Brock Lindow e la necessità di scrivere canzoni per sé stessi

Mentre fuori piove a secchiate, ci rintaniamo nel backstage con il frontman dei 36 Crazyfists Brock Lindow, che non pare accusare minimamente il freddo che comincia a farsi sentire al Sonisphere Svizzero. Sarà la sua provenienza dall’Alaska, il fatto è che Brock in infradito con questo vento fa scena…

 

“Oggi è un tempo osceno, mi dispiace moltissimo per i ragazzi che sono là fuori a prender freddo e ad aspettare le band. Meritano un concerto ancora più ispirato del solito, onestamente se fossi io al loro posto col cavolo che stavo lì ad aspettare i Crazyfists, me ne tornavo al bar o a casa (risate, ndr).”

La discussione scivola subito sull’imminente nuovo disco dei 36 Crazyfists “Collisions And Castaways”, che uscirà a fine luglio un po’ ovunque: “Posso dirti che è uno dei dischi più duri che abbiamo fatto, c’è un sacco di roba interessante da scoprire, anche melodie e aperture difficilmente sentite su un nostro lavoro prima d’oro…diciamo che condensa bene tutto quanto sono stati i Crazyfists negli ultimi dieci anni. Ho scritto pezzi molto profondi, che toccano argomenti delicati e riguardano anche la mia vita. Ho sempre scritto pezzi per me, per cercare di ricordarmi tutte le cazzate e gli errori che ho fatto quand’ero giovane. Quando avevo vent’anni ho commesso molti sbagli e ho fatto spesso del male a me stesso, ogni tanto i mostri del passato tornano attuali, scrivendo di queste cose cerco di tenerli lontani.”

Un nuovo disco è sempre un traguardo, ma Brock dieci anni fa pensava di realizzare cinque dischi da studio e di girare il mondo in lungo e in largo? “Devo dire che non pensavo nemmeno di fare musica, giocavo a hockey a livello professionistico e mettevo tutto ciò che avevo in questo; a 14 anni però ho scoperto i Metallica e la mia vita lì è cambiata. Tuttavia non avrei mai immaginato, nemmeno nei miei sogni, di poter arrivare a suonare in Europa e portare le mie canzoni fino a qua. Insomma dall’Alaska all’Europa è un salto incredibile, vedere come la gente che viene a vederci canta le canzoni è una botta di vita incredibile, un rush incredibile, una sensazione che è quasi migliore del sesso! Devo dire che ora come ora sto anche pensando a registrare qualcosa di totalmente diverso dopo questo lavoro, magari un disco di cover ma non il classico disco di classici riletti con le sonorità normali dei 36CF ma magari una cosa completamente acustica. Sono un appassionato dei cantautori, di gente come The White Buffalo e Ray La Montagne e mi piacerebbe rendere alcuni pezzi famosi in chiave più intima e soft: quando pesti sempre come un dannato, ti viene anche voglia di proporre qualcosa di diverso!”

Infine, domanda di rito, un parere sulla situazione del biz in questo periodo di profonda crisi economica: “Devo dirti la verità? Non ho mai visto un soldo dalle vendite dei cd, quei pochi che ho fatto li ho guadagnati con i concerti e con le vendite del merchandise. Onestamente mi frega abbastanza poco se non si vendono più dischi o se tutto è a disposizione gratis sulla rete, le case discografiche hanno fatto soldi a sufficienza in passato vendendo dischi, ora è il momento che si arrangino e trovino nuove soluzioni, gli artisti devono farsi furbi e provare a sfruttare le nuove tecnologie per auto promuoversi, se non hanno voglia di farlo è un problema loro, i tempi che corrono ci dicono questo…”

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