Red Hot Chili Peppers – Stadio Friuli, Udine 28 giugno 2007


Un clima da festa ci accoglie appena arrivati allo stadio: gente ovunque che ride, scherza e parla in attesa dell’inizio del concerto. Il pubblico è molto vario, chi si aspettava solo ragazzi deve ricredersi poiché sugli spalti si notano anche persone che i 40 li hanno passati da un pezzo…ma del resto a pensarci bene anche il quartetto, Frusciante a parte, ha un età media di 45 anni.
I Wu Tang Clan aprono le danze alle 20, rimane misterioso il motivo della scelta di un gruppo così diverso dai RHCP come opener, ciononostante i rapper riescono a smuovere la folla sul prato e ottengono applausi finita la loro esibizione (parecchio confusa a dire la verità…).

I Red Hot cominciano con un bel pezzo strumentale discretamente pestato che infiamma subito la folla, a seguire vengono proposte “Cant Stop” e “Dani California”, due delle hits che maggiormente hanno contribuito al successo della band negli ultimi tempi. Subito dopo un’ enorme delusione: viene eseguita “Under The Bridge”. Andiamo ragazzi, uno dei vostri pezzi storici dovrebbe essere suonato come bis, o perlomeno dopo un po’, non subito, senza contare l’effetto rilassamento totale che provoca dopo brani belli vivaci!
Lo show va avanti come era prevedibile con svariate canzoni tratte dagli ultimi due fiacchi album, che però, misteri del music business (misteri…io direi più ‘successi’ del music biz, ndJ³), piacciono tanto alla gente, mentre chi è fan dei vecchi successi storce un po’ il naso di fronte all’eccessiva linearità dei brani.
Fa piacere vedere che almeno qualche canzone delle origini viene ripescata: è il caso di “Me & My Friends”, ma è sconcertante vedere intorno a noi il gelo, segno che buona parte del pubblico li conosce soltanto per due cd  assolutamente sopravvalutati.
Fa altrettanto piacere sentire pezzi NON tratti da singoli di successo ma comunque validi quali “Parallel Universe” e “Get On Top” (il sottoscritto aveva il terrore che da “Californication” venissero proposti “Scar Tissue”, “Around The World” e “Otherside”!).

Per quanto riguarda la presenza sul palco bisogna dire che il successo ha dato un po’ alla testa ai RHCP:  l’unico a spiaccicare qualche parola per tutta la durata dello show è stato Flea, mentre tutti gli altri si sono limitati a fare i loro lavoro e ad andarsene. Mr. Kiedis in particolare dovrebbe smettere di darsi tante arie e cominciare a intrattenere un qualche tipo di rapporto con i fans, un’esibizione non è fatta di sola musica.
La sorpresa arriva con i bis: una volta eseguita la bellissima “I Could Have Lied” vengono proposte di seguito prima la lunga “Sir Psycho Sex” e poi la ultra corta “Tthey’re Red Hot”, le due canzoni che chiudono lo storico album “Blood Sugar Sex Magic”; anche qui si vede “l’ignoranza” di buona parte dei convenuti di fronte a pezzi per loro sconosciuti.
Cronometro alla mano il quartetto ha suonato per appena 1 ora e venti, cosa che lascia con l’amaro in bocca, pensando a quello che si paga di entrata più spese per arrivare in loco (a proposito, ma scegliere una location più accessibile e maggiormente centrale in Italia?).
Nota finale di colore: le canzoni tratte dagli ultimi due album sono state quelle peggiori a ivello di acustica, mentre le altre si sentivano nettamente meglio….un caso?

Setlist: Intro, Can’t Stop, Dani California, Under The Bridge, Jam, 21st Century, Jam, Parallel Universe, Maybe (John solo), Snow ((Hey Oh)), Get On Top, Emit Remmus, So Much I, C’mon Girl, Me & My Friends, Jam, Hump de Bump (chad, flea and josh on drums), By The Way, Chad Solo, Flea’s trumpet, I Could Have Lied, Sir Psycho Sexy, They’re Red Hot.

N.B.

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