Samael – Siddharta, Firenze 7 febbraio 2009

 

Inutile chiedersi perché il tour balcanico dei Samael sia passato per Firenze, alla fine tanto meglio per noi e tanto meglio per loro che potranno farsi un po’ di vacanze in una città che non dimenticheranno facilmente.

Il concerto, inutile dirlo, è andato benissimo. Samael estremamente motivati, carichi, decisi. Xy è il solito folletto tarantolato che si divide fra tamburi e sintetizzatori, Vorph magnetico come lo abbiamo sempre visto, Mas ballerino infaticabile e Makro metallaro ombroso.
La scaletta è parsa parecchio bilanciata fra materiale recente e materiale più datato, con addirittura il ripescaggio di Into The Pentagram (da Worship Him, primo album della band), presentata in una nuova e annichilente versione. Notevole anche la riproposizione di Jupiterian Vibe, Reign of Light, My Savior e Slavocracy.

Certo, né dal punto di vista scenico né da quello dello spettacolo puro ci sono novità, a meno di non voler considerare la chioma sbiondita di Vorph come un elemento di novità. Il gruppo sta sul palco come li abbiamo già visti con alle spalle uno schermo a proiettare la Samael TV che abbiamo già visto. Non si sa come mai però a loro non serve davvero altro per ricreare on stage le loro incredibili atmosfere e coinvolgere il pubblico nelle loro visioni.
Insomma, i Samael continuano ad andare per la loro strada e a non deludere nemmeno in sede live. Peccato solo per i suoni, troppo alti, troppo saturi, troppo impastati che hanno rovinato grossa parte del divertimento, rendendo in alcuni momenti difficilissimo riconoscere i brani… e per un locale delle dimensioni del Siddharta questo è molto grave.

Ah, non sto dimenticando i Keep Of Kalessin, semplicemente non credo valga la pena di parlare di una band così inutile, noiosa e soprattutto schiava di tutti i cliché più insopportabili del metallo…

Stefano Di Noi

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