Woodworm Festival 2014 Roma. Foto del concerto e live report

Ben più di una festa, il Woodworm Festival 2014, un’esperienza! Non solo per la presenza di Bachi da Pietra e Umberto Maria Giardini, in sé una garanzia; né per la attesissima headline dei Fast Animals and Slow Kids, acclamatissimi dal pubblico. La questione è: come spiegare la fortuna e l’importanza di assistere, in questi mesi, alle perfomances di Bologna Violenta e Julie’sHaircut? Se Nicola Manzan propone un’anteprima live del suo ultimo lavoro Uno Bianca, coronamento di una carriera decennale, tenendo il pubblico con il fiato sospeso per 40 minuti e più, manco si trattasse di una prima TV, i Julie’s, pur privi dell’essenziale contributo visual, con il quale hanno già proposto il loro ultimo, splendido lavoro Ashram Equinox, regalano un’esibizione ancora una volta magnetica e affascinante. E c’è infine una band dal nome bizzarro, che per molti è stata la vera sorpresa della serata: The crazy crazy world of Mr. Rubik.

La serata parte puntuale dal palco B: mentre i primi arrivati spulciano il piccolo banchetto intasato di dischi, spille e magliette, i Bachi da Pietra si presentano con l’oscurità di Giovanni Succi, dando il via ad una scaletta che procede serrata con i brani dell’ultimo lavoro, Quintale, uscito proprio per Woodworm: brani come Coleotteri e Paolo il tarlo mettono in mostra la natura minimale e spietata di Dorella, sempre implosivo alla batteria; Fessura,Enigma e Haiti, i pezzi più rappresentativi di questo periodo, rivelano al pubblico la vena melodica/monodica dei testi di Succi, ben supportati da una chitarra devastante e ben interpretati da una voce che spesso si infiamma facendosi graffiante, efficace nell’attaccare la tranquillità del pubblico in sala.

Mentre la chitarra di Succi resta sdraiata in un feedback lancinante, sul palco A, senza tregua, è già partita la performance di The crazy crazy world of Mr. Rubik, inaugurata da Sebele: la prima parte della scaletta presenta i brani di Urna elettorale: la componente elettronica trova, nei live, un impatto sorprendente e coinvolgente. Al resto pensano il grande suono di basso e l’ironia grottesca e un po’ folle dell’immaginario di Mr. Rubik. Pabababè, L’ottava rivoluzione e Tic tic tac segnano il crescendo che esplode nel brano finale, eseguito, come spesso accade, in mezzo al pubblico: follia diffusa e pubblico conquistato.

Fotografie di Laura Penna

Videos: IoCero.com


È la volta di Umberto Maria Giardini, in versione unplugged: è più semplice così godere della grande espressività vocale e lirica, che denotano personalità e carisma artistico, ben note al pubblico. Tra i brani presentati Anni luce, Regina della notte e Tutto è anticristo: il pubblico fedele si accalca sotto il palco e accompagnacantando tutte le canzoni, del resto molto belle.


Sulle note finali di Giardini, di rimbalzo, dal palco A, parte la performance dei Julie’s Haircut: anche loro attingono a piene mani dal loro ultimo lavoro: Johin, Sator, Equinox hanno l’effetto pratico di cullare il pubblico nelle atmosfere rapsodiche e ascensive di cui è intriso l’immaginario della band. È questo il loro periodo migliore,ed è difficile, se non vano, offrire una descrizione delle sensazioni in sala. I Julie’s danno l’assaggio di uno show che nessuno dovrebbe perdersi. L’ultima parte krauty della scaletta viene suggellata dalla cover di Planet Caravan dei Black Sabbath. I Julie’s del resto non sono nuovi a queste sorprese, e il pubblico non può che prenderla molto bene, poiché la versione convince parecchio.

Arriva poi il momento più importante della serata: Nicola Manzan, con il suo progetto Bologna Violenta, porta sul palcoil suo ultimo lavoro, Uno Bianca. Alle sue spalle c’è uno schermo su cui verranno proiettate immagini legate alla storia della banda e ad una Bologna insanguinata, teatro della vicenda. C’è molta tensione nella saletta del palco B: le prime file sono concentrate, consapevoli di presenziare ad un’esperienza forte. Come davanti a un film, la platea accusa i colpi furiosi del grind e vibra, trema a ogni rintocco delle campane di morte che ricordano le vittime – nel visual segnate da una croce. Manzan smorza la tensione, di tanto in tanto, con i ringraziamenti, ma quel che stupisce è il continuo invito al silenzio che le prime file offrono, piuttosto seccate, al vociare diffuso che arriva da dietro. Manzan apprezza molto, e arriva a chiuderela sua performance con il suo strumento, il violino, per 29 marzo1998: Rimini; raccoglie così tutte le fortissime emozioni in sala e le scioglie nella tristezza di un finale drammatico: il suicidio del padre dei fratelli Savi, per la vergogna, come le didascalie che scorrono sullo schermo ricordano.

Come era possibile immaginare, se l’ascolto del disco con il supporto della guida ha conseguenze importanti sull’umore, il live moltiplica quest’effetto all’ennesima potenza. Bisogna davvero togliersi il cappello davanti a Manzan e al coraggio di quest’opera.


Di tutt’altro spessore i Fast Animals and Slow Kids, che chiudono la serata. Hanno il merito di essere la band più attesa, in questa serata ricca di importanti presenze. Il pubblico, o almeno buona parte di esso, non aspettava altro. Lo show presenta molti brani dell’ultimo album Hybris, pubblicato naturalmente con Woodworm. Gran casino, urla diffuse e conduzione molto spontanea, febbrilmente alcoolica, da parte del cantante Aimone, che compare con il suo braccio rotto – la qual cosa non gli impedisce di tenere ben impegnato il suo pubblico.

Si chiude così una serata degna del nome che si sta costruendo un’etichetta giovane e agguerrita come Woodworm. Lo show, lo ricordiamo, verrà riproposto in questi due giorni a Bologna (Locomotiv Club) e Milano (Circolo Magnolia); stessa scaletta e, immaginiamo, stesso successo.


Condividi.