Andrea Giotto

Dopo aver fatto parte di una delle migliori hardcore band nostrane (With Love) ecco i nuovi progetti di Andrea. Compresa una netlabel.

23 febbraio 2009

Iniziamo a parlare della tua esperienza con i With Love…Perchè sono finiti i With Love? Colpa di qualcuno, fine di qualcosa?
La metafora che abbiamo usato più spesso tra di noi a proposito della questione With love è quella (trita, ritrita, contrita) della meravigliosa storia d’amore che però, purtroppo, finisce.
Direi dunque che è stato un processo naturale, graduale. Non credo si stessero esaurendo le energie creative, semplicemente ognuno di noi 4 sentiva l’esigenza di andare per la propria strada. Quando abbiamo smesso di suonare con Paolo (l’altro chitarrista, nonché membro fondatore della band) ci siamo detti che era il caso di chiudere la faccenda With Love e di aprirne una nuova, con un nuovo nome. Era il 2001, se non sbaglio. Beh, 5 anni dopo eravamo progrediti come banda di suonatori ma non avevamo un nome nuovo. Personalmente trovavo un po’ sconfortante la faccenda, quasi sottolineasse una certa paura nel mettersi in gioco. Poi, era diventato evidente che ognuno di noi 4 stava iniziando a portare avanti le proprie cose, e sopratutto negli ultimi tempi questo approccio cominciava ad essere pesante. Aggiungici che per -appunto- impegni di chicchessia potevano passare settimane, a volte mesi, senza prove o suonate assieme (anzi, spesso capitavano le suonate a random, due da una parte, due dall’altra. Con gli strumenti girati. Insomma, un casino).
D’altro canto trovavamo esaltante una certa chimica che ci legava, sia musicalmente che come persone: dunque se capitava spesso il momento “ok ragazzi, ci sciogliamo” però poi si facevano tre giorni di prove filate o qualche settimana in giro a suonare ed ognuno di noi trovava stupido ed autolesionistico lasciare la banda: troppo bello, troppe risate, ma troppe sul serio. Musicalmente, non serviva parlarci, e raramente si sentiva il discorso tipico delle bande giovanili “facciamo un pezzo alla xxxx”.
Però arriva un momento (adesso iniziano i violini in lontananza) in cui ci si rende conto che bisogna smettere.
Ci siam trovati a fare qualche data in Austria con Joe Lally e ci siam detti “ok, adesso basta, kaputt” . Si potrebbero tirare fuori aneddoti, o piccolezze scatenanti ma la sostanza è che era semplicemente arrivato il momento di cambiare nome e non ce ne veniva in mente uno più bello di with love.
Oh, magari fra un po’ troviamo il nome nuovo..

Non potevate suonare una vita insieme come gli Stones?
Beh, avessimo venduto tanti dischi quanti ne vendono gli Stones magari ci avremmo pensato. Perché c’è anche questo da dire: ci si mangiava pochino con With Love, e superati i vent’anni inizi ad aver bisogno di qualche soldo. Discorso che non vale nulla, lo so, ma sarei disonesto se non lo tirassi fuori. 

Hai mai voluto fermare il treno evolutivo del gruppo in qualche periodo particolare?
Secondo me la nostra evoluzione è figlia della nostra involuzione. I primi tempi, i primi dischi, era tutto semplice. Arpeggio, distorto, nico urla, batteria in malora. Figata (cazzo, io chiamavo quello emo… passano gli anni e guarda cosa ci propone la mtv generation), concerti per terra, centri sociali, hardcore. Sudore. Poi ci è successo qualcosa, ma non ce lo siamo detti né ci siamo “costretti”. Semplicemente certi suoni hanno iniziato ad annoiarci. Piano piano anche certi discorsi, o meglio il modo di affrontare certi discorsi. La solita faccenda, Luca: punk non è solo musica, ora come ora direi che il concetto vale sempre di più. Argh, la tua domanda, adesso arrivo. La risposta è no, perchè se fermi l’evoluzione diventa difficile chiamarla evoluzione.

