Sigur Ros A Perfect Day 2 settembre 2012

E poi si arriva alla domenica conclusiva di A Perfect Day Festival, che segue le prime due giornate capeggiate rispettivamente da The Killers e Franz Ferdinand. Appena prima di arrivare al Castello Scaligero, per le vie di Villafranca di Verona ci ferma un signore incuriosito. “Ma chi è che suona là dentro?” “È un festival, oggi c’è Mark Lanegan…” “Chi???” “…e i Sigur Ròs. Sa, sono islandesi”. “E che roba è?”. “Mh. Niente guardi. C’è un festival rock”. “Ah.”. E se ne va, quasi indispettito. Chissà come avrebbe reagito se gli avessimo risposto “I Sigur Ròs, quelli di Vidrar Vel Til Loftarasa”…

A dispetto di un simile esordio, però, a dare conto del livello di popolarità raggiunto dal quartetto islandese in terra italica arriva la fiumana di gente che già dalle primissime ore affolla il castello, dando così agli opener della giornata, gli Alt-J, la possibilità di suonare davanti a un pubblico degno di un headliner. A ulteriore aiuto, il tempo che per la prima volta in tre giorni si dimostra clemente e, nonostante permangano le zone di fango, permette finalmente ai presenti di sedersi sull’erba, col risultato di produrre un’atmosfera più rilassata e festivaliera dei giorni precedenti. Seguono i belgi dEUS, protagonisti di un set convincente che si chiude con “Suds and Soda” e una lunga fila al chiosco del porchettaro, nei cui occhi è possibile notare una scintilla di soddisfazione. Mentre arrivano notizie frammentarie del forfait dei Green Day all’iDay di Bologna, sale sul palco il navigato Mark Lanegan con la sua band. Magari sul palco l’ex Screaming Trees non si agiterà come un ossesso, ma basta il suono roco della sua voce per portare dalla sua parte il pubblico del Perfect Day. La conclusione è affidata a “Metamphetamine Blues”, che per Lanegan è un po’ come segnare un gol a porta vuota.

Quando poi è la volta dei Sigur Ròs, l’ampio cortile del castello scaligero è ormai stipato di gente, tanto che in alcuni punti risulta difficile godersi il concerto come si deve. Ma anche se la maggior parte della gente non sarà riuscita a vedere Jonsi e soci muoversi sul palco a causa del capellone di due metri che si trova due file più avanti, bastano poche note e il pubblico del Perfect Day – più eterogeneo rispetto alle altre serate e con un gap di età decisamente più accentuato: nonostante la curva gaussiana tenda a privilegiare i valori mediani, si va dai dieci ai sessanta inoltrati – si perde nell’atmosfera della serata. Tra silenzi e improvvise esplosioni sonore, tra brani del nuovo “Valtari” e classici come “Svefn-g-englar” e “Hoppipolla”, l’esibizione dei Sigur Ròs fila via liscia fino al gran finale con la cavalcata di “Popplagid”, che chiude la tre giorni di A Perfect Day e conferma le buone impressioni di questo festival che potrebbe diventare, speriamo, un appuntamento fisso del settembre musicale.

Marco Agustoni


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