Slash, Arena Civica Milano 28 luglio 2011

Slash e Myles Kennedy sono in giro per il mondo dal 2010. Data dopo data hanno affinato sempre più la loro intesa fino a diventare una delle coppie Rock maggiormente valide onstage degli ultimi tempi. Il ritorno di Slash in Italia non poteva essere migliore. Sul palco dell’Arena Civica di Milano, alla faccia di un temporale mostruoso che scaricava nei dintorni e fortunatamente ha solo spaventato le migliaia di presenti al Milano Jazzin Festival 2011 con qualche saettone, il guitar hero ex Guns N’ Roses ha scaricato una setlist impeccabile su un pubblico in adorazione che ha assaltato i cancelli già di primo mattino. Kennedy ha ripreso pienamente il controllo della propria ugola, l’avevamo già notato al Sonisphere insieme alla sua band madre (gli Alter Bridge) e gli spettri di un affaticamento quasi dannoso, a causa dei troppi e ravvicinati impegni, per una delle voci migliori in assoluto del nuovo millennio vengono sempre più allontanati.


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Certo, è stato lo stesso singer qualche ora prima del concerto a confessarci che non vede l’ora di riuscire prima o poi a staccare la spina per ricaricare le batterie, ma se le sue perfomance continueranno a essere di questo livello, la pausa può ben aspettare. E’ Myles infatti il jolly che Slash ha pescato dal mazzo del biz qualche mese fa, trovando il cantante perfetto per interpretare qualsiasi registro vocale umanamente pensabile. Tra i brani del disco solista, le vecchie hit dei Guns e qualche excursus in territorio Velvet Revolver e Slash’s Snakepit, nulla è impossibile per il frontman che nel corso degli anni ha imparato benissimo anche a possedere e guidare le folle. Slash è sempre il solito coinvolgente esecutore, magari non pulitissimo ma capace di far scattare in piedi chiunque grazie ad assoli densi di gusto e note rese immortali grazie ai GnR del tempo che fu. Un successo in sostanza, con la sola ombra di una resa sonora non irresistibile specialmente in zona tribune e da volumi troppo bassi per tutta la prima parte dello show. Tuttavia quando in scaletta puoi piazzare canzoni come “Nightrain”, “Patience”, “My Michelle”, “Civil War”, “Sweet Child O’Mine” e “Paradise City”, qualsiasi cosa affiancherai sarà ben accolta da un parterre in delirio. Ecco quindi che anche “Slither”, “Sucker Train Blues”, “Mean Bone” e le più recenti “Ghost” o “Back From Calì” e “Starlight” riscuotono consensi e il concerto scorre che è un piacere anche quando cade qualche goccia di pioggia.


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