Cherry Lips: lasciamo un’Italia che non ci vuole

Cherry Lips

Un mondo fallocratico come quello del rock difficilmente ha dato spazio a gruppi femminili e questo è un dato di fatto. Se in più il gruppo è italiano e canta in inglese, le possibilità sono ancora più risicate. E dire che le Cherry Lips con il loro primo album fecero gridare al miracolo la parte d’Europa che si accorse di loro, soprattutto quei paesi scandinavi che tanto hanno ispirato la loro musica. A tre anni dal debutto, ecco ora “Blow It Away”, ottima seconda prova di una band meno scanzonata di un tempo e più incazzata per un sistema che valorizza solo la spazzatura, a scapito del talento. Abbiamo fatto una chiacchierata con Stefy ed Elisa, rispettivamente cantante e chitarrista della band, parlando di rock, futuro ed Italia…

Pubblicate il vostro secondo (splendido) album a tre anni di distanza dal primo e fuggite dall’Italia (etichetta Vrec distribuzione Venus). La fuga dei cervelli all’estero riguarda davvero tutte le categorie…E’ desolante che un gruppo come il vostro, che propone un rock molto seguito nel nostro paese quando proviene dall’estero, sia costretto a cercare altre vie. La sensazione è che tutti puntino il dito contro internet, ma forse la vera rovina rimangono i discografici..
Stefy: E’ davvero difficile puntare il dito contro chiunque, potrei dire internet, i discografici, il pubblico che rifiuta di pagare biglietti di ingresso per band emergenti, la difficoltà che si incontra nello spostare una rock band su e giù per l’Italia, il bisogno di avere dei soldi per pagare l’affitto…resta il fatto che non si investe nelle band. Si ascolta molto rock americano, inglese, scandinavo, TEDESCO! Ma gli italiani che cantano in inglese vengono prontamente snobbati, a meno che non abbiano prima successo all’estero (vd. Lacuna Coil). L’Italia ha immense possibilità, lungo la nostra strada abbiamo incontrato artisti sconosciuti ed incredibili. Bisogna avere solo il coraggio di farli emergere, ricordando che non si può vivere di aria e musica…

Basta polemiche, veniamo alla musica…Tre anni per un nuovo album, dovuti a quali fattori principalmente?
Stefy: Troppi live!! Dopo il primo disco ci siamo lanciate in una tournée ossessiva, suonavamo dappertutto giovedì, venerdì e sabato ogni settimana, sia in posti immensi come il Thunder Road (ora deceduto), sia in piccolissimi pub. Questo ci ha esaurito e non abbiamo avuto molto tempo per la composizione. Infine fare un disco autoprodotto non è affatto semplice, sai com’è…i provini, la pre-produzione e tutto il resto. Io do una grandissima importanza ai testi, e finche’ i testi non mi soddisfacevano non andavo avanti con tutto il resto…e così eccoci qui, tre anni dopo ma con un disco di cui siamo fierissime.

Come avviene il processo creativo all’interno del gruppo? Siete una band “democratica” da questo punto di vista?
Elisa: Siamo una band abbastanza democratica per quanto riguarda la musica, per la questione testi Stefy si fa un bel po’ di lavoro in più.
Stefy: ognuno compone per il proprio strumento, ognuno propone quello che gli passa per la testa, in generale io poi tiro le somme, per questo disco abbiamo scritto diciotto brani, ma otto sono stati scartati, perché’ non efficaci.

La vostra attitudine è la stessa dell’esordio, ma la vena più “scanzonata” sembra essere stata sostituita da una dose maggiore di rabbia..
Stefy: Guardati intorno: i motivi per arrabbiarsi sono tanti. Siamo partite dal liceo, avevamo tanta voglia di suonare ovunque. Poi ci si scontra con la realtà delle cose: non riesci a mantenerti, non c’è supporto per i giovani, men che meno per i giovani che provano a fare qualcosa di artistico in qualsiasi campo. Sono stati anni di gioia ma anche di disillusioni e cambiamenti per ognuno di noi, più che solo rabbia però la chiamerei energia. La frustrazione è aumentata, e noi l’abbiamo sfogata nella musica e nelle parole.

Da dove nasce il vostro amore per il rock scandinavo? Quali sono le band del panorama che vi hanno influenzato maggiormente? E una band sottovalutata da consigliare ai lettori?
Stefy: Dove nasce il nostro amore? Credo che gli Hardcore Superstar  e gli Hellacopters abbiano risvegliato in tutti la speranza che il rock tornasse ad invadere l’Europa e un certo impatto lo hanno avuto: c’è molta più gioventù che ascolta rock, ma purtroppo i vecchi nomi Deep Purple, Iron Maiden, Guns sono ancora i più gettonati e la musica nuova fatica ad uscire. Consiglierei a tutti gli Innocent Rosie ed i Vanity Ink, due gruppi che abbiamo avuto la fortuna di incontrare e con cui abbiamo condiviso il palco. Indistruttibili e pieni di energia.

Oltre alle influenze nordiche, a tratti mi pare di sentire echi provenienti da un certo punk americano degli anni ottanta, come quello degli Husker Du per intenderci. Soprattutto per il lavoro sulle chitarre. Vi ci ritrovate o sono io ad essere un visionario?
Elisa: È verissimo! abbiamo influenze musicali variegate e chi sta alla chitarra è yankee nell’anima!
Stefy: con questo disco siamo andate a scavare nelle nostre passioni giovanili…Offspring, Bad Religion, Green Day, Foo Fighters. Il risultato è diciamo così…particolare.

Nella versione per I Tunes è presente la bonus track che avete registrato per il cd “Waiting For The Moon – Tributo Ai Doors”. Perché avete scelto proprio “You’re Lost Little Girl”? Pur discostandovi di molto dal sound della band di Jim Morrison, avete subito qualche influenza (anche solo culturale) da essa?
Elisa:
Io ho ascoltato moltissimo i Doors da diciassettenne, ero molto appassionata alla loro vena mistica e visionaria. Successivamente ne ho completamente abbandonato l’ascolto, e volutamente ho cercato un arrangiamento fuori dal loro stile. La scelta del brano ci è stata suggerita dal nostro manager David Bonato!
Stefy: In realtà abbiamo ascoltato il brano una decina di volte, poi ci siamo bevute un caffè e abbiamo cercato di risuonarlo senza mai più ascoltare l’originale! E’ stato un ottimo modo per cogliere lo spirito dei Doors ma cantare e suonare a modo nostro.

Come avete intenzione di muovervi all’estero su un mercato più aperto a certe sonorità, ma anche più ricco di proposte di alto livello?
Stefy: L’Inghilterra mi ha sempre spaventato. Ci sono tantissime band e spesso per strada incontri busker di altissimo livello. Eppure qua c’è più spazio, più disponibilità a far suonare, si va a sentire la musica dal vivo ogni giorno, non solo il sabato. Abbiamo intenzione di suonare ovviamente, ovunque possibile, dai club ai festival, fino al pub sotto casa.

Il futuro vi spaventa?
Elisa: non è facile avere oggi vent’anni, l’incertezza è lo spettro con cui facciamo i conti ogni giorno. Vince solo chi ha fantasia e intraprendenza, è una sfida che accettiamo volentieri.

Luca Garrò

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