Ciccio Merolla: rap made in Naples

fratammè

E’ uscito “Fratammè“, nuovo disco del rapper Ciccio Merolla. Abbiamo scambiato due battute con l’MC partenopeo in merito alla sua nuova release.

Quant’è diverso (se è diverso) Fratammè dai tuoi precedenti lavori?
Ogni lavoro inevitabilmente è diverso dall’altro. Forse Fratammè è un disco più maturo dove c’è più musica vera suonata e dove c’è la perfetta unione di rap e tribal.

Quanto hai impiegato a comporlo e registrarlo?
Il tempo di lavorazione è interminabile, ogni volta che ascolto il disco penso sempre che avrei potuto aggiungere qualche altra cosa. Comunque il lavoro per Fratammè è durato un anno.

Hai curato personalmente anche le basi del disco?
Personalmente penso che da soli non si possa fare niente, amo creare delle squadre. In questo lavoro Massimo D’ Ambra è stato per me indispensabile, abbiamo creato insieme questo suono e questo sound.

Quanto sono autobiografici i testi del cd?
Più che autobiografici sono le mie impressioni rispetto a certe avvenimenti, sicuramente c’è il mio sincero punto di vista; quello che racconto nel brano Fratammè (l’uccisione per errore di Salvatore, ndCM) è una storia che ho vissuto da piccolo e l’emozione che provai  è ancora viva ed integra in me.

A quale brano di Fratammè sei maggiormente legato e perchè?
Tutti i brani sono per me come figli e quindi li amo tutti allo stesso modo. Mi diverte particolarmente cantare MOSTRO  (rielaborazione in napoletano della mitica Brava di Mina) e O PITTBULL.

Affronti temi molto d’attualità, pensi che al giorno d’oggi il rap, nato come genere di denuncia, sia troppo ‘distratto’ dalla realtà effettiva che ci circonda?
Non si può generalizzare, ognuno scrive quello che è e soprattutto quello che vive. Il problema dal mio punto di vista è che molti rapper non scrivono quello che sono e soprattutto quello che vivono…vedo troppi pacchi in giro.

Senti affinità con qualche altro artista italiano rap? Come consideri la scena underground attuale del nostro paese?
Purtroppo la musica è diventata commercio puro, sono rimasto deluso da molto personaggi underground che amavo ma che ad un certo punto hanno preferito la svolta commerciale mettendosi a scrivere a tavolino. Bisogna essere undergound fino in fondo come James Senese: lui non si è mai piegato, lo ammiro molto.

Quale momento della tua carriera da musicista consideri il picco assoluto della stessa? Quale invece il momento peggiore?
Il momento più bello è qui e ora, non mi piace di vivere di ricordi; guardo sempre avanti amo quello che faccio e penso che il successo sia una cosa molto personale.

Condividi.