Any Face, intervista alla band

Any Face intervista

Abbiamo contattato gli Any Face a pochi giorni dalla release del loro nuovo discoPerpetual Motion Of Deceit“, e ci siamo fatti dare qualche anticipazione su quello che sarà il terzo capitolo della loro carriera discografica. A quanto pare ci aspetteranno delle interessanti sorprese. Leggere per credere!

Di nuovo in studio a quattro anni di distanza dall’ultimo disco. Cos’avete fatto in questo periodo?
Davide – Ciao Corrado. Dall’uscita di “T.C.O.S.” nel novembre 2010 ci siamo immediatamente dedicati alla promozione live dell’album, che è durata fino all’ inoltrata estate del 2012. E’ stata molto soddisfacente: per diverso tempo siamo riusciti ad avere in media almeno una data al mese, e considerando che sono state tutte organizzate o da noi o tramite scambi con altre band non è stata cosa da poco per un gruppo così estremo come il nostro. Nel frattempo più volte abbiamo iniziato a scrivere materiale per il terzo album, ma in quell’arco di tempo abbiamo dovuto affrontare diversi cambi di line up che pur non arrestando l’attività concertistica hanno però fatto arenare ogni volta il lavoro di composizione. Tutto questo si è concluso con l’arrivo di Luca (l’attuale cantante) nell’autunno 2012 e, purtroppo, con la dipartita di Szymon (uno dei due chitarristi, che saluto) nel gennaio 2013 sia dalla band che dall’Italia. Il resto dell’anno è stato totalmente dedicato a “P.M.O.D”. Composizione e pre produzione si sono concluse lo scorso dicembre; la post produzione durante i primi giorni di marzo 2014.

Prima di parlare del nuovo disco vorrei chiedervi: come vedete “The Cult Of Sickness” ora che è passato del tempo dalla sua pubblicazione? Siete soddisfatti di tutto il lavoro? Al pubblico e alla critica è piaciuto nel complesso?
Omar – Riascoltandolo mi trasmette ancora emozioni, anche se le coordinate attuali si sono spostate in maniera quasi netta. Andiamo tutti fieri di quel disco e di quel periodo.
Tony – Siamo abbastanza soddisfatti dei riscontri di critica ottenuti. Non è un disco di facile ascolto eppure ha raggiunto l’obiettivo. Ovviamente col senno di poi ti dico che ci rimetterei le mani ma accade sempre per ogni cosa che registro. Si arriva però ad un certo punto in cui per forza bisogna decidere di fermarsi.
Davide – Sono fiero del nostro lavoro precedente. Rappresenta perfettamente ciò che erano e volevano essere gli Any Face in quel periodo: una band estrema, tecnica, claustrofobica e brutale ma non priva di una propria personalità. A distanza di tempo trovo che stia invecchiando molto bene e lentamente. Sono soddisfatto. E anche se a livello di arrangiamenti alcune cose non le ripeterei reputo che sia perfetto così com’è, dalla composizione al suono. L’accoglienza fu spiazzante per noi: non abbiamo letto una recensione negativa e da quanto ne sappiamo è piaciuto ad ogni appassionato del genere che lo ha ascoltato. Onestamente non ce lo aspettavamo.


Ora possiamo invece dedicarci alla vostra nuova fatica. Quando avete iniziato a lavorarci?
Tony – Iniziammo quasi subito dopo” T.C.O.S.” solo che i tempi si sono allungati a causa dei vari problemi di line-up. A noi serviva lavorare in un certo modo per far si che fossimo contenti dei risultati del nostro impegno, e questo tipo di cose si ottengono solo con una certa stabilità all’interno della band.
Davide – Come detto prima, più volte abbiamo iniziato a comporre materiale per il successore di “T.C.O.S”, ma i vari cambi di formazione hanno permesso di dedicarci serenamente alla scrittura solo all’inizio del 2013. Avevamo già un paio di canzoni pronte nei primissimi mesi del 2011 e in un’occasione le abbiamo anche proposte dal vivo. Di queste, ne è rimasta soltanto una che però ha subito profonde modifiche. L’altra era più rappresentativa di ciò che saremmo potuti diventare se non avessimo interrotto, per la prima volta di una lunga serie, i lavori di scrittura. Era una versione ancora più tecnica, estrema e cervellotica di quanto fatto in “The Cult Of Sickness”: il lasso di tempo tra l’uscita del disco e la nascita di quei brani è stato davvero breve, ragion per cui l’influenza dell’album era ancora molto forte. La band allora si stava ulteriormente estremizzando. Poi i cambi di formazione, l’evoluzione umana ed artistica di ognuno di noi e il trascorrere del tempo ci hanno permesso di vivere con maggior distacco quanto fatto in precedenza e di intraprendere il percorso che ci ha portati a “Perpetual Motion Of Deceit”.
Omar – Il lavoro di composizione è stato un filo più complesso del precedente, come già accennato da Davide. Dall’inizio del 2013, siamo riusciti a dedicarci alla composizione del nuovo album. I vari cambi di line-up ci hanno procurato parecchi rallentamenti. Per non parlare poi di alcuni infortuni capitati lo scorso anno ad alcuni componenti della band che hanno per forza di cose arrestato per qualche tempo i lavori di scrittura.

