As I Lay Dying: non era facile scrivere dopo An Ocean Between Us…

Phil Sgrosso, chitarrista degli As I Lay Dying, non è tipo da molte parole, quelle che spende però le spende bene. Lo abbiamo incontrato al Sonisphere di Jonschwil al termine di una perfomance che ha scaldato gli infreddoliti spettatori del festival.

 

“I fan dell’heavy metal non si fanno molti problemi per le condizioni atmosferiche. Oggi piove da far schifo e c’è un sacco di fango eppure han pogato, si son sbattuti e non si sono fatti problemi a sporcarsi, vivono la musica come nessun’altro poche storie.” Dopo questa introduzione è obbligatorio chiedergli quindi cosa ne pensa degli stessi metallari che denigrano il genere metalcore, genere in cui gli As I Lay Dying sono a ragione considerati tra i gruppi di punta: “Sì ma il fan del metal è anche molto esigente, poco incline alle innovazioni e sempre pronto alla polemica, poi però quando una band spacca tutto sul palco si diverte e si gode lo show. Inizialmente eravamo molto influenzati dall’hardcore, poi gradualmente ci siamo spostati sul metal ma siamo orgogliosi di far parte del movimento metalcore. Chi pensa che siamo meno pesanti o meno veri di altre band cambia idea dopo averci visto dal vivo…”

Un nuovo album per gli As I Lay Dying, e un nuovo inizio dopo il picco qualitativo del precedente lavoro “An Ocean Between Us”: “Devo essere onesto, avevamo una grande pressione addosso, non è stato facile cominciare a scrivere dopo “An Ocean Between Us”, tutti noi sapevamo bene l’importanza che quel disco aveva avuto per la carriera degli As I Lay Dying. Anche per questo “The Powerless Rise” è stato il nostro album con la gestazione più lunga, quello a cui abbiamo dedicato maggior attenzione. C’abbiamo messo quasi un anno tra scrittura, registrazione, mixing e via dicendo, proprio perché volevamo metterci il tempo giusto per creare un disco di qualità che fosse all’altezza della situazione. Siamo molto soddisfatti di ciò che è venuto fuori, per quanto mi riguarda vero “The Powerless Rise” come un ideale “An Ocean Between Us” parte due, può suonare strano ma per me è così.” E chi dice che invece “The Powerless Rise” è un ‘ammorbidimento’ per la band?: “Non penso proprio, c’è qualcosa di nuovo ma rimane un lavoro As I Lay Dying al 100%. Non vogliamo certo conformarci al mainstream, magari cerchiamo di far sì che sia il mainstream a confomarsi a quanto suoniamo noi, mi piace già di più questa cosa…”

E che effetto fa a una band giovane ma già affermata come la loro, suonare insieme ai Big Four? “E’ incredibile vedere queste band che hanno quasi trent’anni di carriera sulle spalle, suonare ed esibirsi con la stessa foga e la stessa voglia degli esordi. Per un gruppo come il nostro è un onore e un grande stimolo partecipare a questi enormi festival estivi, dividere lo stage con leggende della musica e cercare di imparare il più possibile da loro per provare a essere domani un rifierimento, come lo sono stati loro per noi e come lo sono tutt’oggi.”

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