The Aristocrats, foto e report del concerto di Torino del 27 marzo 2014

Il 27 marzo 2014 ha fatto tappa all’Audiodrome di Moncalieri (Torino) il tour italiano degli Aristocrats, band composta dai tre monster player del momento: Guthrie Govan (Asia/Steven Wilson), Marco Minneman (Paul Gilbert, Mike Keneally, Joe Satriani) e Bryan Beller(Steve Vai/Dweezil Zappa). Il trio delle meraviglie nato per caso in una jam al NAMM show nel 2011, accomuna tre forti personalità musicali nel quale ognuno dei componenti sembra essere l’alter ego musicale dell’altro in quanto a tecnica e stile.

L’interplay tra i tre ne è l’eccezionale risultato durante tutto il concerto, andando oltre alle solite strutture del jazz rock. Impressionante inoltre la naturalezza e la fluidità con cui suonano ed eseguono le loro parti, tanto da farne sembrare semplice e scontata l’esecuzione dei virtuosismi più complessi. Per tutta la durata dello show si ha la sensazione di avere a che fare con una band tra le più evolute e musicalmente creative al mondo, che non ha paura di addentrarsi in nessuna idea o territorio musicale. La scaletta del concerto è basata quasi interamente sui brani raccolti nel loro ultimo lavoro discografico “Culture Clash” e il trio parte con primo brano “Furtive Jack”, di sonorità quasi orientali, per preseguire con “Sweaty Knockers” e “Ohhh Nooo” in un crossover strumentale di difficile definizione, basato su continui cambi di tempo, misure irregolari, aperture melodiche e armonie complesse, dove i tre aristocratici hanno giocato con i diversi generi e background musicali mischiandoli tra loro. “Louisville Stomp” proietta tutti i presenti in un immaginario comic western, dove in mezzo a destreggiandosi tra Country e Jazz dimostrano di avere un timing impeccabile e una padronanza del proprio strumento totale, così come in “Get it like that” e “Culture Clash”. “Flatlands” è l’unica ballad del set che dà voce al carattere più melodico del trio mentre in “Blues Fuckers” i tre alieni, a detta dello stesso Minneman, si divertono a smontare e demolire le classiche sonorità Blues. Quasi ogni brano della scaletta è condito da un aneddoto sulla sua relativa composizione e proseguendo con “Gaping Head Wound”, “Desert Tornado” e “Living the Dream” si concedono addirittura il divertimento di jammare al microfono con un pollo ed un maiale di gomma.

La band conclude il concerto con il brano “Erotic Cakes”, tratto dal primo album solista di Govan, tra l’incredulità del pubblico, composto anche e soprattutto da musicisti, i quali escono dall’Audiodrome con due assolute certezze: quella di aver assistito al concerto di un trio probabilmente inarrivabile e quella di dover tornare subito a casa a studiare il proprio strumento.

Fotografie a cura di Alessandro Bosio.


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