Cosa ci dovremo aspettare da “Perpetual Motion Of Deceit“? Ci saranno delle differenze rispetto ai lavori passati?
Davide – Per tutta una serie di motivi vivo “P.M.O.D” come la chiusura del cerchio; è la fine di un percorso iniziato nel 2000 con la nascita della band e contemporaneamente l’inizio di uno completamente nuovo ancora da esplorare. Com’è ovvio per noi, la componente estrema è sempre molto presente, così come quella puramente tecnica, ma in buona parte dei brani sono unite ad una ricerca melodica piuttosto sofisticata e da noi mai così approfondita prima. Detto questo però che nessuno si aspetti un album del cosiddetto “melodeath”, genere che nel 90% dei casi favorisce uno stretto rapporto tra il sottoscritto ed il water, perché non sarà assolutamente così. La componente melodica/sperimentale è un’interpretazione delle nostre influenze fusion/jazz e di quelle derivate dal progressive, rock e metal che sia. A livello ritmico c’è stata molta più attenzione al groove che in precedenza. Siamo in difficoltà quando ci viene chiesto quale sia il genere del nuovo album: per ovviare ci definiamo una extreme crossover band. In pratica, diciamo tutto e niente e così ci pariamo il culo! Fattore fondamentale poi per poter ampliare a livello musicale certe sperimentazioni magari in precedenza solo abbozzate è stata la voce di Luca. Lui non è un cantante tipicamente death metal e questa cosa ci ha permesso di osare maggiormente durante la composizione. E’ anche per questo motivo che, come nel trapassato remoto, mi sono nuovamente cimentato con growls e screams tipici del genere estremo. Ma questa è una cosa relegata esclusivamente all’ambito delle registrazioni, in quanto dal vivo Luca ha una voce che spacca le pietre ed io non ho assolutamente voglia di re-imparare a suonare e sbraitare allo stesso tempo. Sempre la versatilità della voce di Luca ha permesso inoltre l’inserimento della voce pulita di Omar in diversi brani e un paio di ospitate che chi ci conosce per i lavori precedenti troverà inaspettate e spiazzanti. Per cui, per risponderti, sì: come da tradizione per questa band, il nuovo lavoro risulta essere differente e più maturo rispetto al precedente. Siamo sempre noi, e chi già ci conosce non faticherà a rendersene conto, ma non siamo rimasti fermi e ci siamo evoluti.
Tony – Ogni lavoro alla fine è una storia a se ma con un filo conduttore; una certa evoluzione artistica che ci accompagna durante il percorso della nostra vita musicale. Il nuovo album per certi versi sarà sorprendente.
Omar – Il sound è decisamente più vario, più sperimentale se vogliamo. Personalmente lo trovo più fruibile all’ascolto rispetto al suo predecessore; si è cercato di concentrarci maggiormente sulle scelte giuste per ogni singolo brano, per quello che è il nostro modo di intendere la composizione ovviamente, ed è stato sicuramente un passo avanti.

Trovo interessante il concept dell’immagine della copertina; anticipa le tematiche che verranno trattate nei vari brani?
Omar – Moto perpetuo dell’inganno…può racchiudere molte interpretazioni. Se ti soffermi un secondo a pensare agli sforzi che compi nella vita…al cercare di trovare una tua identità; all’emergere; al voler a tutti i costi identificarsi in una o in un’altra tipologia di persone…alla fine si risolve tutto in un appiattimento generale. Vieni uniformato esattamente allo stile di vita che hai scelto di seguire, qualunque esso sia. Tutto questo a mio parere risulta essere il grande inganno, perpetuo, della vita.
Tony – Si, sono argomenti che vengono affrontati nei vari brani e sono un po’ il racconto di quello che succede nella vita. Basta accendere il televisore o leggere un giornale e ci si rende conto di quanto sia difficile non essere ingannati da questo o quell’individuo che cerca di guadagnare su di te.
Davide – Sono felice che si citi la copertina. Sia per la band che per Valentina, l’autrice, che ha collaborato con noi per la terza volta consecutiva. Nelle interviste passate nessuno si è mai soffermato sul suo lavoro e lei giustamente un po’ ne ha sofferto. Come per i precedenti, è stata impeccabile nel rappresentare quello che avevamo in mente…dimostrando, come sempre, una pazienza infinita nel seguire ogni nostra indicazione ed una velocità d’esecuzione davvero rara. Trovo che la cover pur rappresentando un’immagine inquietante sia molto elegante, se mi è concesso il termine. Lo stesso per le grafiche in generale. La copertina raffigura la fusione di idee mie e di Omar a cui si sono aggiunte intuizioni di Antonio e Luca. Musica e testi sono decisamente collegati a titolo e cover. In alcuni casi anche in maniera esplicita. Credo che a grandi linee questo nostro terzo album possa essere definito come una sorta di “concept”, anche se la cosa è nata in maniera del tutto spontanea e non volontaria. Faccio presente quella che per me è la chicca del lavoro di Valentina: l’autocitazione e l’autoreferenzialità. Ci sono elementi che riprendono le copertine dei nostri primi due album: la fabbrica e le ciminiere (dal nostro debutto del 2006 “Craving Out Of Mist”) ed il tentacolo, preso direttamente dalla cover di “The Cult Of Sickness”. E’ il nostro modo di dire che siamo tornati e che siamo sempre gli Any Face, ma in una veste rinnovata. Sono comunque elementi inseriti non a caso ma che contribuiscono a rispecchiare le tematiche del nuovo album. Però preferisco non approfondirle oltre a quanto hanno già fatto Tony ed Omar per dare spazio alla libera interpretazione di chi ascolterà, visto che anche tra di noi le interpretazioni sono le più diverse. Aggiungo solo che utilizzando figure metaforiche magari forti, il messaggio di questo album è profondamente positivo: uscire dagli schemi pre-impostati e spesso ciclici dal tempo e dall’andamento delle cose per cercare, trovare e vivere liberi il proprio Io.

