The Bad Plus Joshua Redman Casa di Jazz Roma 13 luglio 2012
Scritto da Nicola Lucchetta il 14 lug 2012

Dal “Lago dei Cigni” al “Great Gates of Kiev” di mussorgskyiana memoria, sempre per restare fedeli alla tradizione russa: un pre-finale trionfale, sinfonico, orchestrale prima di tornare, chiudendo il cerchio, alle note iniziali.
A tutto questo si aggiunge un grandissimo Joshua Redman, capace di apportare una 4a dimensione ad un trio tanto poliedrico e creativo. Grandissimo musicista, innovatore ed intellettuale Redman spinge la serata verso scogliere perigliose. Ma tanto è il carisma che i quasi 800 spettatori della Casa del Jazz non perdono una battuta.
Poi seguono “2 P.M.”, “Thriftstore Jewelry” (come lo traduciamo? Gioiello da pesca di beneficienza?). Una “People like you” lenta, bellissima, con una grande carica poetica. E ancora “Big Eater”, un brano con una serie di obbligati che lo rendono più vicino ad un enigma matematico che a una composizione di jazz d’avangurdia. A chiudere “Silence is the question“. Titolo che, contraddizione in termini, riprende i temi filosofici tanto cari ai nostri amici.
Un po’ zappiani, un po’ classici, curiosi, pieni di energia, sempre in trasformazione. Un trio + special guest che sposta il jazz (e tutto la sua carovana di evocazioni e di memorie) verso nuove frontiere. Senza paura. Irrispettosi di tutto e di tutti. Come solo i veri artisti sanno fare.
Marco Lorenzo Faustini












