Sounds Of The Underground – Rolling Stone, Milano 22 maggio 2006

Nato in America nel 2005, in seguito all'enorme successo ottenuto, il "Sounds Of The Underground" sbarca quest'anno anche in Europa, riunendo nello stesso tour gruppi più o meno famosi, esponenti di due generi simili e al tempo stesso diversi: hardcore e metalcore.

E' un pubblico a maggioranza hardcore (e poco numeroso) quello che si presenta davanti alle porte del Rolling Stone di Milano verso le 16, momento in cui dovrebbero aprirsi le stesse per permettere poi di assistere al concerto che dovrebbe cominciare di lì a un'ora. Purtroppo, come è ormai diventata quasi una consuetudine in molti concerti, le porte vengono aperte solo due ore più tardi; si cominciano già a fare le peggiori previsioni sulla durata totale dello show: con sei gruppi tra esibizione, cambio di strumenti e sound check potrebbe andare avanti per le lunghe.
Invece, almeno su questo punto di vista le cose procedono celeri: gli intermezzi tra un gruppo e l'altro non durano mai più di dieci minuti, grazie anche a una crew professionale e veloce, anche troppo a dire il vero: i primi due gruppi (Manntis e All That Remains) hanno un mixaggio parecchio superficiale, soprattutto per quanto riguarda la batteria: rullante e cassa si sentono davvero poco. Le due band eseguono i loro pezzi (ben pochi, per una durata di 25 minuti ciascuno) davanti a un Rolling quasi vuoto, non riuscendo molto a coinvolgere i pochi spettatori, ma, in ogni caso ce la mettono tutta e alla fine qualche applauso riescono a strapparlo.
I terzi in scaletta sono i Terror, gruppo hardcore: nemmeno il tempo di cominciare a suonare che il Rolling improvvisamente si anima: ai pochi spettatori se ne aggiungono altri e tutti iniziano a muoversi animatamente, secondo le "regole" dell'h/c, pogo frenetico e moshpits la fanno da padroni. Durante l'attesa prima della loro esibizione la batteria (rimasta fissa per i 2 gruppi precedenti) è stata cambiata e il suond check fatto con molta piu precisione, e si sente infatti: i Terror hanno goduto di un'ottimo mixaggio. Per quanto riguarda la presenza sul palco, i ragazzi dimostrano una grande vivacità, e sia il cantante che i tre chitarristi danno prova di sapere tenere una platea. Non appena il loro concerto è terminato molta gente abbandona la sala e gli Unearth pur essendo un gruppo molto anticipato (prima volta in Italia) vengono ricevuti da meno gente di prima!
In ogni caso, la perfomance sul palco è davvero convincente: tutti e cinque i membri danno prova di grande tecnica e bravura, nonché di riuscire a smuovere qualunque tipo di pubblico: il cantante Phipps non resta mai fermo, così come i suoi soci on stage, e mentre continuano a incitare gli spettatori fanno vere e proprie pazzie quali salire sugli amplificatori e buttarsi giù, bangare, scherzare con la platea, davvero incontenibili!
Come quinta esibizione dovevano essere previsti i Madball, ma evidentemente a seconda delle date è prevista un'alternanza con i Chimaira (nella foto); quando salgono sul palco questi ultimi il Rolling inizia ad avere la parvenza di essersi riempito un po' di più. Da subito i sei di Cleveland danno l'impressione di essere provati dal lungo tour (l'Italia è una delle ultime date), il singer Hunter più che cantare non fa, e passa il resto del tempo immobile a guardarci. Anche il resto del gruppo appare sottotono, ma riesce comunque a gestire i brani della scaletta in modo soddisfacente. Stanchi o meno, brani come "Nothing Remains", "Power Trip" e "Pure Hatred" vengono suonati in modo impeccabile (seppur molto meccanicamente). Dopo appena 9 pezzi i nostri concludono la loro esibizione.
E finalmente si giunge ai Madball, maestri dell'hardcore e punto di riferimento nel genere da anni.
Sin dal primo pezzo si capisce chi verrà giudicato il migliore della serata: un ottimo mixaggio combinato a una presenza sul palco eccezionale fanno dei Madball la migliore esibizione.
Freddy Cricien agisce come una calamita col ferro e non appena accenna di avvicinarsi alle transenne i buttafuori hanno un bel daffare nel trattenere più di una persona dallo scavalcare;
Mitts dispensa riff di chitarra assolutamente coinvolgenti, mentre Ross e Hoya al reparto ritmico rendono il sound compatto, ed è davvero difficile non esserne coinvolti, anche per chi non ascolta questo genere.
Il "Sounds of the underground" è stato dunque un concerto assolutamente piacevole, peccato per l'eccessiva limitatezza di tempo data a certi gruppi che avrebbero meritato più spazio e per il poco pubblico presente, ma del resto siamo in Italia…

N.B.

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