Slash ft. Myles Kennedy – Palasharp, Milano 10 giugno 2010

Come preannunciato nel report dal Borgata, riecco la nostra cronista esterna preferita raccontarci tutte le emozioni di una giornata straordinaria vissuta ancora una volta insieme alla buona musica. Come sempre senza filtro alcuno, eccovi la review della calata milanese di Slash e della sua band.

Cronaca semiseria di due infiltrate speciali…più due!
Ore 13.00 circa, siamo già all’interno del PalaSharp! In barba a quanti hanno blindato anche questo evento, noi ci siamo e come popolo ombra assistiamo a tutte le fasi di preparazione di quanto accadrà stasera. Ci sono già i tecnici che montano luci, strumenti e verso le 17.00 sobbalziamo per l’emozione e la soddisfazione di ritrovarci ad assistere al warm up, come lo definirà Myles Kennedy. Si comincia con prove microfono, dopo qualche minuto di baccano strumentale ecco che sbucano Slash & Co, strumenti in spalla, parte il soundcheck! Stupore assoluto alle prime note di “Rocket Queen” e “Fall to Pieces” due pezzi nuovi rispetto alle setlist proposte finora. Myles, prova e riprova, sentir risuonare la sua voce nell’ambiente vuoto, senza contro canto e spesso accompagnato dalla sua sola chitarra, è un’emozione troppo forte anche per noi vecchie carampane rockettare! Il tutto dura circa due ore, alla fine ognuno prende la strada del buffet, tutti tranne Myles che comincia a girovagare per il ground floor deserto, contempla lo stage, parlotta con i tecnici audio e luci e poi…poi Serena, la nostra Serena, gli va incontro, lui la saluta con entusiasmo, si scusa per non essere riuscito ad incontrarci al Borgata. Gli giungono i saluti nostri anche da parte di Outune…speravamo si ricordasse di noi, ma non avremmo mai pensato che ricordasse particolari che noi stesse avevamo accantonato! Ringrazia per tutto quanto fatto per gli Alter Bridge e per essere sempre presenti anche adesso che è da solo, è un po’ teso per la resa delle canzoni non ancora proposte live, chiede se il warm up è piaciuto, alterna grazie, sorrisi e domande tecniche, del resto, tecnici e staff a parte, siamo state le uniche ad assistere al soundcheck, a chi vuoi che chieda un parere disinteressato ma appassionato? A Serena e poi a seguire a noi altre tre, che a mo’ di processionarie sbuchiamo dall’ombra. Con me ci sono Sonia e Monica, citazione e ringraziamento sono d’obbligo per la condivisione di questa esperienza straordinaria e per la collaborazione foto/video!
Myles, stavolta il nostro Myles, continua a dispensare gratitudine e sorrisi, è davvero felice di sapere che la rappresentanza alterbridgiana è lì per lui. Non ha fretta di andar via, ma non volendo approfittare della sua disponibilità siamo noi a congedarlo e ancora una volta partono i ringraziamenti per chi continua ad interessarsi a lui, alla sua musica, ai suoi progetti.

Sono quasi le 19.00, qualcosa comincia a muoversi, siamo tranquillamente sedute in pole position e pronte allo sprint mentre apriranno i cancelli; accade tutto in un secondo, sentiamo la folla invadere il PalaSharp, troppo tardi per tutti, noi quattro siamo ancorate alla transenna, vista Kennedy, ovviamente! Le due ore che precedono l’inizio dello show saranno infernali, il pogo massacrante comincia da subito, manca ancora molto all’inizio e già tanti ragazzi, passando sulle nostre teste, si fanno tirar via dalla bolgia infernale stremati dall’attesa al sole e dalla quasi sindrome da schiacciamento globale! Noi restiamo saldamente schiacciate alle transenne che tremano, avanzano di qualche centimetro, il caldo è terribile, tutti elemosinano acqua distribuita col contagocce. Dietro e contro di noi si scatena l’inferno, noi ci siamo abituate, fa parte della soddisfazione e dell’emozione di essere lì, sulla scena del brivido e quando alle 21.00 si parte, l’adrenalina in circolo fa il suo bell’effetto placebo.

Entra la band con Slash e poi eccolo di nuovo, Mr. Myles Kennedy! Si parte con “Ghost”, la folla è rumorosamente in delirio, noto con estremo piacere che il pubblico italiano accoglie con lo stesso calore sia Slash che Myles, qui sanno chi è Myles Kennedy, gli attribuiscono il valore che merita, non campano di nostalgia per chi ha cantato per la prima volta questi pezzi! La band è in forma, l’acustica, seppur imperfetta, non gioca troppi scherzi a Kennedy che lancia i suoi acuti alimentando il delirio. Più volte chiederà di non spingere, fare passi indietro, fare attenzione  e calmarsi perché noi davanti abbiamo la transenna tatuata addosso! Ogni intro è un pugno nello stomaco, i folli scalpitano, ognuno sembra stia vivendo ciascuna canzone con tutto il proprio corpo, come se la marea inferocita non riuscisse a controllare i propri movimenti, rapiti dal ritmo di Slash e dalla voce, e che voce, di Myles Kennedy!
Starlight, Back from Cali, Nightrain, Civil War, cantate all’unisono con Kennedy, diventeranno autentici ed impagabili brividi a fior di pelle, ma la sublimazione arriva con Rocket Queen e Fall to Pieces! Noi pur sapendo che le avrebbero fatte e che le avevamo sentite ripetutamente poco prima, siamo devastate dalla performance di Myles e dalla resa live di questi pezzi! Non sta urlando, è a suo agio, è chiaro e lampante che si sente a casa, non ha la sensazione di essere messo sotto esame dal pubblico altrui e davvero fa calare l’ombra su tutti! Slash è sempre calmo, serafico, professionale, lo è tanto da non accorgersi del matto che gli piomba addosso durante l’assolo di Sweet Child O’ Mine.
Parentesi a riguardo.

