Sisters Of Mercy – Alcatraz, Milano 12 aprile 2006

  (foto http://www.the-sisters-of-mercy.com)

Arrivo all’Alcatraz mezzo vuoto (o mezzo pieno), in cui si muovono una composta massa di darkettoni. Quindi il pubblico già offriva degli esemplari di rara bellezza, ma c’è da dire che i fans, e soprattutto le fans, di SOM alzano il livello medio (e l’età media) di questa razza. Dopo un certo ritardo, salgono sul palco Andrew Eldritch, occhiali da sole fissi e look ormai per il rasato a zero, e i due nuovi chitarristi. Contando che sono un bimbo, delle esibizioni del passato dei SOM ne ho testimonianza tramite video…e mi pare di aver capito che a partire da forse un lustro, assistere ad un loro concerto significa vedere un’enorme palla di nebbia che cambia colore (arancione e violetto i favoriti), con in mezzo tre ombre. Quindi già l’aspetto visivo del concerto è stato discutibile, ma questa spocchiosità ad Andy la possiamo anche perdonare. Però poi c’è la musica. Apertura con ‘Crash and Burn’ e poi via con l’inarrestabile Doktor Avalanche (la drum machine) di sottofondo a piazzare una scaletta variegata e potente, per fare qualche nome: ‘Detonation Boulevard’, ‘Flood I’, la nuova ‘Summer’, ‘Dominion/Mother Russia’, le ringiovanite ‘Alice’ e ‘Anaconda’, ‘This Corrosion’ e chiusura con tripudio di ‘Lucretia’ e ‘Temple Of Love’. Sembrerebbe tutto troppo bello, e infatti le spine sono state parecchie. Il concerto ha lasciato un certo amaro in bocca per i suoni (fino a metà le elettroniche erano troppo alte), la durata veramente scarsa (giusto un’ora e qualcosa) con inoltre i pezzi lunghi (il trittico Corrosion/Lucretia/Temple) suonati nella versione più corta possibile, la totale mancanza di qualsivoglia interazione col pubblico (ma Andy non offriva vodka e succo?) e la già menzionata palla di nebbia totale. Hanno picchiato, per carità, saran pure band di culto, ma 30 euro per “tutto” questo li trovo troppi.

M.B.

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