Sean Lennon – Rainbow Club, Milano 12 febbraio 2007


Dopo ben otto anni dal disco di debutto, quell’ “Into The Sun” piaciuto a molti, ma non abbastanza da risultare un successo, Sean Lennon si è ripresentato sul mercato discografico con il gradevole “Friendly Fire” e oggi ce lo troviamo di fronte a presentare la sua nuova creatura.

La questione dei figli d’arte è trita e ritrita: devono faticare più degli altri perché vincolati alle figure dei genitori; senza il loro cognome avrebbero meno problemi etc…Però, siamo onesti: è proprio il cognome illustre ad aprire loro le porte dello spettacolo. Per quanto possibile bisogna quindi cercare di fugare i pregiudizi, di ogni tipo, e goderci l’artista per quello che è, qui e ora. Chi è allora Sean Lennon? Il concerto di stasera ci mostra un cantautore fragile, ispirato e pieno di senso dell’umorismo, con una gran voglia di divertirsi e di suonare, tanto da assistere sul palco a tutto il concerto del gruppo che lo precede, duettandovi sul finale.

Il primo disco, per sua stessa ammissione, gli è servito per capire quanto lontano si sentisse dallo stereotipo di pop star che la gente voleva che fosse. Quello che abbiamo di fronte è quindi un uomo che si è liberato di molti fantasmi, esente da ogni vincolo, sia esso parentale o di qualsiasi altro genere. Immediata si avverte una complicità totale tra Sean e la band, in modo particolare con l’amica d’infanzia Yuka Honda e tale complicità risulterà essere l’arma vincente della serata. Lo show si apre con la splendida “Dead Meat” e prosegue con la presentazione quasi totale del nuovo lavoro: si susseguono così "Wait for Me" e "Friendly Fire" al termine della quale il gruppo esegue una versione struggente di "Would I Be the One" dei T-Rex, con dedica all’amico Marc Bolan.

Il pubblico dimostra un’attaccamento che non mi sarei mai aspettato: il locale è stracolmo e le canzoni vengono intonate all’unisono dall’inizio alla fine. Sean è inoltre bravo a mantenere un contatto continuo con la platea, che gli fa richieste continue e che scambia con lui diverse battute. Quasi a premiare tale affezione giunge inaspettato un’inedito, scritto solamente da qualche giorno: è il momento più alto della serata. Dopo poco più di un’ora, però, siamo già ai saluti. Tra l’esecuzione della splendida "Parachute" e quella di"Headlight" il gruppo esce e ritorna per un paio di volte. "Spectacle" e "Falling Out of Love" concludono una serata piacevolissima, conclusasi forse troppo in fretta.

L.G.

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