Vasco in concerto a Milano, le foto e il report del 9 luglio 2014

Il concerto di Vasco è ancora oggi l’unico evento realmente hard rock di un’artista italiano a cui si può assistere in uno stadio. L’ennesima conferma a Milano presso San Siro, suo tempio oramai da più di vent’anni. Per quanto si possa assai discutere sulla qualità e sull’importanza dei suoi album da metà Novanta in poi, il cantante rimane una delle figure più importanti e significative nella storia della musica nazionale. Si può parlare del fatto che i veri fan di Vasco abbiano come minimo una trentina d’anni oggi, che la stragrande maggioranza del pubblico conosca i (parecchi) brani simbolo di una carriera inimitabile e che molti di questi (completamente disinteressati alla musica) seguirebbero il Blasco anche se suonasse country-folk solo per il fatto che è Vasco e per un mero moto di imitazione.

Ma di tutte queste seghe non ce ne frega niente, sia perchè sono argomenti oramai adatti solo a metallaroni offesissimi dal fatto che si accosti il loro genere preferito a Vasco (che è stato praticamente l’unico cantante italiano a portare ritmi elevati e chitarroni davanti a platee sterminate e magari qualcuno dei suoi ascoltatori lo ha pure convertito alla musica buona), sia perchè la band di Vasco è composta da abilissimi musicisti che non hanno nulla da invidiare a controparti internazionali che suonano hard & heavy. Lo show del Meazza è una cavalcata a volumi elevati che non conosce praticamente soste. Molti riarrangiamenti paradossalmente rallentano alcune canzoni, ma le appesantiscono per N volte a livello di impatto complessivo. Will Hunt, talvolta inutilmente doppiocassaro, si sbatte come un ossesso, mentre Vince Pastano risulta essere la vera marcia in più di un gruppo che può contare come al solito sull’esperienza del Gallo al basso e sullo strepitoso Stef Burns all’altra sei corde.

Vasco ha voglia, corre, si sbatte e soprattutto canta con grande trasporto e coinvolgimento ogni pezzo, come non capitava di sentire da molto tempo. Palco eccellente, con impianto luci come sempre di prim’ordine e qualche fuoco d’artificio tenuto per il finale. Il pubblico? E’ il pubblico di Vasco: i più “datati” (pochi ma splendidamente sfatti come ai bei tempi) vanno in delirio su “…Muoviti!”, “La Strega” e “Sballi Ravvicinati del Terzo Tipo”. Gli altri (molti) su “Delusa” (inclusa nel medley rock, giusto prima di essere travolti dalle botte di “Asilo Re-Public”) e le classiche hit di sempre. Non sono certo un fan sfegatato del Signor Rossi, ho visto sei/sette concerti suoi dal 1990 a oggi, eppure quello di ieri sera mi è sembrato realmente il migliore di quelli (quattro) a cui ho assistito negli anni Duemila. Non so per quanto ne avrà ancora, ma so sicuramente che nel momento in cui smetterà, le uniche sonorità italiane e da stadio vagamente pop rockeggianti potremo sentirle solo da Ligabue (se non da Antonacci…brrr…). E la cosa non mi fa sicuramente piacere.

Testo di Mathias Marchioni. Foto di Rodolfo Sassano

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