Soulfly – Rolling Stone, Milano 13 marzo 2006

Non pensavo che I Soulfly potessero riempire a tal punto il Rolling Stone. Evidentemente la tribù creata da Max Cavaliera nel lontano 1998 ha fatto proseliti e l’attesa per l’esibizione della sua band era davvero tanta. Dopo una mezz’ora di riscaldamento offerta dai giovanissimi Rosko’s, il sipario si è alzato per il frontman brasiliano, sempre più legato a un’immagine no global, tutone e rasta infiniti. L’ultimo disco dei Soulfly, “Dark Ages”, ha avuto un ottimo riscontro di pubblico, infatti la setlist pescherà a piene mani proprio da questo platter, senza ovviamente dimenticare i famosi hits che tanto male hanno fatto ai puristi e ai nostalgici dei Sepultura. La band è apparsa quadrata e compatta, sugli scudi l’ottimo Marc Rizzo, mentre Cavalera ha in parte deluso le aspettative risultando poco mobile e denotando qualche problema con la voce da metà set in poi. Avevamo incontrato Max al pomeriggio e in effetti non aveva una bella cera. Il carisma però l’ha aiutato a superare queste difficoltà, consentendogli di tenere lo stage per oltre un’ora e mezza di concerto senza pause. Tra i pezzi migliori da segnalare “Fire”, “No Hope=No Fear”, “Bring It”, “Back To The Primitive”, “The Song Remains Insane” e la conclusiva “Eye For An Eye”. Ottimi per resa le recenti e distruttive “I And I” e “Frontlines”, principi di delirio collettivo le datate “Roots Bloody Roots”, “Refuse, Resist” e la paleozoica “Troops Of Doom”. Bella serata quindi, anche se la domanda che quasi tutti si ponevano all’uscita era “Ma quando torna con i Seps”?

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