Charli XCX, l’intervista per l’uscita del nuovo album “Sucker”

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Non vuole essere incasellata negli stereotipi del pop, anzi, vuole cambiarne le sorti e a chi le chiede se le piacerebbe scrivere un pezzo per Madonna, risponde di no: «lo avrei voluto fare dieci anni fa, ma per il momento no» ed augura a Miss Ciccone di uscire con un bell’album, dato che «molta gente, anche nel settore, ritiene che gli ultimi due non fossero gran che». Però, che caratterino questa Charli XCX! L’abbiamo intercettata lunedì a Milano, dove ha incontrato la stampa in vista della prossima uscita, prevista per il 21 ottobre via Asylum Records, del suo secondo lavoro: “Sucker”.

Con lei abbiamo parlato di punk, pop, trasgressione, femminismo, provocazione, passato, futuro, collaborazioni e, ovviamente, del suo nuovo progetto discografico, che arriva dopo un periodo trascorso in Svezia a registrare un disco punk assieme al fidato collaboratore Patrick Berger. «Nulla a che fare con il punk pop – ha spiegato Charli – sono tutti pezzi tipo “Allergic to Love”, che è una cover dei Snuffed by the Yakuza, pezzi ispirati da band come i Sex Pistols, The Vibrators, canzoni da due minuti l’una, nate dalla frustrazione mia e di Patrick verso l’industria musicale e il mondo del pop in particolare. Sai, abbiamo scritto “I Love It” assieme e ci siamo sentiti come se ci venisse chiesto continuamente di replicare quella canzone, così ci siamo chiusi in studio e grazie alla rabbia che abbiamo sfogato in quei pezzi siamo riusciti a tornare a fare musica pop».
Nata a Stevenage e cresciuta Bishop’s Stortford (Hertfordshire), cittadina poco fuori da Londra dove il padre, uomo dall’anima punk, gestiva un locale, a Charli XCX, più volte autodefinitasi un’anti-popstar, le regole del mondo del pop stanno decisamente strette: «da una popstar – ha precisato – oggi ci si aspetta che si atteggi in determinati modi, che dica certe cose e non altre e io non voglio stare a quelle regole, non mi interessa, voglio solo essere me stessa e non mi importa cosa se ne dica a proposito. David Bowie, Lou Reed erano icone del loro tempo, attualmente le popstars che hanno raggiunto un livello di fama simile sono super cool, ok, ma non hanno nulla di incredibile, nulla di paragonabile a loro».

