Ravenna Connection: Duran Duran, Massive Attack – Pala De Andrè, Ravenna 18/19 Luglio 2008

In questa grandissima estate di concerti, noi di Outune abbiamo deciso di prendere due piccioni con una fava e seguire nella stessa città due date di due tour molto attesi: Duran Duran e Massive Attack. Ci siamo sparati quindi una bella trasferta nella ridente Ravenna per un weekend con scene ai limiti dell’assurdo come escursioni alcoliche sulla spiaggia, alberghetto gestito da studentesse, ristorante con le cameriere gemelle e padrona romagnola purosangue (una da ‘Ma va là va là va là, patacca!’). Entrambi i concerti si sono svolti alla grande nello spiazzo antistante al Pala de Andrè, comodamente raggiungibile, fornito di ottimi bar e servizi ed entrambi hanno avuto una buonissima affluenza di pubblico. Famiglie intere per i Duran Duran ed età media sopra i 25, pubblico un po’ più numeroso, più giovane e decisamente più fatto per i Massive Attack. Sulle 5000 persone a sera sono un buon numero per due band che stanno proponendo numerose tappe in Italia.

Si ringraziano per la preziosa collaborazione, l’ufficio stampa di Ravenna Festival (Stefano Bondi) e di Mantova.com (Paola Merighi). 

Duran Duran

Ormai ridotti a quartetto dopo la defezione del chitarrista Andy Taylor, i restanti quattro hanno comunque piazzato con consumata disinvoltura uno show perfetto. Simon LeBon, Nick Rhodes, John Taylor e Roger Taylor, forti di suoni precisi, carisma inimitabile e 30 anni di esperienza, hanno coinvolto i presenti sia con i nuovi pezzi che con i classici bramati dalla folla. In due ore e passa di concerto il nuovo Red Carpet Massacre è stato presentato abbondantemente, con cinque canzoni, e ha segnato il tono notturno delle coreografie e il look dei nostri. In linea col suo sound elettronico e ballabile, la parte centrale del concerto ha offerto un set elettronico dove i quattro membri storici, a bordo palco con sintetizzatori e drum machine, hanno eseguito un medley davvero coinvolgente originale. Presenti poi tutti i superclassici: ‘Hungry Like The Wolf’, ‘Wild Boys’ e The ‘Reflex’ acclamatissime, la superballad degli ’80 ‘Save A Prayer’ e quella dei ’90 ‘Ordinary World’, la funk ‘Notorius’ e ‘A View To A Kill’ di 007 Bersaglio Mobile, Girls On Film allungata e usata per la presentazione della band e i giochi col pubblico e tripudio finale con ‘Rio’. Ottimo anche il lavoro del resto della band (nuovo chitarrista, sassofonista e bellissima corista). Concerto divertentissimo, ennesima prova del valore della band, trionfo della positività e dell’energia degli anni ’80 su tutto.

Duran Duran setlist: The Valley – Red Carpet Massacre – Nite Runner – Hungry Like The Wolf – Planet Earth – Falling Down – Come Undone – Skindivers – The Reflex – Save A Prayer – A View To A Kill – Electroset (Last Chance On The Stairway/All She Wants Is/Leatherette/I Don’t Want Your Love/Skin Trade/Tempted) – Notorius – Girls On Film/band presentation/Papa Was A Rolling Stone – Ordinary World – (Reach Up For The) Sunrise – Wild Boys – Rio

Massive AttackCon l’area concerti aromatizzata al gusto cannabis e dopo un dj set piuttosto estenuante (perlopiù versioni chillout di classici british di Beatles e Clash), il duo trip hop ha finalmente calcato il palco. Scenografia classica per la band, con faretti utilizzati al minimo e luci sparate da dietro il palco e sulla folla attraverso il loro muro di luci led. La band di supporto è solida e ha offerto un base musicale di tutto rispetto; ad accompagnare Robert Del Naja e Grantley Marshall due batteristi, bassista, chitarrista e addetto ai sintetizzatori. Dal punto di vista vocale si sarebbe potuto fare di più, dato che non tutti i guest vocalist hanno offerto un prova scintillante e anche i due capi non sono stati stellari. Lo spettacolo è stato un po’ altalenante, dato che la band è catturata nel mezzo di un dilemma: cercare di creare l’atmosfera del vero trip hop inglese o essere una band da arena? I pezzi più noti come ‘Teardrop’, ‘Angel’, ‘Karmacoma’ e ‘Unfinished Sympathy’ sono stati ovviamente acclamatissimi, per il resto il gruppo funziona quando cerca di fare paura o accende le chitarre e tutte le luci…altrimenti si rischia un po’ il sonno. Dubbi appunto sui guest vocalist: a parte Jolanda (la ragazza di colore), la bionda Stephanie vestita da Lelly Kelly lascia qualche dubbio (anche per quella chitarra più grossa di lei) così come l’ospite che ha cantato ‘Angel’. Anche a livello artistico la proposta degli inglesi stanca un po’ per banalità, come le citazioni che apparivano sui led, gli slogan pacifisti, politici e così via. Il tutto così…uff…anni ’90…Concerto in definitiva discreto, per tutti, ma lontano dai fasti delle atmosfere originali. E per favore non venite a dirci che si deve essere fatti per apprezzare un concerto…

Marco Brambilla

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