Beppe Carletti (Nomadi)

11 ottobre 2007

 

 

( Foto tratta da http://www.nomadi.it/ )

 

Non capita tutti i giorni d’avere l’opportunità di partecipare a un incontro simile. Nella sede di Milano della Warner Bros, abbiamo avuto la fortuna d’incontrare il leader dei Nomadi Beppe Carletti insieme al Maestro Bruno Santori, in quella che più la presentazione del nuovo disco del gruppo, è stata veramente una chiacchierata tra amici, in cui si sono toccati temi disparati e ho avuto la sensazione di aver incontrato e passato del tempo con uno dei simboli della storia musicale italiana, e soprattutto con una persona dall’incredibile umanità animata da una passione incrollabile. Ovvio prima di lasciare spazio a Carletti, ringraziare Federica Moretti, poiché senza la sua preziosa collaborazione, ciò non sarebbe potuto accadere.

“Avere la fortuna di essere ancora qui a raccontare del proprio progetto più ambizioso di sempre, dopo avere superato mode e situazioni difficili non è una cosa da poco. La musica riflette spesso i tempi che corrono e per come la vedo io non è esattamente un bel periodo questo, parlando ovviamente in senso generale, cerco sempre di essere comunque ottimista e di trovare qualcosa di positivo anche quando, come ora, sembra ci sia poco da salvare e tutto è tristemente indirizzato verso scenari preoccupanti, cerchiamo però di provare a risalire e a vedere momenti migliori al di là di questa realtà, altrimenti non saremo mai in grado di avere momenti migliori”.

“Non è stato facile selezionare i pezzi che sono andati a comporre quest’opera monumentale che abbiamo creato. Inizialmente siamo partiti scegliendo i brani più famosi, veri e propri inni che fanno parte oramai della nostra storia, quindi i pezzi più vecchi e quelli composti insieme a Guccini. Quindi abbiamo individuato anche qualche chicca che non proponevamo da un po’ che credevamo adatta per essere orchestrata dal Maestro. Insomma non sono state tutte scelte scontate, c’è voluto anche del coraggio per mettere in piedi un progetto comunque oneroso, di conseguenza la selezione delle canzoni è stata molto puntigliosa e accurata. Siamo l’unico gruppo italiano ad aver prodotto un disco dal vivo con un’orchestra di 79 elementi, ne andiamo fieri e siamo effettivamente carichi per quanto ne è venuto fuori, un risultato per noi straordinario”.

“E’ stata determinante l’alchimia che si è creata con il Maestro Santori, ci conoscevamo e avevamo riannodato i contatti con il Festival di Sanremo 2006, quando abbiamo discusso di questa idea lui si è dimostrato da subito entusiasta, anche perché è lui stesso un fan della band. Ha seguito molte nostre esibizioni, si è calato all’interno del nostro micromondo per raccogliere e notare più elementi e sfumature possibili della nostra musica”.
(Bruno Santori) “Non avevamo tempi poi così dilatati. Mi sono ritirato per tre mesi e per tutto questo tempo ho cercato di orchestrare al meglio i pezzi su cui c’eravamo accordati. Sapevo che quando ci saremo trovati per provare e quindi andare in scena tutto avrebbe dovuto essere perfetto. Ci sono brani che ho trovato più facili da adattare e costruire, mentre alcuni sono stati difficoltosi poiché si prestavano meno alle orchestrazioni. La pressione era altissima specialmente perché, avendo avuto modo di conoscere ancora meglio la realtà dei fans dei Nomadi, sapevo di avere una grande responsabilità proprio verso gli ascoltatori più affezionati e devoti alla band. Se avessi prodotto arrangiamenti non all’altezza avrei deluso soprattutto loro. Fortunatamente tutto è andato a meraviglia, nei soli quattro giorni di prove e durante le due serate di registrazione del concerto abbiamo trovato una perfetta sintesi d’azione e siamo andati forte.”

“I nostri fans sono incredibili, abbiamo un rapporto molto particolare con chi ci segue, ci sono nuclei familiari che ci seguono in auto, che organizzano le ferie per vederci suonare in più posti possibili. Noi giriamo in pullman e cerchiamo d’andare soprattutto nei centri più piccoli per portare la nostra musica a chi riceve difficilmente visite di questo tipo. E’ una cosa bellissima questa che si è costruita anno dopo anno, una delle nostre chiavi vincenti è sempre stato aver cambiato costantemente qualcosa senza allontanarci troppo dal nostro contesto musicali, il pubblico ha capito quanto teniamo alle nostre origini e ovviamente a loro, e ha sempre seguito e supportato le nostre scelte, suoniamo oltre centocinquanta concerti all’anno e siamo sempre rimasti coerenti con noi stessi. Non abbiamo mai anteposto interessi privati o mai siamo andati incontro a esigenze di mercato o dei media, questo è un altro dei motivi per cui siamo ancora qui oggi a raccontare di questo doppio live, l’apice della nostra carriera”.

“Le major, le grosse case discografiche stanno definitivamente uccidendo il mercato musicale e la musica stessa. La musica è trattata male in Italia. E’ pieno di network che trasmettono solo grandi successi. Son talmente grandi successi che alla fine girano sempre i soliti venti pezzi, pochissimo spazio alla musica italiana e soprattutto ai giovani, agli emergenti. Non dico queste cose per mio interesse, alla fine noi siamo stati fortunati, è una situazione che non può durare ancora a lungo e che soprattutto uccide la passione per la musica. Ora tutti vogliono avere successo, subito e senza fare un minimo di gavetta o di sforzi. Spesso sono le case discografiche stesse a decidere chi avrà successo o meno, per poi sparire dopo poco tempo, magari bruciando così anche talenti che raggiungono l’apice in due anni e crollano in men che non si dica. La musica di qualità, quella fatta col cuore è in pericolo a causa di queste logiche di mercato pazzesche. Anche Internet è uno strumento che viene usato nel modo sbagliato. Non bisogna aver paura a dire che chi scarica una canzone senza pagarla ruba. Ci sono molte cose che possono essere migliorate per far calare un po’ i prezzi dei cd certo, ma questo non giustifica il fatto che si scarichino i dischi e chi si sbatte per farsi conoscere non riceve nulla per quanto fatto. E poi si dice che la musica costa…benissimo anche comprarsi capi d’abbigliamento alla moda costa, molto più della musica, ma nessuno si lamenta nello spendere più di cento euro per un paio di scarpe uguali a tutte le altre con in più solo una marca diversa…”.

“La musica tra le varie arti è quella trattata peggio, ci sono degli interessi incredibili intorno ed è diventato addirittura difficile se non impossibile portare la musica alla gente, fare i concerti in determinati luoghi per esempio”
(Bruno Santori) “Basta pensare al fatto che per portare il concerto dei Nomadi con l’Orchestra nei teatri ci sarà da battagliare come non mai. Sono tutti pronti a investire sulle solite opere classiche proposte in mille salse diverse oramai, ma un investimento inferiore su uno spettacolo come questo, che coinvolgerebbe sicuramente un alto numero di spettatori, magari riportandoli anche verso un luogo, come il teatro, considerato oramai di nicchia, anzi chiuso verso le grandi masse popolari, non viene fatto perché considerato rischioso. E’ pazzesco se ci pensate, un trattamento di parte che mette in difficoltà e che infastidisce. Speriamo di riuscire a fare qualche data in Italia perché uno spettacolo simile ha una rilevanza culturale molto alta, non certo da sottovalutare e catalogare come musica leggera poco impegnata”.

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