Serj Tankian – Teatro degli Arcimboldi, Milano 4 luglio 2010

Atmosfera insolita quella di domenica 4 luglio al Teatro degli Arcimboldi di Milano. Il palco è quello di sempre, sipario rosso, un pianoforte, un palchetto da direttore, sedie nere in file ordinate, spartiti. Il pubblico però ha qualcosa di diverso: jeans, capelli lunghi, t-shirt nere con draghi e facce cattive che non ricordano propriamente le arie struggenti della Boheme.

Nessuno in camicia, nessuna signora in abito da sera. Alle 21, come per ogni spettacolo che si rispetti, buio e luce si alternano ad indicare che la magia sta per iniziare. Ed ecco che entra l’orchestra. Applausi. Poi il pianista e un chitarrista. Applausi e qualche boato. Poi il direttore d’orchestra. Applausi. Poi silenzio. Buio. Inizia una melodia dolce ma potente, potrebbe essere un’ouverture verdiana…Una scossa percorre la platea, tutti in fondo sappiamo che non è una sera come tante per gli Arcimboldi di Milano. Poi entra lui: abito bianco, capello da bravo ragazzo e pizzetto in ordine. Standing ovation. Sì è proprio lui, Serj Tankian, e l’Orchestra Filarmonica Italiana ha appena intonato l’intro impetuosa di “Feed Us”. La voce di Serj entra con morbida prepotenza e si propaga implacabile nel teatro. “Maybe we believe she was ready to go in the morning light”…siamo già tutti in estasi.

Vi direte: come è possibile ascoltare metal senza un maledetto basso, senza una dannata batteria? E poi Serj, dove sono i System Of A Down? Credetemi, se la soavità dei violini non fa per voi (cosa vi perdete!), ottoni, contrabbassi e timpani hanno la cattiveria giusta per farvi venire la pelle d’oca. Gli splendidi arrangiamenti di John Psathas, l’accompagnamento di piano e chitarra acustica (Mario Pagliarulo e Erwin Khackikian dei FCC), l’impeccabile performance degli orchestrali (provati ma decisamente divertiti e insolitamente ammiccanti e canterini) e soprattutto la nota potenza e versatilità vocale di Serj hanno incantato la platea rendendo “Elect the Dead Symphony” un concerto unico e irripetibile.

E poi è Serj, un cantante che può permettersi tonalità contrastanti e poderose virate armene nella stessa strofa, che può sfacciatamente mandare a quel paese chi gli pare o giocare con il direttore d’orchestra facendogli annunciare “Beethoven’s Cock”. Uno che può incantarti sul finale di “Sky is Over” declamando le parole di un duro poema che poi non è altro che “Borders Are”, un inedito di lmperfect Harmonies, il nuovo album in uscita a settembre. Uno che durante il bis può rompere gli schemi di un teatro milanese incitando il pubblico ad alzarsi e ad accompagnarlo senza ritegno sulle note della baroccheggiante “Empty Walls”. Uno che può anche farti sognare con versi come “time is the father of the existance” (“Disowned Inc.”) per poi far calare il sipario dopo soli 70 minuti. Lui è Serj Tankian, prendere o lasciar: per una notte non ci ha fatto rimpiangere l’assenza di Malakian e soci, inoltre con un solo album da solista alle spalle, una voce incredibile e un’orchestra di classe ci ha mandato in estasi.

Setlist: Feed Us – Sky is Over – Lie Lie Lie – Money – Baby – Blue – Gate 21 – Peace be Revenged (new album) – The Charade – Honking Antelope – Saving Us – Disowned Inc. (new album) – Elect the Dead – Falling Stars – Beethoven’s C – Empty Walls

Grazie a Marta Cavaglieri

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