Siete arrivati fin dove vi eravate prefissati? O ci sarebbe stata un’altra via da percorrere che è rimasta tranciata?
Non ci siamo mai prefissati nulla, quello forse è stato il problema, o perlomeno quello ci ha limitati. Essendo sostanzialmente un gruppo di (5 prima, poi) 4 cazzoni, abbiamo sempre interpretato la cosa con tanta ma tanta cazzonaggine. Questo non vuole ovviamente dire che non credessimo in ciò che stavamo facendo. Semplicemente, non ci interessava un certo approccio. Il mondo del rock non ci ha mai affascianto, o perlomeno non nel modo che molti immaginano (oddio, qui magari parlo per me). A livello di comunicazione, un disastro. Voluto, s’intende, ma un vero e proprio disastro. Un sito internet (anzi, svariati) incomprensibile, interviste risposte facendo cadaveri squisiti (frasi randomizzate, senza consecuzio). Concerti inascoltabili, presentazioni dei dischi in uscita senza suonare un pezzo dei dischi in uscita etc etc. Tutto questo, alla lunga, ha portato ad un certo atteggiamento nei nostri confronti. Aggettivi come matti, inaffidabili, addirittura pericolosi spesso abbinati alle nostre persone. Ovviamente, qualcuno se ne è approfittato, anche se nessuno si è certamente arricchito alle nostre spalle. Purtroppo, ma questo succede ovunque, qualcuno ha anche sparlato alle nostre spalle, ma anche di questo ci siamo curati ben poco.
Certo, più di un amico mi/ci ha fatto notare che se avessimo avuto un comportamento più politically correct magari avremmo avuto anche un diverso riscontro, soprattutto per quanto riguarda la stampa specializzata. Tutto sommato, onestamente, non me ne può fregare di meno.

Il periodo finale del percorso musicale dei With Love coincide musicalmente con le tue prove soliste avant/impro sotto svariati moniker e in compagnia di amici musici. Adesso invece è uscito il disco di Squadra Omega, nuovo gruppo di cui fai parte. E mi sembra che tu sia tornato al chitarrismo (qui, diversamente dal passato, di matrice krauta) che avevi lasciato da parte da un po’ di tempo per dedicarti all’effettistica (anche sulla chitarra). Ti mancava? Come è nato questo gruppo?
Il moniker Maledetto nasce nel 2000 o giù di lì, mentre si stava ancora suonando con WL. Nasce per gioco/necessità: classica situazione, si deve suonare in un festival e manca uno di noi ma si decide di andare lo stesso in 3, e da qualche tempo mi sono preso un synth e penso “ok, adesso lo proviamo” così viene fuori una session impro (r)umoristica durante la quale (o alla fine della quale, non ricordo bene..)  saluto chi ci sta guardando vaneggiando cose tipo “noi siamo i maledetti”. Poi, siccome era da un po’ di tempo che con Giovanni ci si trovava a fare rumori con macchinette pedali e pipe varie nasce Maledetto Ottave, che si sviluppa come nucleo di 2 (io e giovanni) e molti altri che ci danno una mano dal vivo, e poi di lì mi viene l’dea di aggiungere l’aggettivo Maledetto a tutte le collaborazioni.
Squadra Omega forse si, è una specie di ritorno alla base, anche se a mio modo di vedere ha molte più somiglianze con Maledetto Ottave di quanto possa sembrare. Sostanzialmente è un gruppo aperto, “capitanato” dal sottoscritto e da MojoMatt (già chitarrista/cantante nei Mojomatics). Musicalmente si toccano ambiti più vicini al rock, ma la parte aperta (ambient/noise/?) rimane eccome.
Tutto è nato dopo qualche mese di suonate in amicizia, conosco Matt da un bel pò di tempo ma non ci avevo praticamente mai suonato assieme, ed ora stiamo recuperando il tempo perduto. Si insomma, c’è feeling.

