Stone Sour – Live Club, Trezzo sull’Adda (MI) 12 Novembre 2010

Alla faccia del side-project! Gli Stone Sour calcano il palco italiano per la prima volta dal 2007, forti sia di un “Audio Secrecy” che sta mietendo successi di pubblico e di critica, sia di quel “Come What(ever) May” che li ha candidati ad essere una delle migliori band dal 2000 in poi, allontanando i detrattori che storcevano il naso di fronte alla band dei due Slipknot.

La band di Corey Taylor suona un’ora e dieci minuti, regalando una prestazione convincente ed esaltante. Il frontman è in forma smagliante, sia vocale che fisica: urla, canta in pulito e gioca col pubblico senza sosta. Scontata “Mission Statement” in apertura, ma trovarsi “Reborn” e “Made of Scars” come seconda e terza del lotto manda veramente fuori di testa il pubblico. Il singolone da radio “Say You’ll Haunt Me” è trionfante, così come il nuovo “Digital” immortala una prestazione
con la P maiuscola. Non resta che sperare di ritrovarseli nei prossimi festival estivi, memori anche, del supershow tenuto in quel fangoso Sonisphere di pochi mesi fa.

In chiusura di concerto Corey chiede un applauso per gli Hellyeah, all star band d’apertura reduce da un concerto sublime. Per chi non li conoscesse si tratta del gruppo capitanato da Vinnie Paul e da Chad Grey dei Mudvayne. Cinque supermusicisti dediti ad un southern groove metal che fa la gioia del pubblico italiano, avvezzo a sonorità sporche e piene di birra e puzza di gasolio, tra discorsi sulla fratellanza ed il rispetto e l’amore per la propria famiglia e nazione.
Gli Hellyeah sono talmente convincenti che alla fine ti viene una voglia matta di piazzarti un cappello in testa, infilare gli speroni ed andare a lanciare tappi di sughero nella botte per quindici anni consecutivi, in attesa che il whiskey invecchi al punto giusto. Chad Grey è un animale da palco come pochi, con e senza trucco fornisce una prestazione da frontman di razza e da cantante spietato (la tecnica non esiste, qui si parla di sputtanarsi la voce ed andare avanti finché ce n’è) e la band, a cominciare da sua maestà Big Vin, è in palla più che mai. Brani suonati con gli attributi, in particolare la traccia che porta il loro nome, un’opener da orgasmo, al pari di “Cowboy Way” (dopo una canzone così tutto il pubblico è diventato sudista), “Stampede” e tutte le altre eseguite. Un progetto validissimo…ve li immaginate a duettare con Kid Rock?! L’apoteosi.

Riccardo Canato

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