Anders Friden (In Flames)

In Flames Intervista

Poche ore prima dello show di Berlino, come headliner del Taste of Chaos Tour, incontriamo un malato Anders Friden per fare due chiacchiere.

6 dicembre 2009

Non molte cose da dire su “A sense of purpose”, release che ormai è già stato discussa e presentata anche su questi lidi; ormai è tempo di bilanci, sia come musicisti sia dal punto di vista personale.

Questa è la vostra ultima parte del tour di supporto al vostro ultimo disco. Siete in tour ormai da un anno e mezzo, ed è tempo di bilanci sull’affluenza ai vostri concerti e su come è stato “valutato” “A sense of purpose”.
Faremo alcune date in Asia nelle prossime settimane, questo Taste of Chaos non è per noi l’ultima parte del nostro tour. Anche se è l’ultima di una certa importanza. Sicuramente dopo queste ultime date ci prenderemo una piccola pausa prima di iniziare a pensare al nuovo disco, che inizieremo a registrare solamente alla fine del prossimo anno. La nostra intenzione sarebbe quella di di pubblicare qualcosa nella prima metà del 2011. Tempo di bilanci? Ad essere sincero, parlando di bilancio, non saprei dirti un qualcosa di preciso; ho notato però che c’è sempre più gente che viene ai nostri concerti per divertirsi e cantare i nostri brani. Ovviamente ci sono differenze più o meno marcate tra i vari stati, ma se devo darti un giudizio generale di sicuro sono stati dei mesi molto positivi. Una cosa che abbiamo apprezzato particolarmente è il fatto che il pubblico abbia apprezzato i nostri nuovi brani.

Quindi i risultati che pensavate di ottenere prima di pubblicare il disco sono stati raggiunti?
Sì, tutto ciò che pensavamo di ottenere prima di pubblicare “A sense of purpose” si è realizzato. Certo, non puoi mai fare l’errore di fidarti ciecamente dei fan e, più in generale, delle persone, ma il risultato che abbiamo ottenuto è stato ampiamente positivo.

Come sta andando la riabilitazione dall’alcol che sta facendo Jesper Strömblad?
Ci sta lavorando da alcuni mesi; come potrai immaginare, non è una cosa che si risolve in pochi giorni, ma necessita di tanto tempo e, soprattutto, di essere seguita giorno per giorno. Dallo scorso febbraio non ci sta seguendo in tour come chitarrista: in casi come questo i fatti personali di una persona valgono molto di più della band stessa e, di comune accordo, abbiamo preferito che restasse a casa per curarsi.

E come posizionate questa posizione da headliner del Taste of Chaos nella vostra carriera? Un nuovo inizio o un “premio alla carriera”?
Non è un nuovo inizio per noi, è la fine di un lungo tour di supporto (ride, ndr); un nuovo inizio per noi è sempre la pubblicazione di un nuovo album. Questo Taste of Chaos lo prendiamo come un’evoluzione che gli In Flames hanno avuto nel corso degli anni. Non puntiamo ad ottenere risultati sempre più positivi, il nostro scopo è come sempre far divertire la gente, anche qui a Berlino. Il tour sta andando benissimo: prima nel Regno Unito, poi Francia e Scandinavia. Abbiamo fatto anche alcuni show prima di questo tour, come in Italia, ma non ho idea il perché la vostra nazione sia stata esclusa da questo tour.

Siete in tour con i Killswitch Engage, con i quali avete già condiviso il palco quest’estate in Canada..
Quella in Canada non è stata la prima volta nella quale noi e i Killswitch Engage dividiamo il palco: ci conosciamo da dieci anni, ma è la prima volta che andiamo in tour con loro in Europa. Girare il mondo con questa band è divertentissimo, prima e soprattutto dopo il concerto: loro sono stati prima di tutto nostri fan, ma con il corso degli anni abbiamo stretto un ottimo rapporto di amicizia.

Poco fa abbiamo parlato del nuovo disco, che pubblicherete nel 2011. Hai già qualche dettaglio a riguardo? Avete già iniziato a lavorarci?
Non abbiamo ancora deciso niente: né sul songwriting né sulla direzione che prenderemo. Inizieremo solamente tra qualche mese a raccogliere le idee, dopo qualche settimana di riposo. Sicuramente suonerà come gli In Flames, per il resto non abbiamo ancora nessuna idea.

Un’ultima domanda è sull’influenza che la vostra musica ha avuto in questi ultimi anni; voi e poche altre band svedesi (At the Gates) avete definito le basi di un genere che oggi è seguito da molte persone, soprattutto giovani. Come vi sentite ad avere questo status addosso, di essere di fatto diventati una band di livello mondiale?

Sicuramente è una cosa che ci onora e ci rende pieni di orgoglio, ma onestamente non abbiamo mai pensato a questa cosa. L’essere migliori di altri non è mai stato uno degli scopi per i quali abbiamo iniziato a suonare, registrare dischi e andare in tour. Piuttosto, un pensiero che invece, personalmente, mi fa molto riflettere è il fatto di essere ormai a metà di un cammino, la carriera come cantante, che non potrò continuare ancora per molti anni. Sono fiero del successo, di cosa siamo diventati ed è un onore per la nostra band essere diventati un’influenza per molti altri; ma a noi, ad oggi, interessa solamente continuare la nostra carriera come In Flames e non pensare a quanto arriveremo in alto nei prossimi anni e a quanto successo saremo capaci di ottenere.

Si ringrazia Kizmaiaz per la collaborazione

Nicola Lucchetta

 

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