Cathedral: Gary Jennings ci parla dei vent’anni della band

È appena uscito “The Guessing Game”, doppio album che celebra i vent’anni di carriera della doom band inglese. Durante un breve scambio telefonico, il chitarrista Gary Jennings, in forza nel gruppo sin dai suoi albori, ha espresso i suoi pensieri sul nuovo disco, sulla storia del complesso e su altro ancora.

 

Iniziamo parlando del nuovo album: ci puoi raccontare qualcosa sul processo di composizione di “The Guessing Game”?
Dunque, siamo entrati in studio verso la fine del 2008. Quindi, come puoi intuire, il processo di registrazione è stato piuttosto lungo, ma d’altra parte anche la scrittura dei pezzi ha richiesto molto tempo. Sicuramente questo è stato l’album per il quale abbiamo utilizzato tutto quel che avevamo a nostra disposizione, senza aver alcuna fretta. Non l’abbiamo certo studiato a tavolino, ma sin dall’inizio volevamo che suonasse speciale. In questo senso credo che Warren (Riker, produttore di “The Guessing Game” e del loro disco precedente, che in passato ha prodotto anche i lavori di Crowbar e Down, ndr.) abbia fatto un gran lavoro, assecondando le nostre aspettative per quanto riguarda i suoni.

Hai detto che avete voluto comporre un’opera speciale: anche per questo avete deciso di pubblicare un album doppio?
Beh, non abbiamo pianificato questo. Semplicemente ci siamo sforzati di utilizzare tutti gli input stilistici e tutto quello che abbiamo imparato in due decenni di attività. Abbiamo scritto parecchi pezzi, la maggior parte dei quali ci è sembrata molto buona. Da lì la decisione di pubblicarli tutti e di dare alle stampe un doppio. Ovviamente ne abbiamo parlato con la nostra etichetta, la Nuclear Blast, che non ha avuto alcun problema a pubblicare ”The Guessing Game” in questo formato. È il primo disco doppio della nostra carriera, è vero, ma non è stata una scelta presa a priori: semplicemente mano a mano che il processo di composizione evolveva ci siamo accorti che, in questo caso, sarebbe stata la scelta migliore.

Oltre alla durata, credo anche che questo sia il vostro lavoro più complesso e sfaccettato di sempre. Ho notato moltissime influenze prog, folk e, in generale, un fortissimo afflato Seventies. Che ne dici?
Sicuramente le influenze che hai sentito sono presenti e direi fondamentali in questo disco. Ed è forse questa la maggior differenza rispetto a “The Garden Of Unearthly Delights”, che era un album più pesante, immediato e più giocato su riff diretti ed incisivi. Mente con “The Guessing Game” abbiamo deciso di aumentare le componenti atmosferiche del nostro sound, addentrandoci in pezzi maggiormente strutturati e meno monodirezionali. Questo proprio per dare la sensazione ai nostri fan di stare ascoltando qualcosa che riassumesse, al meglio, tutto quel che di buono abbiamo fatto fino ad oggi.

Infatti, in “Journeys Into Jade”, il brano conclusivo, celebrate i vostri vent’anni di vita: guardando al vostro passato, quali ritieni siano i momenti più significativi della carriera dei Cathedral?
Sono stati molti. Oltre all’aspetto meramente discografico, ci ha fatto molto piacere poter suonare con band che per noi hanno sempre rappresentato dei modelli di riferimento. Ad esempio i Saint Vitus, è stato un onore poter condividere il palco con loro. Ecco, una delle cose più importanti della nostra carriera è stato poter trasformare in realtà molti sogni che la maggior parte di noi coltivava sin da ragazzino: poter far parte di una band, girare il mondo e conoscere moltissimi musicisti diversi, conoscere i nostri fan, far parte di grandi festival e allo stesso tempo suonare in club più piccoli…tutto questo è quello che ci possiamo vantare di aver raccolto durante la carriera. Certo, ci sono stati anche momenti molto difficili. Prima di pubblicare “The Carnival Bizarre”, ad esempio, la band ha passato un periodo di grossa crisi: ci sono stati cambiamenti di line – up, molti se ne sono andati, le cose non funzionavano affatto, eravamo tutti molto tesi e abbiamo anche pensato di sciogliere i Cathedral e farla finita con quest’esperienza. Ma, come vedi, siamo riusciti a superare tutto questo.

Tu fai parte dei Cathedral sin dalla loro genesi, sin dal 1989. Com’è cambiato il mondo del rock in tutti questi anni, quali sono le differenze maggiori rispetto ai vostri esordi?
Quando abbiamo iniziato c’era molto fermento, e tutti volevano possedere uno stile che li distinguesse da tutti gli altri. Quasi in contemporanea con noi iniziavano a farsi conoscere, ad esempio, i Morbid Angel, mentre i Napalm Death cominciavano a riscuotere i primi consensi. Tutte band che oggi ci sono ancora! Negli ultimi tempi, invece, si è fatto tutto più rapido, quasi schizofrenico: i gruppi nascono e muoiono insieme alle mode che prima li portano alla ribalta e poi li affossano, c’è più omologazione nei suoni, troppi giovani musicisti cercano di assomigliare perfettamente agli altri invece di evolvere un loro stile…con questo non voglio dire che non ci sia più il talento! Artisti talentuosi ce ne sono eccome, oggi come ieri. Il punto è che spesso questi ragazzi non hanno il tempo di coltivarlo, presi dalla frenesia di sfondare il prima possibile nella loro nicchia di riferimento. Noi abbiamo avuto la fortuna di poter maturare più gradualmente, e in questo senso penso che la situazione generale sia peggiore rispetto a vent’anni fa.

Voi, invece, cosa volete raggiungere con la vostra musica? Quali sono i vostri intenti artistici?
Credo che il nostro scopo principale sia quello di comporre buone canzoni, semplicemente. Fregandocene di come ci possano etichettare, se doom metal o stoner metal o rock psichedelico o quant’altro. Certo definire la nostra musica doom è comunque piuttosto azzeccato, dato che siamo partiti proprio da lì. Ecco, approfondendo ulteriormente la tua domanda, credo che il nostro intento sia sempre stato questo: basarsi su quanto hanno insegnato i Black Sabbath e i gruppi simili a loro degli anni Settanta, penso anche ai Pentagram, e via via espandere questo assunto di base inglobando ispirazioni diverse e sviluppando uno stile solo nostro. Questo è uno stimolo che ci ha sempre guidati, ecco perché i nostri dischi sono sempre diversi l’uno dall’altro. Non abbiamo mai voluto limitarci, anche se le nostre radici sono sempre state chiare. Ma quelle radici abbiamo sempre voluto rivitalizzarle.

Un’ultima domanda: come vi siete messi in contatto con Alison O’Donnell dei Mellow Candle, che è ospite speciale nel brano “Funeral Of Dreams”?
Tutti noi siamo dei grandi collezionisti di vecchi vinili, e i Mellow Candle sono stati una grande band di folk rock irlandese, fra le migliori di sempre, ed è un peccato che non abbiano riscosso il successo di pubblico che avrebbero meritato, rimanendo un gruppo di culto. Comunque: sapevamo che Alison era ancora attiva nel mondo della musica, così abbiamo cercato il suo myspace e ci siamo messi in contatto con lei proprio tramite questo mezzo. Le abbiamo chiesto se era disponibile per una piccola collaborazione, e lei si è dimostrata subito interessata. È stato tutto molto semplice.

Foto di Steve Bliss

Stefano Masnaghetti

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