Perpetual Motion Of Deceit Cover

Come siete arrivati al contratto con Nadir Music? Come vi trovate a lavorare con un management?
Davide – “The Cult Of Sickness” fu la prima uscita di Buil2Kill Records, sotto-etichetta della nota Nadir Music. Da parte nostra c’è stata grande soddisfazione in quel rapporto e penso che la cosa sia stata reciproca, visto che per il nuovo album ci è stato proposto un contratto per la label madre. In ogni sua fase,“P.M.O.D.” è nato sotto lo sguardo di Nadir. Tommy Talamanca (Sadist, per i pochi che ancora non lo conoscessero) ci ha seguito per la parte tecnica e confermiamo la sua fama di gran professionista della consolle. Trevor (Sadist, come sopra) e Federico sono poi due presenze rassicuranti sia dal punto di vista umano che da quello prettamente lavorativo grazie alla loro disponibilità, competenza ed esperienza. Proprio in questi giorni (marzo 2014) abbiamo inoltre firmato un accordo con Eagle Booking Live Promotions e da quanto ne sappiamo è la prima volta che due realtà così importanti come Nadir ed Eagle collaboreranno a stretto contatto su un progetto comune. Saverio (Eagle) sembra essere inarrestabile e si sta già movendo per noi. Insomma, siamo seguiti da due colossi in ambito italiano. Come ci troviamo? Per quanto mi riguarda è davvero molto strano dover interagire con così tante persone per Any Face, che è qualcosa che sento e vivo come mia e dei miei compagni in maniera estremamente viscerale, ma trovo sia un’importante occasione per apprendere ulteriormente come ci si muove in ambienti professionali. E’ un’ottima cosa. Da Nadir sappiamo cosa aspettarci ed andiamo sul sicuro, vista la precedente collaborazione, e con Eagle ci siamo sentiti da subito a nostro agio. Siamo certi che la band si porterà a casa delle belle soddisfazioni.
Tony – Siamo felici di poter lavorare con dei professionisti seri e del settore.

Avete già pianificato l’attività di promozione live del nuovo lavoro?
Tony – Ci stiamo organizzando in tal senso. Come ben sai, qui in Italia fare dei live seri e di un certo spessore non è mai facile. La crisi ha colpito anche il settore dei locali che solitamente appoggiano un’attività concertistica; i costi sono sempre piu alti e la politica di sicuro non aiuta. Ma siamo fiduciosi nei nostri partner e avrete delle belle sorprese. Di sicuro chi ci vedrà dal vivo rimarrà colpito. Le grandi band ci sono anche qui e siamo pronti a dimostrarlo!
Davide – Se ne sta parlando. E’ tutto in divenire, ma a breve ci saranno notizie al riguardo.

Ci siamo detti tutto, manca solo la data di uscita del disco…è già fissata? E come possono avere vostre news i nostri lettori?
Tony – Telefonandomi, ovvio!
Omar – Al momento una data precisa non è ancora stata fissata, ma anche in questo caso si tratta di attendere ancora pochi giorni per avere notizie certe. Per ora si parla di fine aprile/inizio maggio 2014. Per avere nostre notizie, potete contattare direttamente Nadir ed Eagle.
Davide – Oppure cercateci in rete: siamo su Facebook, Reverbnation, Youtube ed altri siti. Non siamo assolutamente tipi da social network, ma visto quello che c’è in ballo promettiamo che ci impegneremo per essere più presenti e che interagiremo con chiunque voglia mettersi in contatto con noi. O almeno ci proveremo. Grazie mille per l’intervista. A presto.

Condividi.