È una ragazza ambiziosa Charli, che nonostante gli appena 22 anni pare avere le idee molto chiare e a proposito di “Break the Rules”, secondo singolo estratto dal suo nuovo lavoro, afferma: «Credo di avere già infranto parecchie regole con la mia musica, non mi sono prestata molto al gioco, mi sono presa i miei tempi per fare musica come la volevo fare, non ho accettato di lavorare con parecchia gente che mi avrebbe potuto aiutare a sfondare molto più velocemente. Ad essere onesta, vorrei che la gente tornasse ad amare la musica pop, come qualcosa che non sia necessariamente insulso e privo di emozioni, voglio fare musica che abbia un significato per la gente, specialmente per le ragazze giovani, perché come è successo a me possano trovare ispirazione nella musica».
Lei, che per il suo futuro si augura di «essere considerata un’artista che ha impresso un cambiamento nella musica pop», la sua l’ha trovata nel punk, nel lavoro di Vivienne Westwood e Malcom McLaren, nei ’90 di Courtney Love e Drew Barrymore alle quali si ispira vistosamente e nel mondo dei club e dei rave londinesi dove ha iniziato a muovere i primi passi nel 2008 dopo essere stata scoperta su MySpace. Femminista a modo suo – «non credo ci sia un modo in cui una femminista si debba vestire, agire o parlare, per me si tratta essenzialmente di avere il controllo della mia persona e del mio corpo e qualsiasi cosa decida di indossare, dire o fare lo sto facendo per me stessa e per nessun altro» – Charli XCX ha un’idea ben precisa di cosa significhi essere un artista provocatorio nel music business di oggi: «Fare musica veramente buona, ho la sensazione che in questa epoca di isterismo da paparazzi per le celebrità spesso la musica venga dimenticata. Realizzare un album grandioso, che non suoni come qualcosa che è già stato fatto un milione di volte nei dieci anni precedenti, questa è la cosa veramente provocatoria. Credo che ultimamente in particolare molte artiste donne stiano uscendo con dichiarazioni provocatorie nei riguardi della musica pop e degli stereotipi che le appartengono, da me stessa a Lorde, Grimes. Essere accostata a queste musiciste è un onore per me».
E a proposito di album, lei del suo, in uscita il prossimo 21 ottobre, ha raccontato: «Non voglio mai fare la stessa cosa due volte, il mio secondo album non è ancora uscito e già sto pensando al terzo. “Sucker” è un disco pop, ma si possono sentire i riferimenti punk in svariati momenti, non sono canzoni da due minuti l’una, ma ci sono dei richiami piuttosto decisi ai Ramones, ci sono molte più chitarre che nel mio primo album, “True Romance”, che era più sottilmente elettronico, questo è concepito per arrivare dritto in faccia».
Un album zeppo di illustri collaborazioni, da Rivers Cuomo (The Weezer) a Rostam Batmanglij (Vampire Weekend), Steve Mac, Robopop, Cashmere Cat e a proposito delle quali Charli ha commentato: «Lavorare con loro è stato incredibile. In particolare lavorare con Rivers, che è interessatissimo alle formule del pop e a come costruire un pezzo pop, cosa alla quale io non sono per nulla interessata, ma mi ha affascinata il modo in cui lui cura di questo aspetto. Inoltre mi sono sentita estremamente onorata del fatto che volesse fare delle sessions con me, perché stiamo parlando di un genio».

Tutto alla grande quindi per la ragazza dell’Hertfordshire, comprese le sorti del primo singolo estratto dall’album in uscita, “Boom Clap”, valsole la prima incursione come Charli XCX nella top 10 delle charts internazionali, grazie anche all’inclusione del pezzo nella colonna sonora del film campione d’incassi “Colpa delle stelle”: «Ho pianto tantissimo quando l’ho guardato – ha ammesso – è così triste. Che dire, è un onore essere parte di qualcosa che significa molto per così tanti giovani». E pensare che il pezzo in origine avrebbe dovuto essere destinato a Hilary Duff! «Non credo che sia stata lei a rifiutarlo, ricordo un suo tweet in cui diceva che il pezzo le era piaciuto molto, ma alla fine venne rifiutato. Tutto sommato però sono felice di averlo cantato io». Eh beh!
Di pezzi di successo per altri artisti ne ha scritti già parecchi, Charli XCX, ma riguardo alla sua identità non pare nutrire dubbi: «Mi sento in primo luogo un’artista mi sono sempre sentita così, ho sicuramente un ego e credo che Charli XCX sia preminente nella mia mente rispetto a Charlotte Aitchison la cantautrice, tuttavia è una cosa che amo e voglio essere considerata seriamente come autrice per altri artisti. Negli anni scorsi ho fatto un bel po’ di sessions con artisti incredibili, non posso dirvi ora chi siano, ma credo proprio che per la fine dell’anno alcune di queste canzoni verranno pubblicate».

Intanto, con tutta questa carne al fuoco, Charli XCX, sta scaldando i motori per l’imminente tour negli States, un mesetto a stelle e strisce prima di approdare, da febbraio 2015, nel Vecchio Continente assieme al caramelloso carrozzone di Katy Perry, per la quale aprirà tutte le date europee del “Prismatic World Tour”. «Sono super felice, lei è una grande, ci siamo incontrate già un po’ di volte, è molto simpatica. Credo che ci divertiremo e porteremo una buona dose di “pussy power”».


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