tUnE-yArDs, il report del concerto al Magnolia di Milano del 10 luglio 2014

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A due anni dall’ultimo passaggio nel nostro Paese e con un nuovo e apprezzatissimo album “Nikki Nack”, il terzo in curriculum, prodotto da Malay (John Legend, Alicia Keys, Frank Ocean) e uscito a maggio di quest’anno via 4AD, Merrill Garbus è tornata a farci visita giovedì al Circolo Magnolia di Milano con i suoi tUnE-yArDs per la prima data italiana di questo tour (torneranno a novembre per un paio di date a Bologna e Roma).

Una serata annunciatasi succosa già sulla carta, con i romani Boxerin Club – all’esordio con il bel “Aloha Krakatoa” (gennaio 2014, Bomba Dischi), un condensato di “world pop”, inciso interamente in analogico e in presa diretta, che bene esprime l’attitudine viva e pulsante della band – in apertura. Se il nome dell’album è ispirato all’isola vulcano indonesiana esplosa nell’agosto 1883 provocando un assordante boato percepito fino a 5.000 km di distanza, all’epoca il più forte rumore mai udito su Pianeta, la mezz’ora di live proposta dalla formazione capitolina non manca di trasporre il concetto in una sognante esplosione sonora fatta di voci, chitarre, percussioni e trombe, davanti alla quale è quasi impossibile rimanere fermi. I singoli “Bah-Boh”, eseguito in apertura, e “Caribbean Town”, assieme a “Clouds’ll Roll Away”, le highlits della divertita esibizione della band. Breve ma intensa.

Una bella conferma per i Nostri, che dopo un breve cambio palco – spiazza un po’, ma è bello vedere Merrill Garbus, ancora in tuta, meticolosamente impegnata nel montaggio della propria strumentazione – lasciano la scena agli headliner della serata. La line-up è completamente diversa rispetto al tour di “WHOKILL”, rimangono ovviamente fissi la Garbus (voce, percussioni, ukulele, synth e loop station), mente e cuore del progetto, ed il suo compagno nel lavoro, nonché nella vita, Nate Brenner (basso e synth), accompagnati dalle bravissime Dani Markham, una macchina alle percussioni e voce, e Jo Lampert, che oltre alla voce ci mette anche il folklore, indemoniata per tutto il concerto nel retro del palco.
“Hey Life”, dal nuovo album e “Gangsta”, singolo tratto dal lavoro precedente, aprono il live, lasciando intendere da subito che aria tirerà: i tUnE-yArDs, sono metri e metri di suono che ti si srotolano addosso, un’onda imponente, precisa, compatta e potente, sono venuti per divertirsi e divertire, per trascinarci anima e corpo nel loro mondo e, diamine, ci riescono! Il set non sarà lunghissimo (solo 11 i pezzi i scaletta per circa un’ora e mezza di live), ma che energia! Suonano “Sick-O”, “Real Thing” e “Time of Dark”, tutte tratte dal nuovo album, prima di fare un tuffo nel passato con “Powa”, da “WHOKILL”, uno dei pezzi più rappresentativi di tUnE-yArDs, cantato da tutto il Magnolia.
La componente ritmica è sempre più centrale nella musica di una Merrill Garbus, colonna portante del progetto, ma mai davanti, bensì sempre dentro al suono. L’utilizzo della loop station è più consistente nei brani dei primi due album, mentre per il resto sono per lo più le tre voci e le percussioni (suonate con una precisione inaudita da Merrill e Dani, che non di rado suonano gli stessi pattern in contemporanea senza la minima sbavatura) a creare quel suono stratificato che è tratto distintivo del sound di tUnE-yArDs: una loop station vivente. “Wait for a Minute”, il primo singolo tratto da “Nikki Nack”, “Bizness”, una “Water Fountain” carichissima, con Merrill che sprizza grinta da tutti i pori (avesse un rinoceronte davanti lo metterebbe a sedere con lo sguardo) e l’encore con “Fiya”, unico pezzo tratto dall’album d’esordio e terminato a differenza dell’originale co una travolgente sezione di percussioni, ne sono un buon esempio.
Bravi, bravi davvero questi tUnE-yArDs e una bomba lei, Merrill. Musica mente, corpo e anima, la Garbus è uno strumento, non è intonata, di più, e con la voce fa quello che le pare, per non parlare delle magie alla loop station; inglobata tra synth e percussioni pare quasi farne parte ed è costantemente sul pezzo, ah se lo è, i brani si susseguono senza soluzione di continuità e mentre noi applaudiamo, stai tranquillo che lei sta già registrando un altro loop. Insomma, una macchina da guerra.


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