Vasco tour 2011: Ancona, data zero in archivio

C’era grande attesa per il ritorno di Vasco negli stadi a tre anni di distanza dal tour de “Il Mondo Che Vorrei”. Non che negli ultimi tempi il Blasco fosse rimasto con le mani in mano: tour indoor e nuovo disco in grado di convincere tutti, critici e fan, come non succedeva dai tempi di “Nessun Pericolo Per Te”. La data zero, si sa, è quella che serve al gruppo per rodare i nuovi pezzi, il palco e la scaletta, in modo da presentarsi al meglio nel corso delle date successive: nel complesso tutto è filato per il verso giusto, nonostante all’inizio i suoni non fossero perfetti e al di là di qualche logica sbavatura dopo tanto tempo lontani da location come queste. Suonare in un palazzetto o in uno stadio (per di più italiano…) non è esattamente la stessa cosa, quindi è logico avvertire differenze sia per chi ascolta, ma soprattutto per chi il concerto lo suona. Detto ciò, lo spettacolo offerto da un concerto di Vasco è sempre il top che si possa trovare in Italia: il gruppo pare, se possibile, ancora più affiatato e quando i piccoli problemi tecnici vengono risolti, si capisce immediatamente come nel nostro paese sia difficile trovare qualcosa di simile. La cosa che più spiazza è il palco, che per una volta non si sviluppa per vie orizzontali, ma in verticale, rendendo la visione migliore per il pubblico sugli spalti.

La scaletta, come immaginabile, si è basata moltissimo sulle nuove composizioni, che hanno confermato appieno la sensazione del primo ascolto: alcune di esse, in particolare “Vivere O Niente” e “L’Aquilone”, sono già dei classici. Anche la parte di pubblico venuta per sentire i vecchi brani non è rimasta delusa (del tutto), grazie all’esecuzione di brani come “Giocala”, “Alibi” (forse la vera chicca della serata) e “Guarda Dove Vai”, anche se da una scaletta così lunga forse era lecito aspettarsi qualcosina di più dal vecchio repertorio…Particolare ed inaspettata la scelta di un pezzo come “La Fine Del Millennio”, che non si sentiva dalla fine degli anni ’90 e che ha dimostrato di reggere bene il passare degli anni. Dopo un medley abbastanza “tamarro” che ha fatto diventare lo Stadio Del Conero un’immensa discoteca, ecco il lunghissimo finale perfettamente identico a quello dell’ultimo tour nei palazzetti: parte unplugged in cui Vasco ci fa vedere come nascono le sue canzoni, che prosegue con l’arrivo dei musicisti che uno ad uno si uniscono a lui nell’esecuzione di “Incredibile Romantica”. Chiusura classica con “Albachiara”, che però vede per la prima volta la presenza di fuochi sul palco, quasi ci trovassimo ad ascoltare “Highway To Hell” in un concerto degli AC/DC. Insomma, dopo la prima data, la sensazione è che Vasco abbia cercato di creare la summa perfetta dei suoi tour da “Fronte Del Palco” in poi, inserendo i nuovi brani e rivitalizzandone altri che si pensava fossero perduti nel dimenticatoio. Qualcuno si lamenterà, per altri sarà il tour della vita. Come succede sempre con Vasco.

Luca Garrò

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