Yellowcard Faenza, Teatro Masini 22 novembre 2013

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Gli Yellowcard si sono esibiti il 22 novembre 2013 al Teatro Manzini di Faenza, unica tappa nazionale. Sono passati 10 anni dalla pubblicazione del loro miglior album “Ocean Avenue” e in questo decennio sono successe molte cose: nuovo bassista, pausa temporanea e passaggio ad un’altra casa discografica. Ma nonostante tutto gli Yellowcard sono rimasti sempre fedeli al loro sound. Dopo la pausa del 2008 durata due anni e i discreti successi ottenuti con gli album “When You’re Through Thinking, Say Yes” del 2010 e “Southern Air” del 2012, i ragazzi della Florida decidono di incidere nuovamente “Ocean Avenue”, la loro canzone più famosa, in versione acustica. Visto l’ottimo feedback ricevuto e il piacere riscontrato nell’inedito approccio, la scelta di riproporre l’intero album in questa nuova chiave è stata una delle più naturali della loro carriera.

Rispetto ad un classico unplugged, come spiega Ryan Key durante il concerto, di acustico ci sono solo le chitarre, poiché l’intento è quello di creare un’atmosfera più intima senza tralasciare il sound punk rock tipico dei loro live. In linea con le aspettative il clima si fa subito elettrizzante e decolla quando Longineu W. Parsons III comincia picchiare duro sulla sua batteria. Eccezionale il contrasto tra il nuovo format e la solita carica live della band. Il catalizzatore di ogni nuovo slancio emozionale è “Empty Apartement”, in cui il violino di Sean Mackin si impone su tutto il resto, per creare un’atmosfera perfetta nel contesto di un’esibizione in un teatro.
Il concerto però ritrova abbastanza velocemente il suo assetto punk rock, con Sean che incita sempre di più il pubblico a partecipare, ad alzarsi dalle poltrone per saltare e cantare con loro. La platea non si fa pregare e risponde a pieni polmoni alla richiesta cantando a squarciagola ogni singola parola di “Only one”, sorpassando anche prepotentemente la voce di Ryan.
Si passa a “Inside out”, poi un breve assolo di violino di circa 30 secondi che anticipa “Believe”, arrivando a “One year six months”. “Back home” infine è la degna conclusione di “Ocean Avenue Acoustic”, con suoni meno incisivi che permettono di assaporare per l’ultima volta l’impostazione passeggera.
L’encore, come anticipato dal frontman prima dell’inizio dello show, rappresenta un segmento a parte rispetto al resto della scaletta, prevedendo la selezione di un pezzo per ogni album successivo a quello del 2003. Con “Sing for me” si raggiunge l’apice della serata, con la band che invita i presenti ad accendere la luce dei propri telefonini per ricreare la classica atmosfera che piace tanto ai sentimentali e che segretamente affascina anche i più rudi.

Piacevole tornare a casa soddisfatti per aver ritrovato la band che nel 2003 aveva spalancato la propria finestra sul mondo del pop punk. Ed è lecito aspettarsi presto un nuovo balzo, che non faccia più voltare indietro a contemplare il passato, ma che sia magari da celebrare tra altri dieci anni, di nuovo a teatro, di nuovo in preda all’entusiasmo.


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