Tower Of Power – Blue Note, Milano 31 gennaio 2009

A distanza di un anno dallo spettacolo tenuto a Milano tornano in città per due date sold out al Blue Note i Tower of Power, la soul band di Oakland – California – famosa per l’eccellenza dei musicisti, ma soprattutto per l’ inconconfondibile sound della sezione fiati.

 

 

La band, che ha da poco compiuto i quarant’anni di carriera artistica, si presenta con l’ultima e collaudata formazione di dieci elementi: Emilio Castillo voce e sax tenore; Stephen “Doc” Kupka al sax baritono; Francis Rocco Prestia al basso; David Garibaldi alla batteria; Larry Braggs alla voce; Roger Smith alle tastiere e voce; Tom E. Politzer al sax tenore, sax alto, flauto e clarinetto; Adolfo Acosta alla tromba e flicorno; Michael “Iron Mike” Bogart alla tromba, flicorno e voce; Mark Harper alla chitarra e voce.

Lo spettacolo viene introdotto dalla base di “On The Serious Side” che, oltre ad annunciare l’inizio dello spettacolo, serve per far entrare in scena i musicisti e a far prender loro i posti alle rispettive postazioni sul palcoscenico.
Pochi secondi e David Garibaldi da il quattro mettendo in moto la band con un breve intro di “Soul Vaccination” al quale viene agganciato il brano “Souled Out”. La canzone non è delle più articolate, ma i musicisti cominciano a scaldarsi. Tom Politzer da una prima dimostrazione con un piccolo assolo prima della fine del pezzo.
La prima ovazione del pubblico e si prosegue con il ritmo decisamente più cadenzato e funk di “(To Say The Least) You’re The Most”. Il brano si caratterizza da un susseguirsi di botta e risposta tra le trombe ed i sax o di vari crescendo delle prime che sfociano, dopo gli stacchetti, in brevi assoli da parte di Tom. Stacco di sola batteria e del sax baritono di “Doc” e riprende la seconda parte del brano con l’assolo di Hammond di Roger Smith che, preso dall’enfasi della serata, si dilunga un pò più del previsto. Un leggero smarrimento tra i trombettisti che guardano i colleghi mettendosi a ridere, ma alla fine, grazie ad una rullata di Garibaldi, riescono ad entrare ed accentare l’inizio dei due giri da otto che precedono l’ultimo crescendo prima della chisura.
“Can’t Stand To See The Slaughter “per continuare. E’ il turno di Mark Harper che si fa avanti sul palco per un primo e breve assolo. Stupendo lo stacco centrale di sola batteria, con un ostinato suonato sul campanaccio, e la sezione fiati al completo.
La lenta “How could this happen to me” proietta lo spettatore in atmosfere tipicamente anni settanta. A seguire il brano di media intensità “Crime” con Roger Smith che si cimenta in una performance di puro suono Hammond sulla chiusura finale.
Ripresa funky con il brano “So I got to groove”. Bellissimo l’assolo del primo sassofonista con i cori di fondo degli altri musicisti. Stacco con pausa. Riprende da sola la chitarra con un giro funk e, mentre il pubblico applaude la performance di Tom, immancabile arriva il balletto di tutta la sezione fiati. Nuova ripresa di tutti i musicisti. Il cantante, nel frattempo, incita “Funky Doctor” a fare il balletto da solo. Delirio del pubbico.
Ancora funky con “Its Not The Crime” (ottimo l’assolo di “Iron Mike”) prima di rilassarsi con il brano “As surely as I stand here”. L’assolo di sax fa scoppiare l’applauso del pubblico già a metà canzone.
“Stroke 75″ torna a dare una sferzata di groove al quale segue il medley – ridotto rispetto ad un loro tipico concerto – dei brani “Ain’t No Stoppin’ Us Now” e “You Ought To Be Having Fun”.
Ancora soul – funk con “Get Yo’ Feet Back On The Ground” con Mark Harper nuovamente a bordo palco per un altro ed ottimo assolo di chitarra.

Una breve pausa per presentare i componenti della band e si prosegue con la classica “Diggin’ On James Brown” sino ad arrivare alla domanda più attesa di tutta la serata: “What Is Hip?”
Non eccezionali gli assoli di Acosta prima dei ritornelli (sa fare ben altro). In gran forma, invece, Bogart. Uno stacco basso e batteria da modo alla chitarra di accennare un giro che non lascia dubbi. Ecco prender forma la cover di “Soul Power” di James Brown sulla quale si dilunga – come Tower consuetudine vuole – un lunghissimo assolo del primo sassofonista, sino a che Bogart e Acosta fanno la ripresa di “What Is Hip?” con uno stupendo crescendo.
La meravigliosa “You’re Still A Young Man” sarà usata per il bis che chiuderà definitivamente lo spettacolo di una delle più longeve ed apprezzate band di soul – funk.

Mattia Felletti

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