Slash è lì, dalla sua sinistra sbuca un ragazzone di corsa, la security, che in quanto a sicurezza pecca stramaledettamente, non si accorge di nulla, sono tutti dinanzi a noi, naso per aria a fare e farsi  gavettoni. Sì, gavettoni, perché è inaccettabile che in quelle condizioni questi signori stiano lì a bagnar la gente con bottigliate d’acqua! Se la ridono e quasi si divertono come ragazzini il giorno di ferragosto, tutti chiediamo di bere, ogni tanto, per grazia ricevuta, arriva qualcuno che imbocca qualche goccia d’acqua, altri se ne fregano e cominciano a sprecare bottigliette rovesciandole sulle nostre teste! L’ideale, se sei sudato e pressato! Beneficio del dubbio, forse non sanno che, nel caso, l’acqua va nebulizzata, non tirata addosso a bottigliate! Ed è in questo scenario che matura “l’aggressione a Slash”. Nessuno si accorge di nulla, nessuno dei signori sopra citati! L’unico a braccare il matto è Junior, la bodyguard di Mr. Hudson che per costituzione fisica è pari alla radiografia del matto! Entrambi capitombolano giù dal palco, Slash, per fortuna non cade, si piega sulle ginocchia e sbatte con la chitarra che si danneggia, tenta di proseguire a suonare, impossibile, la chitarra è fuori uso, ma lui con simpatica nonchalance si da alla air guitar! Schneck riprende e continua l’assolo, Kennedy, subito corso in aiuto del capo, si assicura che sia tutto ok e, riavutosi dallo spauracchio ricomincia a cantare.
Il bestione, carambolato dinanzi a noi, si rialza e viene portato via senza troppo clamore, a me non sembra neanche che l’abbiano poi trattenuto, non ne sono certa, so solo che il passaggio dalla paura all’imbarazzo è stato davvero veloce! Myles ha ragione nel dire che Slash è invincibile, ma ormai la grezza è fatta, cala il silenzio al PalaSharp, un po’ tutti ci vergogniamo per quanto è accaduto, ma dobbiamo superare e andare avanti!

E caso volle che lo spettacolo dovesse continuare con Rise Today, dall’imbarazzo alle stelle in una frazione di secondo! Dopo i primi accordi, il nostro Myles, dedica la canzone a noi quattro indicandoci una ad una, saremo anche un po’ grandicelle per crogiolarci in questi brividi adolescenziali, ma non saremo mai vecchie abbastanza da restare indifferenti a tale Myles Kennedy!
E la canzone che nulla ha a che fare con la maggioranza dei presenti, viene inaspettatamente cantata da tutti o quasi! L’emozione è inspiegabile, per noi che assistiamo all’emozionarsi di Kennedy! Gli brillano gli occhi, viene giù in trincea a stringerci la mano, sembra quasi che non voglia staccarsi da questo abbraccio emozionale, continua a fissarci e a ringraziare noi che in quel momento rappresentiamo la sua fetta personale di pubblico. La magia regna sovrana, tutta la band partecipa al momento di celebrità personale di Mr. Myles Kennedy, lo stesso Slash poi lo ringrazierà dicendo: se non fosse per questo signore qui, tutto questo non sarebbe stato possibile, grazie Myles e grazie a tutti voi!
Il main set si chiude con Slither.  A seguire primo encore, By The Sword e Communication Breakdown, ed infine, secondo encore, Paradise City.
Il PalaSharp trema, la folla è in estasi, persino l’imperturbabile Slash sembra scosso da tale accoglienza, ancora una volta prende la parola per ribadire “crazie, crazie”.
Myles Kennedy, stremato e strafelice a sua volta ringrazia e saluta in italiano, noi che lo conosciamo bene leggiamo sul suo volto la gioia di chi ha portato a casa un risultato sperato ed importante; questa sera, ne sono certa, s’è tolto un po’ dal groppone la scure del precario, del cantante supplente, è lui che ha guidato il carrozzone, i fili dello show erano nelle sue mani e lui ha saputo guidare maestro e compagni verso la gloria made in Italy.

Avevo sospeso il giudizio fino alla fine di questa serata, questo Myles Kennedy senza fronzoli, in simbiosi col suo pubblico, che non s’è risparmiato, non ha strafatto, ha mixato alla perfezione bravura ed emozione, questo Kennedy, ha lasciato tutti col cuore in fiamme! Bravo Myles!
Grazie Slash perché hai permesso tutto ciò, se la buona musica ha bisogno di speranze, tu hai scelto le certezze!
Perdonate le lungaggini e la logorrea, per me non avrebbe avuto senso una cronistoria sterile, senz’anima, non sono un’addetta ai lavori e si vede! Non era mia intenzione raccontarvi il concerto minuto per minuto, avrei voluto che lo viveste a pelle come l’ho vissuto io, avrei voluto che ne provaste i brividi, che come me vi sentiste parte di qualcosa di eccezionale, grazie ancora una volta a chi ha condiviso il mio stesso sogno e un grazie immenso quanto il suo cuore immenso a Myles Kennedy!

Grazie ad Anna Di Sarno.

Setlist: Ghost, Mean Bone, Nightrain, Sucker Train Blues, Back From Cali, Beggars & Hangers on, Civil War, Rocket Queen, Fall To Pieces, Dirty Little Thing, Nothing To Say, Starlight, Solo, Godfather Theme, Sweet Child O’ Mine, Rise Today, Slither.
Encore: By The Sword, Communication Breakdown, Paradise City.

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