Soilwork – Rolling Stone, Milano 30 Novembre 2008

 

Il calendario dei concerti dell’ultimo mese è stato davvero impietoso: dopo il live in occasione del dvd dei Dark Tranquillity, passando per l’Unholy Alliance III e il sold out degli Slipknot viene naturale pensare che questa data da headliner per gli svedesi Soilwork avrebbe riscontrato ben poco pubblico.
E infatti, quando il supporto (gli interessanti One Way Mirror) sale in scena col compito di scaldare l’atmosfera pochissime persone sono presenti ad assistere. Nonostante tutto il quintetto formato da membri di varie band (tra cui lo stesso batterista dei Soilwork, Dirk Verbeuren) riesce nel compito di divertire, far ridere e muovere lo sparuto gruppetto di convenuti, grazie a un sound a metà tra il rock e il metal, abbastanza vario e inedito. Durante la mezz’ora loro riservata tra una gag e l’altra piazzano pure la cover di “Relax” (by Frankie Goes To Hollywood), anch’essa gradevole. Sicuramente un combo da tenere d’occhio, in quanto a proposta musicale e presenza scenica.

Dopo il consueto cambio di strumentazione (operato da un solo membro della crew…) i Soilwork    cominciano il loro live sulle note della titletrack dell’album uscito lo scorso anno, “Sworn To A Great Divide”. Nel frattempo il Rolling Stone si è affollato un po’ di più, ma siamo sempre nell’ordine delle 100 persone massimo, veramente poche.
Se il supporto si era dimostrato scanzonato e su di giri, gli headliner non sono da meno: sempre a muoversi, a scherzare tra loro (in particolare il bassista Ola Flink meriterebbe il titolo onorario di giullare della serata) mantenendosi concentrati al tempo stesso sugli strumenti. Il vocalist Bjorn Strid offre una performance complessivamente buona, anche se durante la parte finale dello show subirà un netto calo; c’è da dire però che data la difficoltà di esecuzione di certe parti non si può essere nemmeno troppo severi.
Quando il concerto inizia ad entrare nel vivo con “Bastard Chain” e “One With The Flies”, Bjorn introduce al pubblico i due chitarristi: il nuovo acquisto Sylvain Coudret (già negli Scarve) e la vecchia conoscenza Peter Wichers, da pochissimo tornato nella band dopo un’assenza durata tre anni. Il tempo passa rapido tra vecchi classici (“Overload”) e nuove proposte (“As The Sleeper Awakes”), tutti supportati dal pubblico che, seppur esiguo, non si esime dal cantare in coro o dallo scatenare moshpits; highlight della serata è “Black Star Deceiver”, brano che mancava da molto dalla setlist del combo svedese.
Dopo un ultimo mosh dato dalla storica “The Chainheart Machine” e un wall of death improvvisato sulle note di “Stabbing The Drama” viene il momento del bis, con le immancabili “Follow The Hollow” (sulla quale Bjorn, visibilmente stanco, zoppica un po’) e “Nerve”, il singolo che forse più di tutti si avvicina al genere che, insieme ad altri, i Soilwork hanno contribuito a ispirare, il metalcore.
Una buona prova del quintetto, anche se minata da una presenza davvero risicata di fan; in questi casi sarebbe forse il caso di unire le forze con altri act di livello medio per invogliare maggiormente la gente; l’alternativa è un locale tristemente deserto.

Setlist: Sworn To A Great Divide – As We Speak – Needlefeast – Exile – Bastard Chain – The Bringer – One With The Flies – 20 More Miles – Overload – As The Sleeper Awakes – Black Star Deceiver – The Chainheart Machine – Stabbing The Drama – Follow The Hollow – Nerve

Nicolò Barovier

 

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