Bon Jovi What About Now presentato da Jon

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Jon Bon Jovi ha presentato a Milano durante un press day decisamente intenso il nuovo album “What About Now”. Dopo la comparsata a Che Tempo Che Fa, il frontman della band si è intrattenuto con i cronisti tornando in Italia a fare promozione dopo moltissimi anni. Rispetto alla precedente esperienza di Londra per “The Circle”, i tempi erano nettamente più tiranni, ma questo non ci ha impedito di chiedere in avvio di conferenza cosa si aspetta JBJ dal prossimo concerto di San Siro, visto lo straordinario precedente avvenuto allo Stadio Friuli due anni fa…
JBJ: “Non so davvero cosa aspettarmi dopo la grande sorpresa di Udine! Ne stavamo parlando poco prima con gli altri, quando tutto il pubblico compose con i cartoncini e le bandiere la scritta Bon Jovi fu incredibile, non avevo mai visto nulla di simile in tutta la mia vita! Quando ebbi un paio di anticipazioni delle foto di quella serata, anche se eravamo già in aeroporto ed erano le tre di mattina svegliai tutti dicendo ‘Ehi guardate qua!’ …è uno di quei ricordi che non dimenticheremo mai, è stato favoloso.”

Outune.net – Jon Bon Jovi introducing What About Now on MUZU.TV.

Di cosa parla What About Now? Da dove arriva l’ispirazione per comporre il nuovo album?
“Abbiamo sempre cercato di fare le cose al momento opportuno, quando mi domandano a cosa si riferisce il nuovo album la risposta è semplice, riguarda il momento successivo al termine del primo mandato di Obama in America, l’inizio di un cambiamento a livello economico e ai primi spiragli di ripresa, ai nuovi scenari e ai problemi che si stanno delineando insomma; all’interno del disco ci sono diversi pezzi che raccontano queste cose e questi problemi. Parlando più strettamente dell’ispirazione posso dirti che basta saperla cogliere, è là fuori e si vede nella vita di tutti i giorni: leggendo i giornali, guardando le notizie alla televisione o vivendo quotidianamente si trova sempre l’ispirazione giusta per scrivere canzoni. Per questi motivi abbiamo dovuto rilasciare il disco adesso, tra qualche tempo le cose potrebbero cambiare…”

Cosa puoi dirci riguardo alla collaborazione con Liu Bolin e alla tecnica della realtà aumentata (Augmented Reality) utilizzata per la cover del disco?
“Non era nostra intenzione essere così creativi, è stata una serie di coincidenze. Non abbiamo mai avuto delle copertine eccezionali a essere onesti, quella di “Slippery When Wet” era un sacco della spazzatura con le mie dita che c’avevano scritto sopra il titolo, lanciata sulla scrivania della discografica dicendo loro eccovi la copertina del disco! Non avevamo grandi precedenti, io sono quello sulla cover di “7800 Fahrenheit”, brutto titolo e brutta copertina… Ora 30 anni dopo è cambiato tutto, la copertina di un album contava tantissimo per me, sin da quando ero un ragazzo e mi perdevo a fantasticare sull’immagine riprodotta sulla cover del vinile da 12 pollici ma ora quanto senso ha perdere tempo per un art work che su iTunes è grande poco più di un francobollo? Oramai siamo troppo brutti e vecchi per essere sulla cover di un nostro disco, ho quindi pensato potessimo provare a fare una cover in cui noi scomparissimo all’interno della stessa. Inizialmente vidi una foto di Liu Bolin e non avevo la minima idea di chi fosse, mi sono documentato e gli ho chiesto se avrebbe accettato di realizzare la nostra copertina. Inizialmente mi dissero che lui non faceva lavori su commissione. Quindi pensammo di utilizzare il nostro logo e di progettarlo direttamente su di noi. Creammo questa cartolina che poi qualcuno dell’etichetta spedì a Lui Bolin. Sua moglie è una grande fan dei Bon Jovi, infatti disse chiaramente al marito ‘tu andrai in America a fare questo lavoro su commissione’. Lui quindi venne da noi, trovammo un artista che potesse interpretare i testi dei pezzi in stile street art, utilizzando alcuni particolari contenuti appunto nelle lyrics delle canzoni. Alla fine questa creazione sviluppata in orizzontale era lunga 27 piedi e alta 18, noi stavamo di fronte e ci dipinsero il volto per inserirci nella grafica. Certo, ancora non siamo arrivati alla copertina del disco in sé…un giorno mio figlio Romeo di 8 anni arrivò a casa con il suo catalogo dei costumi per Helloween, che aveva una app da scaricare tramite la quale il bambino in copertina si animava… io dissi questo è qualcosa di speciale! Inviai il catalogo all’etichetta e dopo qualche altra ricerca riuscimmo a sfruttare quest’effetto di realtà aumentata e il 3D sia per il lavoro grafico sui testi sia per la copertina dell’album. Non è stata solo una cosa solo divertente, ma anche una cosa unica nel suo genere da realizzre, nessuno ha mai operato in questo modo per creare una copertina di un disco.”

Cosa puoi dirci riguardo l’Uragano Sandy e il Concerto 121212?
“Ero a Londra quando successe, non diedi molta retta agli avvisi anche perché il New Jersey non è mai stato soggetto a subire uragani e devastazioni simli. Ci si accorge del problema del surriscaldamento globale solo quando si è toccati direttamente dalle disgrazie…in ogni modo mi ci vollero un paio di giorni per rientrare, la mia famiglia era bloccata a Manhattan senza acqua ed elettricità. Li ho sistemati prima possibile in un albergo e poi sono andato nella mia città Natale appena ho potuto. Mi sono subito impegnato per aiutare chi era in difficoltà, ho partecipato alla raccolta fondi televisiva il giorno dopo e il mese successivo si è svolto il concerto del 12 dicembre. Il nostro New Jersey è stato gravemente devastato, la cosa buona però è stata la pronta risposta della gente, che si è unita dalla persona comune fino all’uomo politico per aiutare e supportare attivamente la ricostruzione e i bisognosi.”


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