Chris Storey (All Shall Perish)

Risposte scontate e simpatia contagiosa, Chris Storey, chitarrista degli All Shall Perish, ci parla dell’ultimo (insipido) album della band californiana, Awaken the Dreamers. 

Ciao Chris, da quello che si è letto dalle vostre dichiarazioni durante la lavorazione di Awaken the Dreamers, sembra proprio che vi siate trovati perfettamente a vostro agio, lavorando moltissime ore al giorno e accumulando tanto materiale da pubblicare due album…

Sì, è stata una sessione molto divertente. Abbiamo trascorso tutto il tempo insieme per fare quello che volevamo. Solo due canzoni sono state scartate completamente, il resto è stato tutto utilizzato.

Parlando del vostro ultimo album, credo che Awaken the Dreamers segua la direzione che avete intrapreso con i vostri lavori precedenti, spostando di più il peso sulle influenze hardcore rispetto alle parti prettamente death metal.

Sì, il disco ha moltissime influenze, hardcore, metal melodico, death metal, abbiamo solo cercato di scrivere le canzoni che avevamo in mente. Non siamo dispiaciuti di non essere abbastanza “brooootal” (letterale. Ndr.) o appaganti per qualcuno tranne che a noi stessi.

Quali sono le principali differenze dal vostro full precedente? La melodia questa volta ha avuto molto più spazio…

Sì, abbiamo fatto un esperimento, aggiungendo più melodia ed elementi ambient, per non copiare la formula del precedente disco. Abbiamo ancora un sacco di canzoni brutal nel cd, ma non sono undici pezzi tutti uguali.

Che mi dici dell’uso della voce pulita in brani come Memories Of A Glass Sanctuary?

Amiamo quel genere di musica, che si concentra su tanti riff lenti e melodici. Sull’album precedente avevamo fatto un brano strumentale simile, ma questa volta volevamo fare le cose fino in fondo. Eddie (Hermida. Ndr.) cantava in clean nella sua band precedente, e volevamo valorizzare anche noi la sua voce.

Non credi che i fans più affezionati e intransigenti siano rimasti un po’ contrariati nell’ascoltare un brano realmente aggressivo solamente arrivando alla settima Stabbing To Purge Dissimulation?

Ad essere onesto non mi interessa. La prima canzone del disco, When Life Meant More…, è brutale come al nostro solito, quindi non direi che non c’è brutalità fino alla traccia numero sette.

Altra caratteristica di Awaken the Dreamers è la presenza di molti breakdown, con un rallentamento generale delle composizioni… Come mai avete deciso di muovervi in questa direzione?

Il nostro disco precedente è molto veloce, volevamo differenziarci e non presentare canzoni simili. Volevamo che solo alcune nuove canzoni ricordassero quelle vecchie, ma che non fossero proprio uguali.

Probabilmente questa scelta ricade anche sull’effetto che produce sul pubblico durante i concerti…

Scriviamo quello che vogliamo scrivere, onestamente. Quello che accade nei concerti, accade in modo naturale, è sempre molto bello, ma non è certo il motivo per cui scriviamo.

A proposito di tour, non vi fermate praticamente mai. Dieci mesi su dodici in tour nel 2007, e ora di nuovo in pista…

Andare in tour è divertente. È una grossa parte di quello che deve fare una band, il mondo è abbastanza grande e abbiamo molto territorio da coprire.

Un’ultima domanda sulla cover. Insieme al titolo sembra una critica al sistema americano. È così?

Il titolo ha un doppio significato. Il primo è rivolto a quelli che sognano una società migliore, una vita migliore, un mondo migliore, che si sveglino e che comincino ad agire per raggiungere i propri sogni. Il secondo è rivolto alla nostra musica, siamo stufi di sentire nuove band suonare sempre uguali (guardare in casa propria no? Ndr.), vogliamo essere una torcia che guidi le band, che insegni che non bisogna avere alcuna paura di sperimentare, creare qualcosa che valorizzi la propria musica, e scrivere quello che desiderano, non quello che è sicuro.

Stefano Risso

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