Alice Mondia presenta Plaster, il suo nuovo EP

alice-mondia-plaster-2014

Ritroviamo Alice Mondia due anni dopo “Scacco”. La scusa per parlare con la bella vocalist è la pubblicazione di “Plaster”, suo nuovo EP. Quali sono le principali differenze tra Scacco e “Plaster”? Credo che con Plaster la cosa fondamentale che è cambiata sono i contenuti. Oggi mi sento pronta a parlare, a scrivere, a dare voce ad argomenti seri, profondi, delicati. Qualcosa in me è cambiato e solo da qualche mese. Oggi mi sento pronta ad aprire il cuore alla gente e ad essere anche in qualche modo vulnerabile. Anche le sonorità si avvicinano sempre più ai miei gusti musicali.

Quanto è cambiata la tua carriera da musicista dalla presentazione al Just Cavalli (a cui eravamo presenti) del disco precedente a oggi? Innanzitutto felicissima e ti ringrazio di esserci stato in quel giorno così speciale che è stato il punto di partenza di tante cose. Quando presenti un disco non sai bene dove questo ti porterà, a me piaceva moltissimo ed ero soddisfatta e felice di tutto il lavoro svolto, ma non sai mai come il pubblico, la stampa, la critica prenderà il tuo lavoro. È stato un susseguirsi di sorprese, ringrazio per ogni possibilità che mi è stata data e spero di poterne avere ancora, per un’artista indipendente la storia non è già stata scritta da qualcuno, ma è un’avventura da scoprire passo per passo. Con Plaster, che è un lavoro nato molto spontaneamente, ho fatto più di quanto credevo, credo di aver fatto un salto in avanti superando alcuni limiti personali come persona e artista. A questo album hanno inoltre partecipato moltissimi professionisti che non hanno solo messo la loro arte ma credono anche fortemente in questo progetto.

Quali sono state le tempistiche di realizzazione dello stesso? Meno di un anno, man mano che stavamo scrivendo brani abbiamo cominciato a prefissarci delle date di uscita di singolo ed EP, se no si continua a lavorare e lavorare, correggendo all’infinito i brani  per cercare una perfezione che esiste solo nella nostra testa. È stato un anno ricco ed intenso, con tante trasferte e splendide persone. Un’avventura speciale. Abbiamo avuto anche la possibilità di migliorare la qualità di alcuni step di realizzazione come per esempio il master fatto a Londra dal noto fonico Matt Howe.

Cosa puoi raccontarci delle riprese del video di Spigoli d’amore? Se ve la racconto non ci crederete. Ancora oggi ridiamo pensando a tutto! Eravamo a girare ai piedi di una collina dove vi erano queste bellissime cave. Per l’intera giornata la temperatura è rimasta sotto lo 0° e il sole ha fatto tutto il giro della collina lasciando all’ombra solamente il posto dove eravamo noi! Dire che era freddo era poco! Per fortuna ci siamo accampati mangiando un hamburger a pranzo davanti a delle torce finlandesi! Giuseppe, il modello, è stato veramente professionale e bravissimo: tra le riprese e il body painting non si è tirato indietro un solo secondo! Il team di Digital Flow con il regista Gianluca Simone e Gianni Lo Giudice hanno veramente realizzato un capolavoro! Ne approfitto per ringraziare ancora tutte le persone che hanno lavorato al video!

Che esperienza è stata quella di partecipare al progetto Un aiuto ai confini del mondo? Mi ha riempito il cuore. Era da tempo che volevo fare qualcosa di veramente utile per chi ne avesse davvero bisogno. Quando mi hanno parlato di questo angolo sperduto del mondo mi sono affezionata subito. Sono angoli dimenticati e per fortuna c’è qualcuno che si accorge di loro. La Fondazione ha in atto diversi nobili progetti. Run è il mio orgoglio, ogni volta che la sento penso alla missione e questo lo rende un pezzo non solo motivante ma con una bella anima. Mi piacerebbe molto andare sul posto a vedere i volontari all’opera e conoscere queste famiglie.

Quali sono i tuoi prossimi progetti? Ho la grande speranza che Plaster venga apprezzato tanto dal pubblico e che finalmente riesca a fare quel fatidico scalino che serve per essere un’artista a tutti gli effetti. Spero di poter fare molte date in Italia e perché no, magari anche in Svizzera e Germania. È un cammino lungo che abbiamo affrontato con il coraggio di indipendenti e in un momento difficile della storia della musica. Speriamo di esser un’eccezione in un mondo di poche prospettive! Naturalmente parlo al plurale perché in questo progetto siamo in tanti ad aver lavorato e ad avere riposto tutte le speranze…


Condividi.