Intanto hai creato una netlabel. Perchè? Raccontaci come è nata. E cosa rappresenta per te la scelta di una netlabel invece di un’etichetta classica.
E’ stata una necessità. Nel 2007 ho aperto un’attività commerciale (eh si, anche questo bisogna fare) e la situazione era complicata: poco tempo per suonare in giro, possibilità economiche limitate, etc etc. Ho sempre pensato che internet sia una possibilità immensa per la condivisione di idee. Uno più uno ha fatto due, ed assieme all’amico Francuzzo (aka Genecyst) è nata Vuoto (www.otouv.org). Inizialmente l’abbiamo pensata come un contenitore in cui raccogliere le ore e ore di registrazioni, progetti sghembi e quant’altro, che ognuno di noi custodiva gelosamente nei propri hard disk (o in centinaia di cassette) e che nessun altra etichetta si sarebbe mai sognata di pubblicare. Poi, piano piano, ci siamo resi conto che questa possibilità andava usata meglio, ed abbiamo iniziato a proporre netdischi ad un po’ di persone/amici che ci piacciono. E la cosa, progressivamente, è cresciuta.
Perché la netlabel, dunque? Perché dobbiamo avere la forza di reinterpretare.  Perché è il Do It Yourself dell’era dei social network … con un amico abbiamo coniato il termine D.I.Y. 2.0 , e non mi pare sia inappropriato. Vediamo che anche le etichette tradizionali si stanno sempre più rivolgendo ad internet per il downloading, a pagamento, delle opere pubblicate. A pagamento, questa è la parola chiave. Per noi, invece, la musica su internet deve essere gratuita. Rivendichiamo questa differenza con orgoglio. Sia chiaro, qui non si vuole sminuire il lavoro del “discografico indipendente” tradizionale. Anzi, massimo rispetto. Un pò meno rispetto verso il discografico di professione, la cosiddetta major. Si lo so, l’obiezione può sembrare banale e semplicistica, ma se non si vuole partecipare al baraccone ci si sente meglio, senz’altro più liberi. O almeno io la vedo così…

Perché netlabel, dunque (parte 2)?
Perché ha un limitato impatto economico, senz’altro, sia per chi produce che per chi fruisce. Perché è veloce, ma non eterea. Veloce nel senso che può raggiungere, ed essere raggiunta da chiunque abbia una connessione ad internet; non eterea perché si, vero, non c’è  più l’oggetto concreto disco/cassetta/cd ma c’è l’essenza, ovvero la musica .
Perché non serve il petrolio per viaggiare.

Qual è la caratteristica peculiare di VUOTO?
Mi rimangio quello che ho detto finora. Vuoto è isolazionista. Una bolla. Vorremmo essere scarni. Avere poco appeal. Non è un caso che non ci siano indirizzi mail di contatto sul sito. Volevamo un sito contenitore, come ti dicevo, che contenesse l’essenziale (la musica), a costo di sembrare vuoto.
Però, nel momento in cui abbiamo deciso di non pubblicare solo cose nostre, abbiamo capito che alcune cose andavano ripensate. Abbiamo aperto il myspace di Vuoto perché stava diventando impossibile comunicare/essere raggiunti. Abbiamo addirittura iniziato una sorta di attività promozionale per Vuoto. Abbiamo iniziato a studiare strategie di espansione verso mercati poco battuti. Ci credi?
Ciò che caratterizza Vuoto è la pienezza di idee contrastanti. E poi non lecchiamo il culo agli americani. O perlomeno non facciamo di tutto per produrre nomi altisonanti o anglosonanti, tanto per fare gli internazionali. Siamo convinti di avere una cricca di amici veramente in gamba, e crediamo sia nostro dovere produrre i loro lavori. Non siamo una setta, ovvio, però appunto non siamo i cani da compagnia di nessuno.

Come hai scelto i progetti musicali da pubblicare sulla netlabel?
Vedi sopra. Con l’aggiunta che io ed il socio facciamo delle litigate furibonde, spesso tramite istant messaging, per decidere i dischi Vuoti, peccato che non le ho mai salvate perché spiegherebbero molte cose. Si, prendiamo molto sul serio la cosa, e questo punto lo vorrei sottolineare. Non esce di tutto su Vuoto, solo perché è free download /free cost /free willy. Esce quello che vogliamo noi 2, ed a volte neanche quello.

Chi vorresti avere in futuro tra le fila della tua etichetta?
Troppo lunga da rispondere.

Luca Freddi

Condividi.