Affermare la propria identità: i Dari e il nuovo disco

Considerati idoli da molti ragazzini, visti come l’ennesima boy band del momento senza nulla da dire da molti altri, i Dari (o meglio dARI per scriverlo giusto) arrivano a un punto di svolta determinante per la loro carriera. Ne abbiamo parlato insieme a Dario, Fabio e Daniel senza risparmiare loro qualche provocazione.

Orfani di Andrea Cadio, tastierista impegnato con Trl su Mtv, i Nostri si sono esposti senza filtri all’analisi del nuovo disco, cercando di mettere in chiaro una volta per tutte che non sono solo “quelli di Wale” ed esprimendosi abbastanza drasticamente riguardo all’era dei Talent Show che al momento impera nel biz. Onestamente spiazzati da quest’atteggiamento combattivo e favorevolmente impressionati dall’onestà dei ragazzi, abbiamo cercato di approfondire le loro opinioni per sviscerare fino in fondo il messaggio che i Dari vogliono proporre ai loro ascoltatori. Intanto “In testa”, questo il titolo del cd, è un lavoro che è nato in garage, dopo numerosissime sessioni di registrazioni, dopo nottate insonni e momenti di difficoltà. “Abbiamo lavorato molto sul sound, volevamo ovviamente mantenere l’elettronica quale elemento centrale dei pezzi cercando però di proporre musica elettropunk o anche disco ma suonata in tutto e per tutto da una band. Nel primo disco ad esempio le batterie erano campionate, a questo giro sono state suonate dal vivo, abbiamo registrato strumenti diversi e abbiamo cercato di dare un taglio essenzialmente ‘live’ a tutto il cd. Abbiamo passato mesi insieme, ci sentiamo una band in tutto e per tutto, purtroppo Cadio è impegnato con Trl e quindi ci siamo ritrovati a essere un power trio, come era prassi negli anni ottanta. Il nostro produttore Domenico Capuano ci ha aiutato sulle classiche ballad chitarra/voce e noi abbiamo messo molto del nostro in tutto il resto, sentiamo davvero tanto questo disco, abbiamo deciso di rischiare qualcosa in più perché preferiamo essere noi stessi piuttosto che percorrere la strada della prevedibilità: ci sentiamo di osare sia dal punto di vista estetico, artistico, musicale e perché no anche da quello filosofico. Ad esempio non proponiamo le classiche canzoni d’amore che da sempre funzionano bene per la musica leggera italiana. Dario riesce ad analizzare l’amore guardando alle scocciature, ai problemi e ai disastri che si sviluppano in ogni storia d’amore. Oltre a questo cerchiamo di analizzare anche la società moderna che ti obbliga alla routine e alla monotonia, cercando di annullare i tuoi sogni e di annullarti la personalità. Anche in queste cose si riflette la filosofia Dari, noi cerchiamo di dire che è necessario non farsi assorbire dal sistema che soffoca il pensiero autonomo, è necessario continuare a sognare e a lottare per perseguire i propri sogni. Qual è il nostro sogno? Ovviamente continuare a fare i dischi e, magari, essere recepiti, ascoltati e non lasciati da parte a causa di preconcetti o precatalogazioni di sorta.”

Già, preconcetti che sono esplosi dopo “Wale”, singolo che li ha lanciati qualche anno fa: “Wale è una filastrocca, è stata recepita da un pubblico molto giovane e mal interpretata dagli altri. In questo nuovo cd vogliamo mandare un messaggio a chi ci ha seguito da subito, e sta crescendo, e provare ad arrivare anche a qualcun altro. Attenzione non stiamo rinnegando il nostro pubblico, anzi meno male che c’è e meno male che ha recepito il nostro messaggio. Solo che quando io e Dario (è Fabio, bassista, a parlare, ndr) suonavamo nel circuito indipendente Valdostano, venivano a vederci persone quasi trentenni, poi c’è stato un reset totale con “Wale” e siamo stati inseriti a manetta nel calderone teen… ripeto meno male che ci sono i nostri fans, ma ora vogliamo portare loro a un livello diverso con un disco più maturo, augurandoci che anche altre persone drizzino le antenne. E’ un’evoluzione naturale credo, che capiterà per forza a tutte le band considerate per teen oppure a quelli che sono stati ‘fraintesi’… andando indietro nel tempo mi vengono in mente i Velvet o Jovanotti tanto per capirci. Ripeto, è un percorso necessario che colpisce chi vuole affermarsi e fare passi avanti, non certo come succede coi talent show in cui vieni subito sparato a mille per poi sparire l’anno successivo.”

Alt, un attimo: i ragazzi sono esplosi con Mtv e ora danno addosso ai Talent show televisivi? Esigiamo spiegazioni: “Noi non abbiamo nulla contro i ragazzi che escono dai talent show, da Amici o X Factor che sia, sono bravi e hanno talento, è il sistema però ad essere sbagliato. I Talent show offrono un’alternativa al garage e alla band classica, che si costruisce lentamente facendosi la gavetta anno dopo anno: lì vai subito al top, ma non duri perché la gente è fan del programma e difficilmente rimane fan dell’artista a lungo. La televisione che offre alla gente questo modello, la influenza a guardare lo show e a non andare più ai concerti, questa direzione fa male alla musica e non abbiamo problemi a dirlo. Sanremo ad esempio non è più considerato il festival, ma una gara importante dove si va in sfida e si vota come nei talent show. Per carità ripetiamo, vengono fuori degli ottimi esecutori con grande talento, ma non dei musicisti completi. Noi se affondiamo spariamo con la nostra roba, scritta, suonata e cantata da noi, i ragazzi dei talent hanno i ghost writer ed eseguono fine. Il nostro percorso è stato diverso, “Wale” è arrivata in televisione perché da internet, grazie al nostro MySpace, è arrivata una spinta, una mozione che ci ha portato in televisione ma non siamo per nulla partiti da Mtv. Non siamo stati imposti ma ci siamo imposti sul web e solo dopo siamo arrivati a Trl e quant’altro.”

La personalità non manca ai Dari del 2010, vedremo se il tempo premierà la loro identità e la loro voglia di staccarsi da un certo tipo di immagine. Per ora possiamo solo prendere atto del loro coraggio e apprezzare la strada intrapresa.

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