Alter Bridge, il nuovo album Fortress presentato da Mark Tremonti

Gli Alter Bridge pubblicheranno il 30 settembre 2013 il nuovo albumFortress“. E’ il chitarrista Mark Tremonti, un habitué nonché un amico di queste pagine, a parlarcene col solito entusiasmo e con la convinzione, più che giustificata, che la band sia riuscita a confezionare un grandissimo disco. Il quartetto sarà in Italia a novembre, l’11 a Roma e il 12 a Milano, per due concerti attesissimi per supportare l’ultima fatica.

Perché avete scelto questo titolo?
In realtà non è che avessimo una rosa ben definita di titoli. Però posso dire con certezza che abbiamo usato il titolo “Fortress” perché siamo convinti che sia uno fra i pezzi meglio riusciti all’interno dell’album. Inoltre, è anche un titolo di forte impatto. Quindi, perché no?

Puoi darci qualche dettaglio sul processo di lavorazione del disco?
Io e Myles siamo stati impegnatissimi ognuno coi suoi impegni, nella fattispecie Myles era impegnato con Slash & The Conspirators, mentre io ero alle prese col tour del mio disco solista All I Was. Nonostante ciò, questo è stato il disco al quale abbiamo più lavorato in fase di pre-produzione. Ci abbiamo messo un anno buono a terminare questo processo, volevamo essere sicuri che questo fosse un disco solido. Dietro a Fortress c’è molto lavoro, molte idee e spero che il pubblico se ne accorga.

Come hai detto poc’anzi, nel 2012 hai pubblicato il tuo primo disco solista. Vorrei sapere se e in quale modo possa aver influito sul quarto album degli Alter Bridge
A dire il vero, è un prodotto leggermente diverso perché ha venature metal molto più marcate. Certo è che questa esperienza è stata un’ulteriore crescita umana e professionale e quindi, inevitabilmente, ha portato sicuramente dei benefici nel mio modo di fare musica.

Ti ho fatto questa domanda perché, ascoltando il disco, ho notato che Addicted To Pain e The Uninvited sono i pezzi che più strizzano l’occhio a All I Was. Qual è la storia dietro questi due pezzi?
Addicted To Pain è il pezzo più radiofonico, per questo motivo l’abbiamo scelto come primo estratto dall’album, ma non è di certo il brano più rappresentativo dell’album. Insomma, un po’ come era avvenuto per Isolation!
E invece chi è The Uninvited?
The Uninvited parla di quando, nella schiera delle tue conoscenze, si trova una persona che si comporta male, che ti crea solo negatività, la cui presenza è deleteria. Di conseguenza, non è più la benvenuta nella tua vita.

“Calm The Fire” ha suoni molto epici. Com’è nata?
Myles stava scrivendo un testo che parlava delle cose che ci fanno sentire male, abbiamo composto la strofa e il pre chorus, e ne è venuta fuori questa linea melodica molto interessante.

Canti in “Waters Rising”. Scelta o caso?
Diciamo entrambe le cose. Durante la fase di lavorazione alla canzone, il nostro produttore Elvis (Baskette, ndr) era convinto che se avessi dato la mia impronta, il pezzo ne avrebbe sicuramente guadagnato. Ho proposto di cantare e sono rimasti tutti molto soddisfatti.

Ho notato che in Cry of Achilles ci sono degli echi progressive mentre, invece, Fortress ha un’accelerazione molto Sabbathiana. Qual è la ricetta per mettere insieme sonorità così diverse fra loro?
E’ semplice: ogni canzone ha una sua identità. Avendo una sua personalità la si può sviluppare bene e coerentemente, senza aver paura di discostarsi dalla natura dell’album. Perché alla fine Fortress è questo: un disco che raccoglie vari colori, ognuno rappresentato da una canzone.

Quando ho ascoltato Fortress, la prima impressione è stata che questo fosse il disco più pesante che abbiate mai fatto…
Penso che sia proprio così. Fortress è nato in questo senso, si è cresciuto e sviluppato come un album pesante, con una forte personalità. Ci abbiamo lavorato come dannati ma sono contentissimo del risultato finale e credo che lo sarete anche voi!

Definisci questo album in tre parole…
Hard Rock Album


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