Roger Waters The Wall Live Stadio Euganeo Padova 26 luglio 2013

Roger Waters The Wall Live

Roger Waters porta per l’ennesima volta in giro per il mondo il suo mastodontico show “The Wall Live”: questa volta le cose però le ha fatte in grande per davvero, perché tutto l’impianto incredibile già nei palazzetti un paio di anni fa, è stato ingrandito, migliorato e adattato per essere rappresentato negli stadi. Ed è nello stadio Euganeo di Padova che il sottoscritto si è presentato al suo personale appuntamento con la storia. Un evento imperdibile, considerando anche che lo stesso Waters pare abbia dichiarato di volersi ritirare dalle scene al termine di questo tour. Quindi tanti saluti alle speranze di vedere ancora su un palco quel che resta dei Pink Floyd, prendiamoci la “consolazione” di vedere Roger da solo.

Chiamarla “consolazione” è ovviamente un ossimoro, mai parola sarebbe meno appropriata al contesto: parliamo di un evento gigantesco, difficilmente paragonabile ad altri concerti visti o da vedere che siano. Il solo colpo d’occhio dello stage entrando nello stadio è stato sufficiente a capire che l’evento a cui si stava per assistere sarebbe stato esagerato: un muro, bianco, enorme, prendeva tutta la larghezza della location, da tribuna a tribuna; nel centro un varco fra i mattoni avrebbe ospitato Roger Waters e il resto della band, da sfondo il telo tondo ormai celebre e immancabile in tutti gli show dei Floyd prima e di Waters dopo, al centro del prato due torri con gli amplificatori per ottenere l’effetto della quadrifonia. Tensione per l’attesa, aria elettrica, nervi a fior di pelle: tutto pronto per l’inizio dello spettacolo.

Un boato festoso di 44000 persone saluta la leggenda Waters che fa il suo ingresso trionfale sul palco; da li è stato il delirio delle emozioni e degli effetti speciali. Roger non si è risparmiato nulla, un aereo si schianta sul palco, un’eruzione di fuochi artificiali si libra altissima fino al cielo, il muro diventa un immenso schermo su cui proiettare luci, immagini, sensazioni che vengono plasmate dalla musica stessa, che prendono gli spettatori e li accompagnano nel viaggio sinestetico di suoni e colori. La storia di “The Wall” viene narrata, canzone dopo canzone, nota dopo nota, e il muro sale, lentamente, un mattone per volta, fino all’ultimo, che chiude definitivamente la visuale del palco e degli artisti. Fine prima parte.

E dopo un’attesa che sembra infinita comincia il secondo tempo. Sì, perché se uno spettacolo dev’essere, che spettacolo sia, e allora sia anche la pausa fra un atto e l’altro, per lasciare ai presenti il tempo di assimilare ciò che hanno appena visto, per far salire la tensione che condurrà all’epilogo. Terminata la pausa la band si fa sentire, ma non vedere; dietro il muro tanto faticosamente eretto, Roger e i musicisti ci deliziano con la musica ma stanno ben attenti a non apparire, fino a quando non giunge il momento di chiedersi “se c’è qualcuno la fuori”, e allora è un mattone che cade, un raggio di luce che filtra, una stanza nascosta nel muro che si apre come una finestra, e poi, dopo una “Comfortably Numb” eseguita con un’intensità irraggiungibile, la band esce allo scoperto, suona davanti al muro che torna ad essere un gigantesco schermo per le immagini, le allucinazioni, le urla di accusa contro il sistema, rappresentato dall’evoluzione malata del Pink Floyd Pig, mutato in un cinghiale nero, dallo sguardo torvo, coperto di scritte e graffiti, che vola sui presenti minacciandoli col suo nero spettro. Fino al processo, e alla caduta del muro, liberatoria, attesa per tutto lo spettacolo, e con lui la caduta del maiale, sbranato letteralmente dalla folla.

E’ tempo di saluti, il muro è caduto, l’opera è compiuta. Si torna a casa, con le note dei brani immortali ancora nella testa, le immagini che ancora ci scorrono davanti agli occhi, la certezza che mai e poi mai rivedremo uno spettacolo tanto intesto e tanto gigante dal punto di vista dell’impatto emotivo e delle scenografie. Grazie Roger per aver condiviso con noi ancora una volta la tua storia.

Corrado Riva


 

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