serata. I suoni, inizialmente molto impastati, sono andati migliorando dopo i primi brani, assestandosi poi su livelli accettabili ma mai convincenti al 100%, cosa che ha influito non di poco sulla resa dell’intero show, che ha visto comunque un Peavy in buona forma, mattatore e gigione come di consueto, affiancato dal tecnicissimo e precisissimo Victor, che con i suoi velocissimi solos è stato autore di un’esibizione da incorniciare. A completare in quadro l’ottimo Andre dietro le pelli, che ha pestato duro dall’inizio alla fine, senza risparmiare un solo piatto del suo drumkit.

Una band in gran forma e nonostante le voci che parlavano di attriti interni molto affiatata, che ha dimostrato anche questa sera che quando sale sul palco è sempre in grado di dispensare a parecchia gente lezioni di classe e di tecnica. Unico neo della serata l’assenza dalla scaletta del classico dei classici della band, quella “Don’t Fear the Winter” targata 1988 (dall’album “Perfect Man”) che per anni è stato il pezzo di chiusura per eccellenza degli show dei Rage. Questa volta invece l’onore di chiudere le danze è stato affidato alla cover di “Highway to Hell”; si è trattato di un’ottima esecuzione, e sentire un brano degli australiani interpretato come si deve fa sempre molto piacere, ma c’è da dire che da un gruppo con 26 anni di carriera e 20 dischi alle spalle sinceramente ci si aspetterebbe qualsiasi cosa presa da qualsiasi disco, piuttosto che una cover.

E nonostante questa nota di demerito possiamo comunque tirare le somme e dire che anche questa volta il trio ha soddisfatto i fan accorsi ad acclamarlo, e ci ha salutati con la promessa di non uno bensì due nuovi dischi in lavorazione…

Corrado Riva

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