Wednesday 13 – Zion Rock Club, Conegliano Veneto (TV), 15 novembre 2008

 

Non capita spesso di assistere ad una serata nella quale la band headliner non c’entra niente con gli opener della serata. Ma visto che noi di Outune siamo gente con il palato abituato a tutto, non ci facciamo problemi e ci godiamo questa data dell’artista statunitense in supporto al suo nuovo disco “Skeletons”, uscito lo scorso aprile.

Aprono la serata i veneto-friulani Scarecrown, già comparsi su queste pagine in occasione del Death Crusade Festival di settembre. Poco il loro tempo a disposizione, il necessario per farsi conoscere ad un pubblico venuto da lontano per le due band principali. Anche a causa del minutaggio ridotto, set limitato praticamente all’ultimo disco, con la canzone anthemica “Night like eyes” a chiudere il set.

Bella sorpresa i tedeschi Lacrimas Profundere. Cult band della scena doom dalla seconda metà degli anni Novanta, solo nel 2001 iniziano a farsi conoscere con “Burning: A Wish”, disco che strizza l’occhio a sonorità molto vicine ai finlandesi Him, depurate dalla matrice pop. Un set coinvolgente, che è riuscito a rendere partecipi non solo i (pochi) fan, ma anche quelle persone che erano accorse per le altre due band: ampio spazio alla seconda parte della carriera, quella più “easy”. Ottima la tenuta del palco da parte del gruppo, dal look del frontman Rob Vitacca e, soprattutto, dal carisma dei due chitarristi, che molto spesso “rubavano” la scena al loro cantante. Unica pecca del set la mancata presenza del bassista ha costretto la band a suonare con delle basi: il risultato è stato una limitazione dell’interazione con il pubblico solamente agli intermezzi tra i vari brani. A conti fatti, il ruolo da headliner lo meritavano loro: maledette leggi del mercato.

Il set di Wednesday 13 (che, come anticipato, non c’entra niente con la musica delle prime due band, in qualche modo avvicinabili) è stato divertente: tantissimi brani, pescati da tutta la sua carriera (da panico la manciata di brani estratti dall’unico disco dei Murderdolls, tra cui “Die my bride” e “197666”) e dall’ultimo disco (la ballad-title track esce a pieni voti dalla prova del nove della sede live), tanta carica e presenza scenica, siparietti divertenti tra le varie canzoni (memorabile quello con la Marcia Imperiale di Star Wars a metà concerto). Quello che manca è la varietà musicale: ora, che i dischi non fossero tutta sta complessità è noto a tutti, ma, di fatto, era impossibile distinguere i vari pezzi, se non durante le pause o in pezzi più “sperimentali” rispetto allo standard, come la già citata “Skeletons”. In ogni caso, un’oretta molto tirata, nella quale la band ha giocato molto sul fatto che i pezzi riescono ad entrare nella testa dell’ascoltatore da subito: una scaletta che è il riassunto della carriera di questo artista statunitense, ancora troppo legata alle band che lo han reso famoso (Murderdolls e Frankenstein Drag Queens From Planet 13). Speriamo che con il tempo Wednesday 13 riesca a trovare una dimensione personale, e non continui a vivere nell’ombra del suo stesso passato.

Nicola Lucchetta

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