Simple Minds – Arena Civica, Milano 3 luglio 2009

Anche se la manifestazione si chiama ‘Milano Jazzin’ Festival’, anche se il pubblico è mediamente oltre i trenta, anche se siamo all’Arena Civica e ci sono le sedie, a nulla valgono gli appelli per far rimanere seduto il pubblico. O meglio, ci si prova. Poi bastano le note di basso di ‘Waterfront’ in apertura per far saltare tutti in piedi, anche sulle sedie.
Segue per tutti i fans di vecchia data ‘I Travel’ col suo ritmo ipnotico, e si capisce che Jim Kerr e soci hanno voglia di divertirsi. La scaletta spazia per tutta la carriera trentennale della band, e il pubblico apprezza. La prima metà dello show è incentrata sulla produzione più recente, e nonostante non si tratti di successi commerciali come i dischi degli anni ’80, la gente apprezza ‘Stay Visible’, l’ultimo singolo ‘Stars’, ‘Moscow Undeground’, la lunga e atmosferica ‘Dolphins’. Ovviamente è con ‘Dont’You Forget About Me’che tutto il pubblico esplode. Canzone simbolo della band (pur non essendo stata scritta da loro), segna l’inizio della seconda ora di spettacolo, tutta incentrata su classici: ‘Sanctify Yourself’, ‘Belfast Child’, ‘Someone Somewhere in Summertime’, ‘Alive & Kickin’’, ‘Promised You A Miracle’, l’amatissima ‘New Gold Dream’.

Alla terza canzone Jim dice di essere già stanco, ma non si fermerà mai per due ore, cantando e muovendosi sinuoso come sempre. La band di supporto è ottima (alla batteria lo storico membro Mel Gaynor) e soprattutto il giovane bassista Eddie Duffy da la spinta in più Un po’ sottotono a livello tecnico il chitarrista Charlie Burchill: è un grande compositore ma non é certo un virtuoso…e qualche problema tecnico in più ieri sera non ha certamente aiutato. La band è paradossalmente più compatta sui pezzi recenti, e si vede che su qualche brano in rotazione nella scaletta (tipo ‘She’s a River’) avrebbero bisogno di grattare via un po’ di ruggine…ma lo spettacolo è solido e il pubblico partecipe per tutta la durata. Due ore di ottima musica, finale con lo storico riff di ‘Ghostdancing’ e poi tutti a scappare dalle zanzare.

Marco Brambilla

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