2Pigeons intervista a Chiara Castello

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Akustik, uscito il 24 gennaio per l’etichetta indipendente La Fabbrica, è il nuovo album dei 2Pigeons. Otto tracce, tutte tratte dal repertorio del duo elettronico e registrate durante il set acustico del 3 ottobre scorso al 75 Beat di Milano. Nel corso di una piacevole chiacchierata telefonica con Chiara Castello, aka Piageon 2, ci siamo fatti raccontare qualcosa di più su questo interessante progetto.

2Pigeons – electronic duo: come è nata l’idea di un album acustico?
Era da un po’ di tempo che ce l’avevamo in mente ed è nato con l’intento di mostrare un altro aspetto del nostro modo di suonare, che in realtà è molto vicino al nostro modo di scrivere, in particolare a quello con cui abbiamo cominciato a lavorare. Ci piaceva l’idea di mostrare una sfaccettatura inaspettata dei nostri brani, lontana dalla veste elettronica che tutti conoscono, eseguiti solo piano e voce.

Semplice ritorno all’essenza o anche scoperta di nuovi percorsi sonori?
Rispetto all’elettronico l’acustico è molto più libero, meno strutturato a livello performativo e questo sicuramente ci ha permesso di trovare ogni volta nuove forme espressive, portandoci alla ricerca di cambiamenti e nuove soluzioni. Dalla prima volta che abbiamo suonato live Akustik ad oggi vediamo già un’evoluzione nei brani.

In quale direzione?
Non stiamo seguendo una precisa linea estetica a livello di suono, è tutto molto performativo e molto libero, c’è tanta improvvisazione ed è proprio questa libertà che permette di giungere a soluzioni diverse, che però non sono programmate.

Da qui la scelta di un album live?
Si, perché nel live a differenza che nel disco emerge proprio questa parte energetica e performativa, che ci caratterizza ed è molto forte nel nostro modo di fare musica. Inoltre una serie di circostanze, materializzatasi con il live al 75 Beat, che è una bellissima sala concerti, nonché studio di registrazione, ci ha permesso di avere il materiale audio e video buono per fissare su disco i brani di Akustik e rendere una sorta di fermo immagine del nostro modo di suonare dal vivo in modalità acustica.

Come avete scelto i pezzi da far confluire nell’album?
Questa è una bella domanda! Volevamo scegliere brani che spaziassero attraverso tutta la nostra produzione. Alcuni non ce la sentivamo proprio di escluderli, perché sono i più vecchi e quindi sono nati in quella veste più acustica che è la loro espressione migliore e che allora caratterizzava la nostra scrittura, evolutasi negli anni verso una ricerca elettronica un po’ più intensa. Dall’altra parte volevamo confrontarci con quei brani che sono più difficili da immaginare in acustico.

Nella vostra musica catalizzate una messe infinita di generi e influenze dal jazz al trip hop, dalla classica alla D&B, qual è l’ingrediente segreto, il comun denominatore del sound dei 2Pigeons?
Esatto, la cosa che più ci caratterizza è proprio questa non identificabilità, il fatto di non essere facilmente collocabili e questo, in Italia soprattutto, è un’arma a doppio taglio, quasi un problema. In maniera un po’ provocatoria abbiamo chiamato il nostro secondo disco Retronica, proprio volendo coniare un nome ed un genere che potesse identificarci, mischiando le parole elettronica, intesa come ricerca dei suoni, e retrò, come voglia di mantenere la forma canzone e un aspetto pop melodico, che sono gli elementi peculiari, che si possono ritrovare sempre all’interno della nostra produzione.

Turtulleshe, Seven Steps, Ghost Dog, che rapporto avete con la musica della tradizione popolare balcanica?
Il brano Turtulleshe lo esemplifica alla perfezione, è un brano tratto dalla tradizione popolare di Scutari, la città natale del mio socio Kole Laca, quindi fa parte sicuramente del suo background ed è un elemento che lui mette nella composizione sia delle armonie, che della ritmica.

Il modo in cui utilizzi la voce è molto particolare, in che direzione si spinge la tua ricerca?
Non ho un percorso lineare, mi piace giocare con il mio strumento, come farebbe qualsiasi altro strumentista. Ho sempre pensato alla voce più come a uno strumento che come al canale espressivo e comunicativo della parola, quindi mi appartiene un approccio aperto verso tutti i linguaggi e i generi che possono essere affrontati dalla voce come strumento.

Artisti di riferimento?
Beh, io sono cresciuta ascoltando Michael Jackson, quindi siamo lontani da chissà quale tipo di ricerca, e mi è capitato ultimamente riascoltandomi, benché possa sembrare assurdo, di rintracciare proprio lì la mia provenienza e quella del mio modo di essere ritmica, che tira fuori tutto il mio amore per il funk e il soul, ma a tinte scure. Poi ovviamente ci sono Björk, PJ Harvey, Ani DiFranco, ho ascoltato Stratos, in linea di massima però rimaniamo sempre in ambito pop.

Tornando ad Akustik: una bella parentesi o l’inizio di un nuovo capitolo?
In realtà non è né una parentesi, né una direzione verso cui ci stiamo muovendo, ma l’altra faccia della medaglia di ciò che facciamo. Sicuramente torneremo ad una produzione elettronica, con la possibilità, però, che ci sia un successivo Akustik. Vedo le due cose come percorsi paralleli, due aspetti diversi del nostro modo di fare musica e, personalmente, se dovessi privilegiarne uno, l’altro mi mancherebbe.

Tour in vista?
Si, abbiamo già un po’ di date in programma tra febbraio e aprile e se ne stanno aggiungendo altre.

Grazie a Cinzia Meroni

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