Yellowcard Anti-Flag Carroponte Sesto San Giovanni (MI) 14 agosto 2012

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È la vigilia di Ferragosto, e il Carroponte è proprio un bel posto dove andare se non sei partito per le vacanze. Gruppi di giovani (e non) punk rocker (e non) arrivano davanti al cancello dell’ampio spazio all’aperto di Sesto San Giovanni per vedere live in una sola volta tre gruppi che, ognuno a modo loro, hanno dato qualcosa di importante al genere musicale che prima dell’indie explosion degli ultimi anni aveva una gran quantità di seguaci nel nostro Paese.

I primi a salire sul palco sono gli MXPX, band che fin dall’inizio crea l’atmosfera giusta, quella di festa, quella perfetta per una serata del genere. 20 anni di carriera e non sentirli potrebbe essere il loro slogan, la band di Mike Herrera manda in visibilio i fans suonando i loro brani più famosi quali “Heard That Sound”, “First Day Of The Rest Of Our Lives” dedicata allo scomparso Tony Sly, chitarra e voce dei No Use For A Name, “My Life Story”, e anche la cover di “Should I Stay Or Should I Go”. Finale scoppiettante con “Punk Rawk Show”. Applausi, sipario.

Sipario virtuale che resta giù giusto il tempo per permettere agli Anti-Flag di portare I loro strumenti sul palco. Anche loro sulle scene da ormai due decenni, gli Anti-Flag sono sicuramente quelli che esaltano di più il pubblico. Anche la loro scaletta è ben bilanciata tra tutti i loro successi, da “This Is The End” a “One Trillion Dollars”, passando per “Turncoat” e “Die For The Government”, il quale titolo da solo basta a far capire l’impegno politico della band, da sempre protagonista dei testi delle loro canzoni. Anche per loro finale degno di nota con ”Power To The Peaceful”, suonata mentre la batteria stava per essere smontata e portata via.

In chiusura gli headliner della serata Yellowcard, band della Florida che calca le scene da dieci anni. E per chi come me con gli Yellowcard ci ha passato tutta l’adolescenza, sembra proprio ieri. Si inizia con “Breathing”, pezzo perfetto per scaldare il pubblico nonché mia canzone preferita, quindi va bene così, e si continua con uno slalom tra i brani più famosi e amati della band, da “Lights And Sounds” a “Five Becomes Four”, passando per “For You And Your Denial”, “Believe” e “With You Around“. Notevole anche il pezzo affettivamente più importante un po’ per chiunque, perché è quello che ha portato la band all’attenzione di tutti, ovvero “Ocean Avenue”, e anche quella “Only One” che inizia acustica e ci costringe tutti a telefonare alla persona più importante della rubrica, ad accendere in aria gli accendini e anche a farci scendere qualche lacrimuccia. C’è spazio, ovviamente, per un brano tratto dal loro ultimo lavoro “Southern Air” (in uscita proprio il 14 agosto), ovvero “Always Summer”, fresca e giusta per la stagione estiva. Giusta quanto la scelta di lasciare spazio ai brani più conosciuti.

Purtroppo gli Yellowcard restano sul palco solo un’ora, e la cosa lascia un po’ di amaro in bocca, ma per non farci arrabbiare troppo la band avvisa già prima di iniziare della breve durata del concerto, quindi alla fine quella “Ocean Avenue” finale senza encore viene presa con filosofia. Proprio i tempi ristretti fanno si che i ragazzi preferiscano la musica alle parole, quindi poche chiacchiere e pochi saluti al pubblico, ma è giusto così. Dieci e lode a Sean, violinista/orsacchiotto/acrobata che con le sue capriole all’indietro sul palco rallegra tutti quanti.

Clima, non solo atmosferico, meraviglioso, con tutti i componenti delle tre band tranquillamente in giro per la venue a chiacchierare, farsi foto, bersi una birra senza nemmeno un accenno di scocciatura sul viso. Ed è bello così, e forse è proprio questo quello che distingue il punk rock dal resto.

Denise D’Angelilli

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